A Anche i duri hanno un core - Intervista ai protagonisti di Fonderie Jazzcore

Anche i duri hanno un core - Intervista ai protagonisti di Fonderie Jazzcore

Quando ce ne ricorderemo, fuori tempo massimo, riuscirà comunque ad essere un bel momento. Di avere, intendo, un meraviglioso marasma, un blob iperviolento, grottesco ed anarchico a portata di mano, convenzionalmente definito "jazzcore". Cosa nostra, chiaramente. Soprattutto nostra. Inconsapevolmente nostra. Come tutte le meraviglie a questo mondo, a cercare di spiegarle non si fa altro che centuplicare domande e curiosità attorno ad esse. Meglio lasciarlo irrisolto, allora, questo mistero, confidando nella clamorosa e spericolata indagine underground che, nel giro di qualche mese, ha portato a concretizzarsi il monolite di "Fonderie Jazzcore": doppia compilation, di b-side ed inediti in studio e versioni dal vivo, decine di protagonisti, una sconfinata creatività declinata in ogni possibile salsa. E allora diamola, la parola, a questi ragazzi, artigiani di una musica colta e ruvida, scorticante e incompromissoria, tellurica e cerebrale, raffinata e brutale, stratificata e diretta, cantata e strumentale. Diamo la parola ai veri eroi di un vero pezzo di vera Italia. Di testa. Di c(u)ore. 

Vengono di seguito intervistati uno dei massimi promotori dell'iniziativa, Fabio La Donna dei colleghi di Impatto Sonoro (per cui la compilation, in digitale, viene prodotta) e, a seguire, alcuni dei gruppi chiave per capire a fondo l'incredibile lungimiranza del progetto che si trovano - e ci troviamo - a commentare: i giocolieri Squartet, alle prese con un disco nuovo di prossima uscita, i caustici veterani SPLAtterpinK, i Barrett-corers delle savane del Gargano Gli Putridissimi, i fenomenali ed abrasivi Luther Blissett, i matematici portabandiera GueRRRa, i misteriosi maestri d'avanspettacolo demeb, i solidi ed affermati Atomik Clocks, la devastante rivelazione dei Tougsbozuka e l'eleganza strumentale dei dandy fuori dal gruppo, i 3quietmen.

INTERVISTA A FABIO LA DONNA DI IMPATTO SONORO

1) Solo un pazzo potrebbe pensare ad una doppia compilation su una scena, quella del jazzcore italiano, così frammentaria e poliforme. Dove nasce l'ispirazione che porta a Fonderie Jazzcore?

L’idea nasce diversi mesi fa, a seguito di alcune riflessioni all’interno di Impatto Sonoro e poi sulla pagina Facebook "JAZZcore - avantgardeJAZZ - freeJAZZ" che gestisco con Lorenzo. Abbiamo discusso, elaborato informazioni e pensato di realizzare una sorta di progetto. Il grafico che usciva fuori da queste riflessioni era una “scena” ultra frammentaria con gruppi decennali ancora all’attivo, glorie del passato scomparse, tante nuove leve e una dislocazione regionale poco omogenea. Abbiamo deciso di fare una “radiografia” per vedere lo stato di salute di questa scena e farla conoscere il più possibile. Se Colata In Jazzcore A Contropressione è l’antologia per avvicinarsi al jazzcore made in Italy, Jazzcore In Sala Mensa rappresenta la prova definitiva che non è un genere che vive solo in studio o sui computer, bensì è un mondo che ha una controparte fatta di concerti, esibizioni ed eventi collaterali.

2) La scelta dei gruppi. Alcune teste di ponte, ma anche - e soprattutto - molti nomi sconosciuti. Come li hai scovati e su che basi hai deciso di provare ad includerli nel progetto?

Questa fase, in realtà, è stata molto più facile del previsto: trattando spesso di gruppi emergenti avevo già una folta lista di contatti con una certa passione verso il genere. Il passo che pensavo fosse più arduo era ottenere materiale inedito o dal vivo. Le mie paure però sono scomparse subito, visto che abbiamo iniziato a ricevere una quantità enorme di materiale, proposte e persone pronte ad aiutare come possibile. Quando vedi all’opera tanta gente gioiosa e pronta a discutere e cercare nuovi orizzonti per esprimersi al meglio non si può che unirsi a loro e gioire immensamente.

