A Amplifier @ XS Live Club, Roma - 05/05/2013

Amplifier @ XS Live Club, Roma - 05/05/2013

Dopo la non del tutto convincente prova in studio di "Echo Street", gli Amplifier raggiungono il palco dell'XS con la volontà di conquistare quanti (quasi tutti i presenti) non hanno mai avuto modo di testare il loro potenziale live. La loro materia sonora (iridescente prog psichedelico, con venature hard, space rock e post-hardcore) trova credibile espressione in un concerto nel quale la band – che in questo tour è divenuta un quintetto includendo Steve Durose, ex-Oceansize alle chitarre e Charlie Barnes giovane chitarrista, tastierista, percussionista, protagonista anche di un interessante opening act – risulta coesa, affiatata e decisamente “powerful”.

Il concerto prende l’avvio proprio laddove “Echo Street” finisce: Mary Rose, sospesa fra ondivaghe digressioni barrettiane e roboanti esplosioni luminose, stabilisce le giustapposizioni entro le quali oscilla la loro musica.

Mastodontiche le esecuzioni di Interglacial Spell e Fall Of The Empire (dal lodevole "The Octopus" del 2011): tali brani, dalla chiara influenza tooliana, vengono interpretati con verve granitica e perizia matematica.

The Wheel (dall'evidente matrice a là Rush) e Extra Vehicular (tra i Porcupine Tree di "In Absentia" e i Radiohead di "Ok Computer" e la cui lunga cosa lisergica è davvero magmatica), convincono per la prorompente energia geometrica che meglio ne definisce i tratti rispetto a quanto ascoltato su "Echo Street".

Ancora una volta gli estratti da "The Octopus" catalizzano l'attenzione dell’uditorio: Interstellar è di una bellezza siderale e si rende adorabile ben oltre le quasi sfacciate citazioni dei Rush.

Dal debut album vengono ripescate Motorhead, UFOs, Old Movies, Neon (una strana consonanza con i Muse) e Airborne, accolte dal plauso del pubblico, che pare conosce il disco omonimo più degli altri tre che ne sono seguiti.

Dal vivo emerge come punto di forza della formazione mancuniana l’abilità di realizzare intrecci vocali di grande suggestione: praticamente i 4/5 della band contribuiscono notevolmente a rafforzare l'abbraccio armonico delle composizioni.

C'è tuttavia qualcosa che nella performance non soddisfa completamente: per essere “comunicativo” il combo britannico punta esclusivamente sui muri supersonici che, sul palco rispetto a quanto ascoltavamo in studio, sembrano subire una cura ricostituente. Peccato perché ascoltando gli album, si aveva la speranza che gli Amplifier avrebbero potuto offrire qualcosa in più sul fronte della raffinatezza. Il batterista Matt Brobin ci ha messo un po' a carburare e a mettere al servizio degli intrichi sonori il proprio poderoso drumming.

Personalmente confidavo in una più carismatica prova vocale da parte del leader Sel Belamir; tuttavia, l'apporto delle backing vocals ha comunque sopperito a qualche carenza d’estensione nel canto del frontman/chitarrista. Molto preparato il nuovo bassista Alexander Redhead, che interpreta con profondo gusto dark/new-wave le partiture che ha ereditato.

Per qualche ragione non nota sono saltati un paio di bis, tra cui – e ciò è motivo di vero rammarico – la title track di “The Octopus”.

Ci congediamo dunque dagli Amplifier con la certezza che il gruppo, qualora alla fine del tour decidesse di fare un oggettivo bilancio tecnico teso a individuare gli elementi ancora da sviluppare, potrà in futuro eseguire un ulteriore salto qualitativo nel proprio live sound. Ma intendiamoci: ciò che già c'é è frutto di un ottimo lavoro e i risultati comunque si sentono.

Un apprezzamento particolare alla sala dell'XS Live Club: quando un concerto si sente come si deve (grazie ad un impianto di livello superiore) e la location è più che confortevole, diciamolo!

Per approfondire: http://www.amplifiertheband.com/

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