Scattered, Smothered & Covered
Uscito nel 1995 per l’Amphetamine Reptile Records, label che ha lanciato gruppi storici del noise rock anni ’90 (Helmet, Today is the Day tanto per citarne due), “Scattered, Smothered & Covered”, terzo disco dei newyorkesi Unsane, può sicuramente essere inserito nella classifica dei migliori dischi noise-core del decennio scorso, nonché uno dei picchi più alti raggiunti dal trio in questione.
Pochi gruppi sono riusciti a dare vita ad un suono tanto efferato e cruento come il loro, capace di aggredire letteralmente l’ascoltatore grazie ad un chitarrismo graffiante, distaccato e freddo; un muro di suono (o di rumore?) che disintegra le orecchie, e non è escluso che i più sensibili tra di voi abbiano patito pure una leggera fuoriuscita di sangue dai padiglioni auricolari durante l’ascolto.
Figli dell’angoscia e del caos metropolitano dei Sonic Youth, delle pulsioni omicide dei Big Black e degli attacchi isterici dei Today is the Day, gli Unsane dipingono un affresco dell’ansia e del mal di vivere nelle metropoli, nei bassifondi delle grandi città pieni di reietti e assassini. Il loro rock è degenerato, abbruttito e deforme, ma al tempo stesso affilato come un coltello pronto ad essere infilzato nella carne dell’ignara vittima. “Scrape”, il brano d’apertura, parla chiaro: un assalto di chitarre distorte sorretto da una batteria secca ma precisa, che viaggia spesso su tempi medio-bassi (anche se in episodi come “Blame Me” si concede volentieri in accelerazioni dal retrogusto hardcore); il tutto è accompagnato dalla voce, quasi sempre in screaming, di Chris Spencer, che non esita a vomitarci addosso la violenza e il disagio che si accumula giorno per giorno.
“Swim” e “Get Off my Back” nuotano in acque fangose e malsane, vicine a certo sludge marcescente di ragazzacci come Eyehategod o Crowbar; un basso sferragliante e cupo, buono per un’atmosfera da film thriller, che aumenta di intensità fino a dissolversi, nel finale, in una nube noise nociva ed asfissiante, atta a soffocare l’ascoltatore uccidendolo lentamente.
Il resto del disco scorre così, tra tinte rosso sangue e grigiastre, tra singulti hardcore e stordimenti noise, tra furia omicida e paranoia urbana, per 35 minuti di fila. Il tutto immerso in un’atmosfera vagamente sinistra, in un buio notturno rischiarato solo da qualche lampione acceso nelle vie di periferia della grande città. Ma bisogna sempre fare attenzione, perché gli assassini attaccano proprio in quell’unico secondo in cui ci distraiamo, pronti a tagliarci la gola con le loro lame infallibili. Con gli Unsane non si scherza, prendere o lasciare. Buon ascolto. |
maracio
2010-01-22 12:13:41
Nucifeno
2010-01-09 18:31:00
Julian
2010-01-09 17:22:03
Gulliver
2010-01-09 15:56:03
Marco_Biasio
2010-01-08 15:39:17
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