A A Night Like This Festival

A Night Like This Festival

Fra le colline di Ivrea sorge il borgo di Chiaverano, a pochi passi dal lago Sirio, un locus amoenus che per un giorno all’anno diventa patria di un evento magico: A Night Like This Festival.

Un festival nato da solo due anni ma che già si è imposto fra i migliori in Italia, per ospiti e organizzazione. Aspettavamo con ansia il 20 luglio.

Quando arriviamo il sole spacca le pietre, ma per la musica questo ed altro: temerari, ci rechiamo verso il Palco delle Colline (il main stage), dal quale iniziano ad arrivare i primi accordi dei The Rust and The Fury.

Fa un caldo assurdo, ma andiamo a vederli, per solidarietà fra musicisti

I perugini non si lasciano abbattere e ringraziano più volte il manipolo di coraggiosi che sfidano il sole battente e i 34° (gli altri ascoltano tranquillamente dalla zona alberata più distante), sfoderando grinta ed energia che coinvolgono il pubblico. Coralità alla Arcade Fire e pop rock 70’s: ANTLF inizia alla grande!

Insomma, una piacevole sorpresa penalizzata dal caldo eccessivo e dall’orario.

Il programma è serrato, abbiamo appena il tempo di muoverci da un palco all’altro (e casualmente siamo rimbalzati avanti e indietro solo fra il Palco delle Colline e quello dell’Esploratore, non ce ne vogliano le band che hanno suonato al Palco del Quieto Vivere, piccolo riparo all’ombra degli alberi per set prevalentemente acustici).

Arrivati nella piccola struttura che ospita il Palco dell’Esploratore ascoltiamo i giovani Younger and Better, dediti a un rock venato di elettronica dalle tinte oscure (vengono in mente i Placebo) che si destreggiano tra la cattiva acustica della struttura e la poca esperienza, risultando comunque gradevoli. Ragazzi, dovete lavorarci ancora! “It’s a long way to the top if you wanna rock ‘n’ roll!”.

Back to the main stage, con i milanesi The Assyrians. Le loro sonorità pop vintage fanno battere il piedino e ciondolare la testa al ritmo scanzonato delle canzoni; pur falsando qualche nota di tanto in tanto (soprattutto per il cantato), restano uno dei gruppi esordienti migliori del festival.

Rimbalzati al Palco dell’Esploratore, le magliette degli Iron Maiden indossate dai Dust ci lasciano un attimo perplessi. Lo resteremo per tutta l’esibizione. Audio pessimo, la voce va e viene, colpe non del tutto imputabili alla band certo, ma l’inesperienza è evidente. A tratti affiorano le canzoni e la voce del cantante, che ci lasciano pensare che su disco i Dust non siano poi così male.

Una band che suona country rock, con le maglie degli Iron Maiden e fa cover dei Talking Heads” la perplessità resta.

Evidentemente non era l’ora buona per il festival perchè i successivi LUMEN, sul Palco delle Colline, hanno avuto diversi problemi con la strumentazione. Il loro synth pop è stato così privato del suo tratto distintivo. Di sicuro non uno dei live migliori per i torinesi, che avranno altre occasioni per rifarsi.

V:“Davide ma dove sei finito?” mentre il mio compare e il resto della compagnia era sparito, io torno carico di aspettative al Palco dell’Esploratore per ascoltare i Farmer Sea. Maledetta acustica, le dolci melodie e le armonie vocali di questo gruppo torinese dedito a un college rock fra 80’s e 90’s vengono un po’ sacrificate. Quando le canzoni arrivano però, mi sento in una serie tv anni ‘90. Il consiglio è di recuperarli su disco.

D: Mentre Vito si godeva (o forse non troppo) i Farmer Sea, io e i miei amici eravamo svaccati sul prato del Palco delle Colline, a sognare sui Dellera & The Judas (D’Erasmo si era perso, forse a Rotterdam). Le atmosfere ambient e da colonna sonora rendono il loro live onirico, e la tranquillità è estrema, tanto che molti sono persi nel paesaggio più che nel palco. Gli strumentisti sono professionisti, e si sente! Ausilio di violini, flauti e sax rendono più facile perdersi. Chiare influenze di Morricone e artisti del calibro - anche se ci aspettavamo tutti l’arrivo del violinista degli Afterhours!