3) La "radiografia" del genere, come correttamente l'avete definita, è parecchio esaustiva, per essere un first act. Domanda consequenziale: vi sarà un secondo capitolo?

Ottima domanda, che mi sto ponendo pure io. Diciamo che varie idee ce le ho in testa, tipo fare una retrospettiva del genere a livello europeo, se non direttamente internazionale. Sicuramente non è l’ultimo tassello del puzzle, l’immagine non è ancora del tutto a fuoco e quindi nel futuro ci saranno liete notizie.

4) Perché il "jazzcore" (un'etichetta, a ben vedere, interpretabile in mille maniere diverse...) ha attecchito così tanto, ed in così tante maniere diverse, in un paese come l'Italia che, tutto sommato, non possiede solidi presupposti culturali e sociali alle spalle per il suo sviluppo?

Hai scritto una cosa giustissima nel sottolineare, come ho fatto io stesso, un significato molto free nel termine jazzcore, che è qualcosa più legato ad un modo di interpretare e comprendere il proprio estro musicale rispetto ad altre etichette “più su binari”. Il jazzcore è un genere che affascina proprio per queste sfaccettature, è una caleidoscopio musicale che ha mille modi per esseri inteso. Genera fascino e mistero. È, ovviamente, un cortocircuito musicale e sociale, quindi non avrà mai troppo ampio mercato, però proprio per questo spirito instabile e “anarchico”, nonostante svariati down, rimane e rimarrà sempre frenetico e con svariate realtà in continuo fermento pronte a dire la loro, a modo loro.

5) La sorpresa di Fonderie Jazzcore secondo Fabio La Donna.

Il fatto che sia riuscito a portare tutto a termine e stia piacendo molto alla gente è la sorpresa più grande che potessi descrivere per Fonderie Jazzcore. Dinnanzi al mondo moderno e al buio culturale l’unico metodo per essere Vita consiste nel fare, fare e ancora fare. Dove il buio avanza, ci sarà sempre qualcuno che costruirà nuovi avamposti per riportare la luce. Nel panorama italiano ci sono tanti capisaldi, ultime roccaforti di cui siamo fieri di avere in questo paese. Fonderie Jazzcore è solo una piccola fiamma in fondo a questo modo di vedere e interpretare le cose. Tutto fatto con umiltà, semplicità e tanto divertimento.

INTERVISTA A MARCO DEGLI SQUARTET

1) Tra nomi più o meno conosciuti, spicca l'auctoritas degli Squartet, ed è subito incendio. Da queste parti il jazzcore è materia risaputa, e la versione live della vostra Sexy Camorra incredibile per resa ed intensità. Cosa significa la vostra partecipazione ad una compilation come Fonderie Jazzcore?

Per noi è stato naturale aderire: avevamo un po’ di pezzi live registrati da Fabio La Rocca di Brigadisco e missati da Fabio Recchia all’Hombrelobo e ci faceva piacere dare il contributo a tale iniziativa, che oserei definire enciclopedica. In più, Impatto Sonoro aveva certe foto di Manlio in duo con Giovanni Allevi con cui avrebbe potuto ricattarci.

2) Dopo molto ciarlare, finalmente un'opera che cerca di sistematizzare un po' il complesso panorama jazzcore italiano. Ma perché questo genere, qualsiasi cosa esso sia, ha attecchito con maggiore successo proprio nel nostro paese, e non altrove?

