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My Dear Killer

Clinical Shyness

Un monolite nero con molluschi disegnati, potrebbe giŕ suggerire il contenuto del disco.

Un accordo suonato come armonico, un fischio e poi un arpeggio ossessivo che sovrasta un tappeto di accordi distorti.

Un assalto all’arma bianca al padiglione auricolare.

Č A May Afternoon, la prima traccia di questo disco.

La tensione scende con la title track, quasi una ballata, con una chitarra timidamente folk e tastiere giocattolo.

The Wish Talker si apre con strumenti in larsen per poi sfumare in un delicato arpeggio.

Phone Calls riprende la traccia d’apertura nello stile: arpeggio ossessivo e un tappeto di chitarre distorte.

Arriva un’altra ballata, (I Fear) Time, per tirare il fiato dopo l’apnea nel mare di suoni, qui la voce si fa’ piů riconoscibile ed i suoni degli strumenti sono meno distorti. Questo mood continua in Words dove la chitarra č da sola ad accompagnare la voce col suo arpeggio.

To Apologise chiude con un sampling da “ 2001: Odissea Nello Spazio “ un bel canovaccio di chitarra e suoni che arrivano da lontano. Poi silenzio…

… un brusio ci introduce alla ghost track, una canzone folk a suggello di un disco non facilmente classificabile dentro un genere musicale.

Un ascolto intenso, a tratti sofferto: non ci sono appigli, o ci si lascia trasportare dalla corrente dei suoni verso un territorio nuovo, nella mente di My Dear Killer; o si sbatte contro un monolite.

Il disco č originale, naif e lo-fi ( si sentono anche un po’ di voci carpite durante le registrazioni ).

Le uniche note dolenti sono la voce, che si riscatta solo nella ghost track, poco incisiva, anche se funzionale alle atmosfere del disco e poi la mancanza di un pezzo “da singolo” che sovrasti gli altri: il disco si apprezza se ascoltato tutto d’un fiato come un unico magma sonoro, un sogno tormentato.

Un disco difficile, pieno, vissuto.

O lo si ama o lo si odia.




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