Q: Are We Not Men? A: We Are Devo!
Signore e Signori i Devo: la devoluzione è cominciata, a suon di chitarre irrefrenabili e voci nevrasteniche.
I Devo nel 1978 sono al loro esordio. Un esordio fortunato non solo per la scelta dell’identità del gruppo, che annuncia la devoluzione attraverso la trasformazione dell'uomo in mongoloide, ma anche e soprattutto attraverso la qualità del lavoro realizzato dalla band di Akron.
La maestria e il genio di Brian Eno che supervisiona e produce l'album rendono gli undici brani impeccabili.
Uncontrollable Urge è l'epilogo di un disco che si presenta subito con ritmi forsennati.
Segue l'incredibile cover di Satisfaction dei Rolling Stones: superba, imprevedibile, straripante.
Il suono dei Devo è formidabile, incontrollabile. I brani si susseguono uno dopo l'altro stupefacendo l'ascoltatore. in Praying Hands la voce assomiglia sempre di più a quella del miglior Byrne nelle sue piroette vocali, ma questa è una constatazione non è né un pregio, né un difetto. Il ritmo incalza e la voce lo sovrasta, perché va più forte e più veloce della stessa musica, ne detta il tempo.
Space Junk è la fotografia del gruppo che con quest’esordio stratosferico sarà per sempre considerato uno tra i più importanti esponenti della nascente (allora) sfera new wave.
L'uomo sta regredendo, la devoluzione è cominciata e i Devo lo sanno. Sta succedendo e Mongoloid è un asettica e cruda constatazione: un inno di battaglia per diffondere il loro credo e realizzare il loro progetto. Un uomo non è più un uomo ma un vegetale, un Devo il prodotto della devoluzione (Jocko Homo), questo dicono i testi dell'album . Le paranoie dei Devo sono incontenibili (Too Much Paranoias) il riff è una persecuzione, e anche quando si rallenta un attimo (Gut Feeling) si prende fiato solo per pochi secondi: il progetto va portato avanti e il messaggio viene portato al mondo intero a mille all'ora. In Come Back Jonee c'è la più chiara influenza del punk inglese. I Clash sembrano aver scritto questo brano per i Devo che oltreoceano ringraziano e lasciano i cugini londinesi senza parole.
Il suono molto spesso simile a quello dei Talking Heads non è un caso. C'è un parallelismo netto tra quest’album e quelli dei primi Talking Heads (More songs about buildings and food), e il mistero è presto svelato. Entrambi gli album sono stati prodotti dal geniale Brian Eno, la cui presenza non è mai innocua e discreta. La qualità del gruppo è indubbia e anche quella di quest’album, ma non appena Eno lascerà i 5 di Akron essi perderanno subito la loro strada. Eno risulta, quindi, essere non solo una presenza essenziale nel successo di quest’opera ma anche una presenza significante nel primo periodo della new wave.
Anche se i Devo assomigliano molto, troppo, ai Talking Heads (e viceversa) ciò non toglie che quest’album sia un capolavoro impedibile, una pietra miliare della storia del rock e della musica. |
Sig. Wave
''...(pere ubu docet, sempre trovate molte affinità tra loro e i devo...)'' concordo con te, Matteo. Anch'io l'ho sempre considerata e riconosciuta una certa consanguineità e somiglianza fra i Devo e i Pere Ubu... così come ho sempre notato quell'irrefrenabile e convulsa urgenza di comunicare, che contraddistinse i ''padri fondatori'' di quella che fu la new wave (vedi; l'esordio ''77'', dell'anno omonimo dei Talking Heads, l'esordio omonimo dei Suicide, ''Marquee Moon'' dei Television, ''Horses'' di Patti Smith, ''Meet The Residents'' dei Residents e per l'appunto gli esordi dei Devo e dei Pere Ubu.
2008-12-05 13:39:07
Cas
2008-12-05 12:05:19
Ettore Derti
2008-12-03 11:13:49
Paranoidguitar
lo dovrò riascoltare a breve:)
2008-11-25 10:33:07
REBBY
2008-11-25 01:17:59
Sig. Wave
2008-11-24 23:11:48
Marco_Biasio
2008-11-24 22:39:16
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