Giusto per fare un po’ l’avvocato del diavolo, in realtà parliamo di un genere-non-genere, un’etichetta intercambiabile e usata per stili molto differenti, dal gruppo metal svedese alla Dillinger Escape Plan, al jazzista che spara fischioni sul sassofono. In comune c’è forse solo la tendenza al minestrone stilistico... Quando Diego (D’Agata, bassista nei Testadeporcu e SPLAtterpinK) lo usò nel '94, all’interno del titolo dell’album-pietra-miliare degli SPLAtterpinK, fuori dall’Italia c’era già un po’ di gente che suonava attraversando le corsie del rock e del jazz o dell’improvvisazione libera. Penso ai più noti Zorn e Frith, ma anche al misconosciuto Snakefinger, o a Captain Beefheart, che ritengo il padre fondatore del folk “desemplicizzato”. L’impressione che in Italia abbia attecchito di più viene dal fatto che a quella parola leghiamo uno stile che è molto italiano, oltre ad essere una parola usata più che altro qui. Quando qualche anno fa Mike Watt (che con i Minutemen ha dato parecchie idee ai gruppi del nostro non-genere) presentò un pezzo degli Squartet nel suo programma radiofonico, disse “C’è una cosa in Italia che chiamano Jazzcore” e a Flea dei Red Hot Chili Peppers che, presente in studio, chiedeva incuriosito “What is Jazzcore? What's that kinda music like?”, Mike rispose: “It’s explained there, it's instrumental, very like technical but it kinda vibes, it's kinda wild”. E poi in Italia c’è stato il terremoto degli Zu, da una decina di anni nominati nelle recensioni di tutti i gruppi rock che escono fuori dal seminato. Zu che, peraltro, non credo abbiano mai usato jazzcore per autodefinirsi, ma che hanno avuto il merito di rompere i binomi tipici del rock and roll “alla-moda/scontato” e “contorto/sfigato”.

3) Siete presenti in "Jazzcore In Sala Mensa" ma non in "Colata In Jazzcore A Contropressione", l'angolo delle rarità, delle b-side, degli inediti. Come mai? Avete pronto già qualcosa di nuovo?

Abbiamo un album nuovo appena registrato che uscirà in autunno, dove diciamo definitivamente addio al jazzcore in favore della pop music! Per questo scopo abbiamo assoldato il fonico di Gigi D’Alessio...

4) Morti gli Zu, si è vegliato a lungo sul loro cadavere, quando invece si sarebbe potuto valorizzare con più efficacia le innumerevoli realtà ancora viventi ed operanti con altrettanto successo nel Paese. L'ascoltatore italiano coglie a fondo la preziosità di questo tesoretto in casa propria?

Mi pare assodato che all’ascoltatore medio non piacciono le novità e che di solito preferisce rifugiarsi in territori noti. Dobbiamo farcene una ragione, no? Prezioso o meno, il tuo lavoro passerà inosservato per molto tempo. In più, se aspetti qualche mese, o meglio un paio d’anni, capirai perché la tua musica è stata ignorata: non era poi così imperdibile come pensavi. Ora, se vogliamo piangerci addosso, c’è sempre posto nel Paese dei Lamenti. Altrimenti ci assumiamo le nostre responsabilità, come disse Richard Benson, di “portare in giro il messaggio della musica, del metallo...”, anche se nessuno la apprezza, nemmeno noi. Oh musicoh! -vocativo troller- È questa la strada faticosa e frustrante da percorrere con umiltà nell’attesa che la tua roba divenga decente sotto tutti i punti di vista (artistico, promozionale e organizzativo) oppure che finalmente ti prendi un bel posto di lavoro a tempo pieno e ogni tanto te ne vai pure al mare. Sono stato abbastanza polemico? :)

5) Mettiamo caso che a breve si faccia un secondo volume. Partecipereste ancora? I nomi che non avete trovato nella tracklist ora, e che vorreste trovare allora.

Certo che parteciperemmo! I nomi che vorremmo vedere sul prossimo volume sono quelli di tutti i gruppi che stanno ancora lì a decidere a chi assomigliare e se il nome del gruppo è abbastanza lungo. Se il rock and roll è facile da suonare, il jazzcore è ancora più facile. Basta essere un batterista che non sa andare a tempo e non ne prova vergogna, conoscere un bassista con un suono pulito molto distorto, uno che faccia poche note messe male, e poi coinvolgere un chitarrista eccessivamente impulsivo. E il gioco è fatto.

INTERVISTA AGLI SPLATTERPINK

1) Com'è prendere parte in una compilation dedicata ad un genere di cui voi, in Italia, siete per certi versi padri putativi? Nostalgia del tempo passato od esaltazione per il riconoscimento dei risultati?

