A A braccetto col diavolo - L’affascinante storia del Delta bluesman Robert Johnson

A braccetto col diavolo - L’affascinante storia del Delta bluesman Robert Johnson

La presenza del diavolo all’interno della musica ha radici profonde e lontane ma gli echi di questo patto si possono ascoltare ancora oggi. Artisti di vario tipo e orientamento musicale citano il demonio nei titoli delle loro canzoni, come “Sympathy for the Devil” dei Rolling Stones, fino a qualche esempio più recente come “You, me and the devil makes 3 ” di Marylin Manson, “The devil” dei Rapture e l’album “Get behind me Satan” dei White Stripes.

Anche il Metal ha simboleggiato per molti una stretta convivenza tra musica e forze del male. Ma chi conosce davvero il Diavolo? Chi sa quanto è maligno il suo potere?

Oggi Marylin Manson dice di essere il diavolo in persona o suo fratello gemello ma in realtà questa sorta di filosofia di vita fa parte di un personaggio grottesco e teatrale, un genio senza dubbio, ma che con il diavolo più che un patto ha firmato un contratto di lavoro… Per capire realmente fin dove arrivi la presenza dell’oscurità, l’heart of darkness conradiana della storia della musica, bisogna risalire alle radici, al blues, figlio delle “work songs” che perdono la loro caratteristica collettiva per diventare un canto individuale.

Si dice che il blues sia la musica del Diavolo. Può sembrare strano che nel sud nero degli anni venti e trenta, dove l’attaccamento alla musica gospel, la musica di Dio, era il cuore della comunità, i cantanti blues fossero i veri puritani. Essi, infatti, avrebbero potuto rinunciare al blues, ma erano gli unici a credere veramente nel Diavolo. Essi lo temevano forse proprio perché lo conoscevano bene. La loro condizione di libertà solo formale, dopo la fine dello schiavismo, era una sconfitta. Gli inizi del secolo risentivano fortemente delle contraddizioni dei secoli precedenti. Nonostante il Bill of rights (1791), il sistema schiavistico non mutò, ma anzi venne riconosciuto come elemento fondante dell'economia americana.

Il blues si era sparso attraverso le colonie americane a causa del terrore e della pietà che i bianchi infliggevano ai loro schiavi e che i neri catalizzavano nella propria religione. I cantanti blues accettavano il terrore ma non la pietà. La loro conoscenza del Diavolo li spingeva a credere in Dio o, forse, la convivenza con questa presenza era l’unica cosa che avevano .

Early this morning

When you knocked upon my door

Early this morning

When you knocked upon my door

I said, Hello Satan,

I believe it’s time to go ”.

Così canta Robert Johnson in “Me and the devil blues”. Si raccontano un sacco di storie a proposito di questo musicista ritenuto il fondatore o comunque uno degli esponenti fondamentali del suo genere. Potete chiamarla superstizione, ma non si può negare che vendere la propria anima e cercare di riaverla indietro è ciò di cui parlano le sue canzoni più coraggiose. Probabilmente Johnson andò realmente in cerca di quel demone per scambiare la propria anima con la musica che aveva sentito e che non riusciva a suonare. E lo fece soprattutto per far colpo sulle donne la cui attrazione segnò la sua vita dall’inizio alla fine. Si narra che il maestro di Robert Johnson sia Ike Zinnerman, un uomo strano incontrato sul crocevia tra la 46esima e la 61esima strada a Clarksdale nel Mississippi, ma quel giorno, a cavallo tra il 1930 e il 1931, durante i suoi giri da vagabondo per ritrovare la quiete persa dopo la morte della sua giovanissima moglie, Robert Johnson trovò il diavolo. Da allora il musicista fu capace di riprodurre alla perfezione canzoni che aveva ascoltato distrattamente alla radio in una stanza affollata e di suonare perfettamente il suo strumento negli angoli delle strade o nei ristoranti, senza chiedere alcun soldo. Nessun uomo avrebbe potuto insegnargli tutto quello che in poco tempo e in circostanze misteriose aveva appreso.

Nel 1936 a San Antonio nel Texas incise canzoni come “Come on in my kitchen” e “Cross road blues” mentre nel 1937 incise “Me and the Devil blues” e “Hellhound on my trail”.

Il 16 agosto del 1938 vicino Greenwood il diavolo lo chiamò per tornare a casa. Morì probabilmente assassinato con del veleno da un marito geloso che sospettava di una tresca tra il bluesman e sua moglie. 27 anni di vita bastarono a fare di lui e della sua chitarra una leggenda. Non si esce vivi da questo blues - “Never get out of this blues alive” - come cantava John Lee Hooker.

Il luogo in cui è sepolto è sconosciuto, potrebbe essere lungo il “crossroad” dove incontrò il diavolo e dove lui sognava di essere seppellito:

You may bury my body

down by the highway side

Baby, I don't care where you bury my

body when I'm dead and gone

You may bury my body, ooh

down by the highway side

So my old evil spirit

can catch a Greyhound bus and ride

Tre lapidi sparse nel Mississippi continuano a ricordare alla gente che passa o che vi ci abita chi fosse il personaggio di Robert Johnson, la cui anima venduta al Diavolo è divenuta immortale. Una delle tre lapidi recita:

His music struck a chord that continues to resonate his blues addressed (to) generations he would never know and made poetry of his visions and fears.

La sua musica colpì una corda che continua a risuonare il suo blues a generazioni che non avrebbe mai conosciuto e rese poesia le sue visioni e paure”.

Jim Morrison , Janis Joplin, Jimi Hendrix, Nick Cave, Kurt Cobain, Eric Clapton, Cream, Bob Dylan, Led Zeppelin e The Rolling Stones sono i principali nomi di coloro che hanno saputo ereditare e trarre frutti dalla musica di Robert Johnson. La sua musica, ricca di peccato, violenza, ricerca della felicità e corruzione dell’anima contribuirà alla nascita del rock. Se il rock è figlio del Diavolo, allora il Diavolo non è così cattivo come tutti credono.

Un riferimento a un’ opera jazz nasce spontaneo, Il Porgy and Bess di George Gershwin e precisamente alla canzone “It ain’t necessarily so” in cui Sportin’ life canta “They tell all your chillen the devil’s a villain but ain’t necessarily so”, ovvero, “dicono ai vostri figli che il diavolo è un villano ma non è necessariamente così”.

Per approfondire: http://www.storiadellamusica.it

C Commenti

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Marco_Biasio alle 21:44 del 13 giugno 2007 ha scritto:

:-O

I miei più vivi complimenti. Hai fatto una biografia perfetta di una leggenda.

ozzy(d) alle 13:48 del 15 giugno 2007 ha scritto:

they're red hot!

bastano poche canzoni per cambiare la storia della musica, e robert johnson ne è la dimostrazione più lampante...bravissima

SamJack alle 12:50 del 4 gennaio 2009 ha scritto:

ahh, volevo pubblicarla io la scheda su robert johnson.......però complimenti, mi trovi d'accordo su quanto da te espresso...

juiliamgan alle 9:46 del 3 dicembre ha scritto:

I Rolling Stones sono fantastici! Ti aiuterò a trovare il posto migliore per ascoltare la loro musica. Hai già provato questa pagina? https://mp3tomato.com/