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Bibio

Ambivalence Avenue

 Le nuove frontiere dell'ibridazione musicale, nel 2009, sono state varcate da Bibio.

Bibio chi?!

Artista di nicchia, da sempre dedito ad un folk elettroacustico sperimentale, Stephen Wilkinson sembra aver covato a lungo questo Ambivalence Avenue, secondo lavoro dell'anno dopo Vignetting The Compost e quarta fatica in cinque anni di attività.

A pensarci bene Bibio potrebbe benissimo essere un'entità artificiale creata a tavolino dalla Warp per celebrare la sua storia. L'improbabile congiunzione tra Lfo, Aphex Twin, Boards of Canada, Gravenhurst e Grizzly Bear (!) si realizza grazie ad un artista dalla versatilità stupefacente, capace di passare con scioltezza da un indie folk sognante ad un avveniristico pezzo techno, senza dare nessuna impressione di forzatura.

La cosa è incredibile, l'effetto che fa lo scorrere multisfaccettato dei brani lascia a bocca aperta.

Ascoltare per credere.

La prima traccia dell'album, l'omonima Ambivalence Avenue, apre le danze concedendosi ad un elettrofolk espanso e colorato, delicato ma dal retrogusto metallico, sospinto e snaturato dai battiti elettronici che fanno da contrasto ad un cantato genuino e bucolico. Il pimo esempio di ibridazione elettroacustica non lascia comunque ancora intendere la grandezza di ciò che verrà più tardi.

Già con la successiva Jealous of Roses però, un funky groovoso e dance stile Jamiroquai, percepiamo che l'incastro con il pezzo precedente è incredibilmente impeccabile, pur non c'entrando nulla...Quel basso plastico che giunge a metà brano poi non fa che scioglierci dagli ultimi sospettosi torpori per sospingerci a continuare l'ascolto.

All The Flowers è un breve intermezzo psych folk che non lascia neppure un secondo per illuderci che si tratti di un riempitivo, ma ci prepara alla prima splendida gemma dell'opera.

Fire Ant sfrutta un caldissimo loop soul incastonandolo in un beat sincopato dal gusto hip hop, per un intricato gioco di samples che dipingono uno dei pezzi elettrosoul più eccitanti del decennio. Tutto però è destinato a cambiare completamente aspetto quando i loop si sciolgono per ricomporsi immediatamente in un break beat pressante, percorso da una voce vocoderizzata di reminescenza daftpunkiana.

Capolavoro dopo capolavoro, ecco che Haikuesque (When She Laughs) giunge ad ammorbidire i toni surriscaldati, per rimettere in quiete lo scorrimento dei pezzi. Un respiro regalato da spazi aperti e rarefatti, definitivamente polverizzati nel finale ambient.

Quella che arriva ora però è troppo. Ci lascia senza fiato. Sugarette è un pugno allo stomaco, capace da solo di fornire il sunto storico di cui parlavo poche righe prima. I Boards Of Canada, con il loro ambient techno dall'altissimo potenziale melodico si ripresentano qui totalmente rinnovati dal poliedrico Bibio, al quale non basta ribadire il proprio amore per i Daft Punk tramite la solita voce vocoderizzata, ma riesce ad aggiungere il sound 8-bit direttamente preso in prestito dai migliori Crystal Castles. Ok, questo è un pezzo che potrebbe andare avanti ad oltranza...

Invece no, si continua con l'ennesima incursione acustica di Lover's Carving, dotato di deliziosa purezza e magico potenziale melodico, il tutto inaspettatamente stravolto da un cambio di tempo improvviso, il quale dà vita ad un indie-folk solare dove gli intrecci delle chitarre elettriche vanno a creare levigatissimi fronzoli che avviluppano l'ascolto per perdersi nel fade out finale.

Abrasion e The Palm Of Your Wave sono puri pezzi dream-folk in stile Fleet Foxes, nella loro veste più intimista e rallentata (no, ma aspetta...questi sono proprio i Fleet Foxes!). L'elettronica più coraggiosa torna nella vorticosa S'Vive, nella cupa e grave Cry! Babe!, e nella techno-logica ode di Dwrcan.

Quella che abbiamo appena ascoltato è un'opera omogenea dotata di una sensibilità sonora mutante, capace di unire l'hype cosmopolita con l'autenticità classica ed introversa del folk. Un traguardo che funge da summa stilistica dei dieci anni appena trascorsi.

Tutto questo grazie al poliedrico Bibio, alla cui esplosione creativa auguriamo di non spegnersi dopo la splendida prova di Ambivalence Avenue.


Avete presente quelle insalate miste con dentro anche il palmito, il mais, i germogli di soia e altro scatolame vario? Olio e sale, mescolate e servite con salse e condimenti a piacere. Eqquequà il disco (eheh). E' un album che, come ben dice Matteo, contiene brani molto diversi tra loro, tanto da sembrarmi uno split di 3/4 band differenti. I pezzi che preferisco sono la ballata yorkeiana (no Fleet foxes eh) The palm of your wave e il collage elettronico Fire ant. Bibio è sicuramente un musicista poliedrico, ma questa a me non pare una delle migliori uscite dell'anno passato.
2010-02-12 09:55:54
Splendido Cas che recupera uno dei disconi nascosti del 2009. Come mettere assieme spirito weird-folk cazzeggiante-freaky e (perché no?) attitudine 'ipnagogica' (quelle ondulazioni di "Fire ant" limitrofe a certe cose di Neon Indian, e così "Sugarette" o "S'Vive") ed elettronica sognante. Azzeccatissimi i richiami (anche l'8-bit dei Crystal Castles, sicuro!), per una vera epitome della musica degli ultimi anni. Fiko.
2010-02-03 18:37:55
Raramente sono così contento di aver ascoltato un nuovo album.
2010-02-03 16:01:37


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