Vedi, non è che noi impazziamo particolarmente per partecipare alle compilation, in questo caso senz'altro gioca il fatto filologico: i ragazzi di Impatto Sonoro hanno sudato parecchio per questo e indubbiamente essere molto stimati ha il suo ruolo, quindi ci siamo prestati volentieri a ceder un pezzo finora inedito, "Sponsor", che suona ancora piuttosto bene.

2) Il concetto di "jazzcore" per gli SPLAtterpinK. Cosa significa, per voi, jazzcore?

Mah. Se torniamo alle nostre origini, senz'altro l'innesto del sax baritono ha avuto il suo peso per la parte jazzy. L'attitudine ai tempi dispari, a cambi improvvisi, nei primi dischi ci sono pure parti swing o walking bass. Sul -core direi che ci son pochi dubbi sul perché. Siamo cattivi e ci piace esserlo.

3) Siete tornati in attività dopo un lungo iato di riflessione. Cosa avete trovato cambiato in questo periodo di tempo? Bologna tra 1990 e 2013.

Bologna è stata macinata, triturata e smembrata in questo ventennio. O meglio, lo è stata la parte secondo noi più creativa, più visionaria - se c'era, perché la nostalgia è una fottuta bestia, e non scordiamo che anche nel 1990 ci si lamentava di tante cose. Quello che è certo è che si fa di tutto per tagliar le gambe a musica, creatività e spazi giovanili, anche se recentemente qualche timido segnale di risveglio potrebbe esserci. Una cosa che forse ci ha portati piano piano a tornar a comporre e suonare assieme è stata una netta consapevolezza che questa è una buona finestra temporale da sfruttare per dire ancora la nostra: piena di sangue, lacrime e rabbia.

4) Perché in Italia si suona così tanto jazzcore e così tanto diverso da una band all'altra?

È una domanda che definirei escheriana, e torniamo alla domanda su cosa sia il jazzcore. Certamente l'attitudine a uscire dagli schemi 4/4, granitici o dai suonetti indie è una cosa che accomuna, per il resto siamo tutti un'accozzaglia di bastardi musicisti diversi. Tutti amanti comunque delle sincopi e dei tempi dispari, parrebbe.

5) I progetti futuri degli SPLAtterpinK.

Semplice. Fare molto chiasso e divertirci. Autunno al lavoro in studio, "disco" nuovo entro fine 2013. Concerti inizio 2014.

INTERVISTA A GLI PUTRIDISSIMI

1) Gira e rigira, sempre attaccati ai Luther Blissett vi ritrovate. Avete sancito un putridissimo patto prematrimoniale o si tratta semplicemente di putridissime coincidenze?

Coincidenza non direi, forse destino. Coi Luther ci siamo spesso incrociati sulla tratta Bari-Bologna ed è scattato il colpo di fulmine.

2) Nella tracklist di Fonderie Jazzcore vi fate decisamente notare con un pezzo fuori di testa. Da qui bene si evince che il concetto di "jazzcore" è molto ondivago e personale. Cos'è per voi il jazzcore?

Se c'è un sax o una tromba è jazzcore?

3) Sono abbastanza convinto che questa compilation lascerà una traccia ben visibile negli anni a venire. Com'è partecipare in una grande ammucchiata che così bene mette in luce affinità e divergenze?

È sicuramente una gran cosa, questa compilation è l'affermazione di un underground che non morirà mai. Siamo felici di essere in questa allegra comitiva.

4) Dopo la putridissima collaborazione con i Luther Blissett, quale futuro vi aspetta? Artisticamente parlando, s'intende...

Per ora ci sono da crescere i figli. Riprenderemo quando le notti in bianco saranno solo un bel ricordo.

INTERVISTA AI LUTHER BLISSETT

1) Il vostro brano, Cholera, fa intravedere grandi manovre in casa Luther Blissett. Qual è la strada che state seguendo per le prossime prove e cosa avete in mente nell'immediato futuro?

Sì, in effetti ci sono grandi manovre in casa... solo che, per ora, ci hanno portato soltanto fuori strada. Comunque lo sterrato può essere divertente e infatti siamo molto contenti del risultato. Fra l'altro, è il primo pezzo che abbiamo registrato autonomamente nella nostra sala prove. Non sappiamo cosa ci sia nel nostro immediato futuro, anche perché abbiamo un intero disco nel cassetto che per ora non ha visto la luce. Staremo a vedere. In sta melma di underground italiano una band può morire da un momento all'altro e noi cerchiamo semplicemente di resistere.