Ci ritroviamo per il live dei bresciani Le Case del Futuro, che una nostra amica ci aveva entusiasticamente segnalato. Per noi qui inizia il bello del festival. La maggior parte del pubblico e la band hanno la stessa età e si crea un’entusiasmo coinvolgente. Nonostante non siano animali da palco scenico bastano le canzoni, i riff e l’energia a farci saltellare sul posto. Pop all’italiana e in italiano onesto e ben fatto, che se passasse in radio saremmo più che felici di ascoltare. Mettiamoci anche che Le Case del Futuro sono i primi a sconfiggere il “mostro dell’acustica” del Palco dell’Esploratore e che le canzoni del nuovo EP sono ancora meglio delle vecchie e abbiamo (a nostro parere) le giovani rivelazioni del festival.

Sono le 20:00, il sole inizia a calare e “inizia a comparire la prima gente sbronza”, l’atmosfera è perfetta per stravaccarsi sul prato e prepararsi all’onirico live degli Egyptian Hip Hop, che già si aggiravano fra i palchi con le loro mise eccentriche, camicie da trip e calzini spaiati.

Il live è forse ancora più sfilacciato e sonnolento del disco, le chitarre spaziano riverberando sul tappeto di tastiere e il cantante gorgoglia e mugugna completamente in estasi.

Non capisco se è strafatto oppure lo fa apposta”.

Quando scende e inizia a barcollare fra il pubblico forse abbiamo risposta alle nostre domande.

Alla fine i pareri sul live saranno discordanti, se sulla base musicale siamo tutti d’accordo, la performance al canto lascia qualche dubbio. “Yoro Diallo” irriconoscibile.

Una coda interminabile allo stand dei panini ci impedisce di ascoltare Paletti, di cui recepiamo pareri molto positivi, mentre ci cospargiamo con litri di Autan (il lago è pur sempre li vicino).

Siamo ormai nel pieno della programmazione, la gente affluisce a fiumi verso il palco grande dove i Vadoinmessico si apprestano a regalarci il miglior momento del festival.

Sarà stata la birra in corpo, la band trascinante, il fatto che questo fosse il concerto più affollato di tutti ma l’energia delle canzoni esplode dal vivo e nelle prime file si balla e si salta sul mix di indie etnico alla Vampire Weekend e sonorità più psichedeliche della multinazionale di stanza a Londra. Raccomandatissimi dal vivo.

La scia di live psichedielici e freak si chiude degnamente coi Losangelini/Reggiani Dumbo Gets Mad. Fenicottero rosso di plastica gigante sugli amplificatori, fiori ovunque e campanellini il duo (allargato per il live) ci fa immergere in sonorità calde e tropicali. La ricetta è di per sé originale, le canzoni sono suadenti e acquiscono più corpo dal vivo, nonostante qualche incertezza della splendida cantante (punti in più per i Dumbo).

Continua il flipper tra i palchi. Su quello delle Colline si prepara a giocare in casa Marco Bianchi in arte Cosmo, leader degli eporediesi Drink To Me, (“S” fra i migliori dischi dell’anno scorso).  Malgrado il sound non si discosti molto da quello della band madre (che resta a nostro parere tutt’altra cosa) ci avviciniamo scettici. Tuttavia Cosmo imbastisce un live al di sopra delle nostre aspettative, ce la mette tutta mentre si destreggia fra i campionatori e la coreografia e le proiezioni alle sue spalle fanno la loro figura. Tanto mestiere, parere positivo in fin dei conti.

All’inizio della performance qualcuno punta un laser in faccia al cantautore, che incita scherzosamente a puntarglielo nell’occhio. Ehi tizio col laser, te lo diciamo col cuore, sei proprio uno stronzo.

E’ ormai calata la notte sulle colline di Chiaverano, è tempo di shoegaze.

Sul Palco dell'Esploratore salgono i Brothers In Law. Trovano subito la quadratura del cerchio contro la solita acustica infame e dalle prime file assistiamo a un live in linea col genere. Pochi fronzoli, molta sostanza sonora. I pesaresi “fratellastri” dei mai abbastanza celebrati Be Forest (un chitarrista è in comune) non fanno notare la mancanza di un basso in formazione. La scarna batteria, rullante, tom e piatto suonati in piedi, scandisce il ritmo e fa ondeggiare i presenti sugli arpeggi luccicanti delle chitarre.