2) Gli Putridissimi dicono che, più della coincidenza, è forse il destino. Quello di essere sempre appaiati, intendo, vicini negli intenti e anche nella tracklist di Fonderie Jazzcore. E voi, cosa ci dite?

Siamo fan della prima ora de Gli Putridissimi. Siamo amici, abbiamo pubblicato uno split inseme che invito tutti ad ascoltare dal sito della FromScratch. Sinceramente pensiamo che Gli Putridissimi, così come il disco Paraponziponzipò dei Bokassà + Maybe I'm possano stare tranquillamente accanto a personaggi come gli ExFlying Luttembachers. In Italia, in questo ultimo periodo, sono usciti diversi dischi della madonna, registrati con trenta euro in casa, che solo la miopia di certa stampa e di certi ascoltatori riuscirà a far morire negli scaffali - di casa dei musicisti, non di certo dei negozi.

3) L'abbiamo chiesto a tutti, lo chiediamo anche a voi: data l'eccezionale polifonia delle risposte al tema "jazzcore", in definitiva, che cos'è per i Luther Blissett il "jazzcore"?

Mah, per noi il termine jazzcore ha perso significato da un po'. Crediamo che i Ruins e i Doctor Nerve abbiano detto già tutto in merito. poi a noi sta sul culo il jazz... se Jazzcore può significare tempi dispari, aggressività e improvvisazione allora suoniamo jazzcore. Anche se ultimamente la definizione "rumore matematico" ci suona migliore.

4) Una compilation destinata a durare a lungo. Cosa ne pensano i Luther Blissett del progetto Fonderie Jazzcore?

Sicuramente un gran bel progetto. Anche perché, oltre al contenuto estetico, c'è anche l'intento di comporre un'istantanea della "scena". Non solo è un'occasione per conoscere tanti gruppi jazzcore, ma rende anche un'idea del lavoro e dell'evoluzione delle band.

5) Sull'attività di Eclectic Polpo. Coprodurrebbe un ipotetico, secondo volume di Fonderie Jazzcore?

Certamente!

INTERVISTA A MARCO DEI GUERRRA

1) La guerrra è un affare primordiale. Allora perché realizzare un videoclip dalla vostra "SciMMMia"?

La SciMMMia è diventata un beLLLiSSSimo video solo ed esclusivamente per la causa di Fonderie Jazzcore. Naturalmente abbiamo in mente di inserire il pezzo nel prossimo album, ma la voglia di contribuire in maniera particolare all'iniziativa di Impatto Sonoro ci ha fatto partorire prematuramente il video senza aver registrato il disco... inoltre il video ci piace proprio e continueremo così!

2) In che modo un power trio canonico come il vostro - parliamo di struttura, ché di contenuto canonici non siete affatto - può definirsi "jazzcore"? Perché prendere parte ad una compilation come "Fonderie Jazzcore" e, soprattutto, qual è la vostra definizione di jazzcore?

Parto dal terzo punto per arrivare agli altri, questo perché è bene fare una premessa: il jazzcore secondo noi non è un genere musicale, piuttosto sarebbe meglio dire non-genere. È un calderone, un guazzabuglio di idee malmesse per alcuni, un esplosione di genialità per altri, è un suono che viene dal basso, ma forse è anche un po' snob, è criptico, non è il calderone di tutti, non tutti possono, non a tutti piace... nella poltiglia che gorgheggia sul fuoco puoi trovare delizie e strazi, puoi trovare sperimentazioni elettroniche e tribalismi etnici, puoi trovare la matematica e il caos più totale (o più controllato), la schizofrenia e lo studio... insomma, se assaggi il contenuto di questo calderone puoi trovare di tutto, ma soprattutto puoi trovare il nuovo, il piacere dello spiazzamento e dell'imprevedibile. Volendo riassumere in due parole, io personalmente, al termine di un bel pezzo jazzcore besteMMMio di gioia.

Dal canto nostro, con i GueRRRa, cerchiamo di fare la musica che ci piace... per molti è jazzcore, per altri è math... qualcuno ci ha dato del "post-rock"... boh... a noi il jazzcore piace un casino e io personalmente lo ascolto moltissimo (immagina quante bestemmie di gioia!), ma ci piace davvero di tutto, abbiamo anche gusti molto diversi e se siamo jazzcore, ben venga! Ci piace!

3) Avete all'attivo già un full length, "Lampo". "SciMMMia" è il preludio a qualcosa di nuovo?

Come accennavo sopra, il secondo disco è in preparazione e conterrà SciMMMia. Uscita prevista per gennaio 2014, più o meno... Ma prima uscirà un bel vinilozzo condiviso con i Tougsbozuka, super gruppo pugliese che salutiamo. Si tratterà di uno split, come ai vecchi tempi.

4) Mettiamoci nei panni di un ascoltatore che non ha mai sentito jazzcore in vita sua. Cosa significa - anche ripensata in dilatazione di qualche anno - l'uscita di questa compilation?

Beh, la compilation rappresenterebbe un ottimo inizio per poi impazzire, ascoltando ogni singolo lavoro di ogni artista! Pagherei davvero molto per avere una possibilità del genere! Solo che oramai ho letteralmente consumato i dischi di quasi tutti i partecipanti... e sto provvedendo con quei pochi che ho avuto il piacere di conoscere in quest'occasione. Fonderie Jazzcore è una bella summa di quello che si può definire forse più una scena che un genere... è un opera storiografica di cui si sentiva il bisogno, cazzo!

5) Immaginiamo un Fonderie Jazzcore pt. II. I GueRRRa parteciperebbero ancora o si spegnerebbero in silenzio, come l'illustre Gavrilo a quale dedicate un vostro pezzo?

Prima di tutto, Gavrilo è vivo e lotta insieme a noi! Per il futuro, piuttosto che spegnerci, speriamo di illuminarci come il "Lampo" a cui dedichiamo tutto il disco! Anzi! Ti dico che al volume secondo faremo un pezzo enorme e devastante che si chiamerà "Mandria Di Elefanti", altro che SciMMMia!

INTERVISTA A MAURIZIO DI DEMEB

1) Siete l'oggetto misterioso di Fonderie Jazzcore, e anche su Internet non ci si capisce granché ad investigare su di voi. Spiegateci allora in prima persona chi siete, cosa fate, come siete finiti dentro questa maxi compilation.

L'oggetto/soggetto misterioso, tipo i Men In Black, ahahah... apparte le cazzate... la storia è semplice. demeb (rigorosamente scritto in piccolo, sennò si perde la connotazione estetica del nome, che di per sé non significa nulla) è stato pensato come un progetto musicale solo per la rete. Proviamo, registriamo e buttiam tutto in rete... di base siamo in due, basso e batteria, io (Maurizio Zappa) alla batteria e il Mati Menga al basso, ci capita anche di cantare in alcuni pezzi... ogni tanto abbiamo anche il nostro Demetrio Stratos personale che è Phoenix dei Demonia, un gruppo Heavy Metal di nostri amici che, per inciso, spaccano i culi. Inoltre capita che alle volte ci sia il nostro tecnico del suono che suoni le tastiere per noi (Luke) ed altri elementi, tipo chitarre e cori, che vanno e vengono. Noi si suona assieme anche in un altro gruppo, i Parzialmente Scremati... mi chiedi come siam finiti nella maxi compila, beh, è semplice: Fabio La Donna ci ha sentiti, credo sul tubo, mi ha contattato per sapere se ci piaceva il progetto della compila, abbiam accettato subito e gli ho fatto avere i pezzi. Semplice, no?

2) Non siete il mio gruppo preferito di quelli che hanno preso parte al progetto ma, di gran lunga, siete i più originali ed eccentrici. Cos'è il jazzcore per i Demeb?