E’ ora degli headliner. L’attesa per gli Esben And the Witch è tanta da parte nostra, il disco ci ha fatto sognare. Il Palco delle Colline è quasi troppo grande per loro, così come il basso di Rachel.

Il trio però delude. Innanzitutto si gioca le carte migliori all’inizio, lasciando una parte centrale del live abbastanza soporifera anche per i più decisi a restare in prima fila.

D: ”Vado a cercare gli altri

V: ”Ma come... no io resto qua” Tutte scuse!

Complice un settaggio troppo basso della voce e degli strumenti della cantante, che difatti incita più volte i tecnici ad alzare il volume, le canzoni risultano vuote, prive della magia che ci si aspettava. Il batterista visibilmente teso perde le bacchette. Solo il barbuto stregone Thomas Fisher alla chitarra dipinge immobile arpeggi e riff restituendoli perfettamente come da disco e tenendo in piedi la baracca. Lo stronzo col laser ci riprova, se solo ti avessimo beccato!

Ci si mette anche la sfiga, durante “The Fall Of Glorieta Mountain” (una delle loro canzoni più belle) alla domanda “are you an answer or ar you an echo?” risponde il DJ set dal palco vicino con un sonoro “I DON’T CARE”. L’effetto è comico a ripensarci, sul momento la povera cantante non può che farlo notare imbarazzata.

Il buon Fede’N’Roll, DJ in questione, non ne ha colpa e la sua selezione fra rock’n’roll e indie 00s è ottima e divertente come sempre (se siete a Torino il sabato fate un salto al Kicks Up).

Le 10 ore di musica si chiudono col DJ set di Marco Foresta, celebre per gli amanti di certa elettronica fra Milano e Torino. Troppo distante dai nostri gusti per dare un giudizio, ma la moltitudine danzante sembrava apprezzare.

Stanchi fisicamente, provati dalle zanzare e dalle posizioni scomode assunte sul prato di Chiaverano, ma assolutamente contenti e entusiasti per il festival facciamo ritorno a casa percorrendo le tortuose stradine collinari del circondario.

Durante il viaggio ripercorriamo la giornata; l’arrivo, il caldo, le band, le scoperte e le conferme, il tastierista di tale band visto al banco della birra prima di scoprire chi fosse e il cantante di quell’altra band incontrato dopo il live, mentre parlava col chitarrista di quell’altra. Pubblico e artisti che si confondono fra i palchi: questo è un bellissimo tratto distintivo che l’ANTLF non deve perdere mai, oltre alla capacità di saper cogliere le band al momento giusto.

Una notte (e una giornata) come questa, speriamo di riviverla l’anno prossimo.

Ci rivediamo tutti a Chiaverano, e portatevi l’Autan.

PS: il festival continua la mattina dopo con il set acustico dei Pocket Chesnut, Nobody Cried For Dinosaurs e Rust And The Fury sul pontile del Lago Sirio.

Perle dall'ANLTF.

LE CASE DEL FUTURO - Come volevi vivere 

http://www.youtube.com/watch?v=WGpd3uR0SLs

THE RUST AND THE FURY - Francis With God

http://www.youtube.com/watch?v=ehVto66XTIQ

THE ASSYRIANS - Moon, happy monkeys and hop maniac apes

http://www.youtube.com/watch?v=38b_es6vngY

FARMER SEA - To The Sun

http://www.youtube.com/watch?v=85fdNf6Qncg

DUMBO GETS MAD - Radical Leap

http://www.youtube.com/watch?v=g5TsuFIz5RA

VADOINMESSICO - Pepita Queen of the Animals

http://www.youtube.com/watch?v=mN2pa-efVeU

BROTHERS IN LAW - Leave Me (Shadow II)

http://www.youtube.com/watch?v=49OBtd-M-C0

Per approfondire: http://anightlikethisfestival.com/

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target alle 12:43 del 30 luglio 2013 ha scritto:

Bel report, grazie! Anche per la conferma che gli Egyptian Hip Hop sono purissima fuffa.

Sor90, autore, alle 20:41 del 30 luglio 2013 ha scritto:

Grazie! Temevamo fosse un po' lunghetto... siamo recensori in erba assetati di critiche costruttive, quindi ogni osservazione è gradita Per gli Egyptian Hip Hop siamo stati un po' più diplomatici eheh a me anche il disco ha annoiato in effetti...