Come non siamo il tuo gruppo preferito? Il grande leader Br1 Tabacci non sarà contento di questo... ma volendo rispondere alla tua domanda, per demeb (senza la "i", siamo un'entità sovranazionale tipo i MIB, come già detto in precedenza) il jazzcore è boh... cioè, puoi chiamarla come ti pare, noi facciam la nostra musica, poi se piace bene, se non piace ciccia... alla fin fine i generi non esistono, c'è la musica e la musica dimmerda, tutto è relativo... Einstein insegna.

3) Potere e Ballo Interstellare mettono in luce una scrittura decisamente frastagliata e bizzarra. Come nascono questi brani?

Se ti dico come nascono veramente mi mettono in galera. Quindi ti dico che Potere e Ballo Interstellare (fanno parte di 2 album diversi) sono nati con due idee un po' diverse tra loro. Il primo è parte di un album di concetto sulla natura dell'uomo, l'altro è parte di un album dove tutti i pezzi erano in un primo momento delle mie vecchie poesie che poi si sono arricchite della musica per un loro e mio bisogno di esser ascoltate, il tutto con l'aiuto del "Buon Vecchio Tobia"... che poi non so esattamente come nasca quel tipo di suono o ritmo o groove o chiamalocometipare... viene fuori ed eccolo lì.

4) Conoscete di persona qualche gruppo compartecipante a Fonderie Jazzcore? Chi vi ha impressionato, e con chi vi piacerebbe dividere il palco?

Di persona non conosciamo nessuno. Alcuni tramite FB ed altri per fama... Ci piacerebbe dividere il palco con tutti, nessuno escluso.

INTERVISTA A FRANCESCO DEGLI ATOMIK CLOCKS

1) In "Fonderie Jazzcore" siete uno dei pochi gruppi presenti sia in versione studio, che in versione live. Dove vi preferite?

Sono due brani abbastanza diversi, "Random Mexican" in studio è nato "apposta" per partecipare ad una compilation del LaBella Studio di Matteo Guasti, abbiamo arrangiato il brano in pochissimo tempo usando idee estemporanee d'archivio e parti "ponzate” ad hoc per finire il pezzo alla sveltissima, mentre "Cash'n'Carry", dal live alla Centrale, è un brano più “pensato", uno dei primi pezzi che abbiamo composto agli albori di Magdan In Charleroi, il nostro debutto. Forse ci preferiamo nel pezzo in studio solo perché più recente e quindi più vicino al nostro suono attuale.

2) A suo modo, questa doppia compilation è epocale, perché finalmente permette di far chiarezza su una scena definita ma mai sistematizzata. Cosa ne pensate voi?

Fabio di Impatto Sonoro ha fatto un grande lavoro, lo ringrazio ancora per averci dato la possibilità di partecipare. La scena italiana è molto fertile ed ispirata. Grazie a gruppi di importanza gigantesca come Zu, SPLAtterpinK/Testadeporcu, Squartet, Nohaybandatrio e molti altri il “seme" ha trovato modo di attecchire bene e dare i suoi frutti in un paese così inospitale per la musica sperimentale. Secondo me la compilation è una "chicca" non solo perché cerca di fotografare l'attuale "sonorità jazzcore italiota" ma anche perché contiene un sacco di inediti o b-side che rappresentano interessantissime "foto" da punti di vista meno conosciuti di molti gruppi. Mentre, secondo me, il disco più rappresentativo è quello live, perché ha l'impatto istintivo e crudo da cui questa musica nasce.

3) È evidente, dai risultati presenti in "Colata In Jazzcore A Contropressione", che il concetto di "jazzcore" cambia moltissimo da gruppo a gruppo. Qual è la vostra definizione di jazzcore?

Mescolare sonorità angolari, asimmetriche, ritmiche efferate ed improvvisazioni crude, il rifiuto della forma canzone e di un'armonia preimpostata il tutto partorito attraverso un approccio punk: non è un vero e proprio "filone" aderente a propri canoni estetici, lo trovo slegato dall'estetica ma con le radici nell'istintività e nella curiosità del cercare qualcosa di nuovo. Secondo me il bello, che questa compilation mette in assoluta evidenza, è che molte band hanno un proprio suono distintivo, questo secondo è già un grande passo in avanti verso l'originalità.

4) La vostra discografia è già ampia e frammentata, nonostante siate un gruppo di giovane formazione. Consigliate un lavoro dei vostri a chi non vi conosce e vuole approcciarvi per la prima volta? Parliamo brevemente anche della vostra particolare formazione, che comprende due sax e un clarinetto.

Abbiamo fatto tre demo/EP prima di sentirci pronti per il primo vero disco. Per assaggiarci un po', l'ignaro ascoltatore potrebbe farlo col "Promo Live 2010", il primo EP che ha già la sonorità un po' più mature, sennò, se vuole godere subito come un pazzo, potrebbe passare direttamente al disco debutto Magdan In Charleroi! La formazione attuale, oltre a Basso, Batteria, Sax Alto comprende i due nuovi arrivi Tommaso Baldi alla chitarra e Alessando Grillini al Clarinetto. La nostra musica è strumentale ed imparentata con l'improvvisazione, il punk, il funk, il prog ma, più che altro, con Gay Lounge Disco Fever.

5) I progetti futuri degli Atomik Clocks.

Stiamo arrangiando nuovi brani pescando dal pozzo delle registrazioni delle nostre prove/improvvisazioni collettive, temo per tutti che ci saranno una dozzina di nuovi brani. Poi partiremo sicuramente in tour, come orchestra di bordo, sulla prossima natante del comandante Schettino.

INTERVISTA AI TOUGSBOZUKA

1) Fonderie Jazzcore ed il concetto stesso di "jazzcore". Come lo interpretano i Tougsbozuka?

Partiamo dal fatto che noi Tougsbozuka abbiamo difficoltà ad inquadrarci in un unico "genere"; piuttosto ci piace l'idea che sia l'ascoltatore a decidere che nome dare a quello che sente, è una questione di cosa si vuole sentire o si sente spontaneamente in quello che ci si presta ad ascoltare. Ci definiscono noise, jazzcore, math... siamo piuttosto eterogenei, questo possiamo dirlo. Semplicemente, se una creazione è liberata da schemi lo sarà anche la fruizione: è in questo senso che siamo jazzcore.

2) Entrate a far parte di una compilation a suo modo storica con un pezzo davvero frastornante, Buao Zangt. Parlateci della vostra formazione "morkobottiana" a due bassi e batteria.

Frastuono è proprio il soprannome di uno dei due bassisti! (le tue parole non vengono a caso) Di morkobottiano in quello che facciamo c'è solo la formazione, di sicuro ascoltare la potenza di due bassi dal vivo è stata una rivelazione; è qualcosa che scuote lo sterno e lo attraversa, invade lo stomaco e porta quasi a sentire che il corpo risponda in maniera automatica. È difficile spiegarlo bene, di questo continuo battito la batteria è il cerimoniere, lo strumento che ti permette di non perdere la via, che tiene il ritmo della visione.

3) Collaborano con voi nella compilation una pletora di gruppi, fra nomi storici e nuove sensazioni. Chi conoscete tra le band presenti in tracklist e a quale gruppo vi sentite più affini?

Siamo al primo album ed entrare in una compilation insieme a gruppi come SPLAtterpinK, Zu e Squartet è una cosa che ci fa un sacco piacere e ci fa capire che siamo sulla strada giusta. Delle band in tracklist siamo molto amici dei GueRRRa, con cui condividiamo demenze, illuminazioni e alter ego virtuali.

4) Da Fonderie Jazzcore in poi. Il futuro dei Tougsbozuka.

In primis manderemo presto in stampa uno split proprio con i GueRRRa, una vera chicca in vinile. A breve termine abbiamo qualche data qui al sud nella vicinanze (siamo di Massafra, in provincia di Taranto), verso Ottobre-Novembre invece saremo probabilmente in tour. Il nostro obiettivo nell'immediato rimane suonare il più possibile dal vivo, andare in giro a conoscere e condividere musica; a lungo termine ci piacerebbe riuscire a dare più tempo alla nostra musica e poter vivere di essa.

INTERVISTA A RAMÒN DEI 3QUIETMEN

1) Il "Cuore Veloce" dei 3quietmen sembra un pacemaker impiantato nel torace di un Dick Dale innamorato della library music e del Roy Paci "rumoroso". Domanda: come tutto questo può essere etichettato come "jazzcore"? Cos'è "jazzcore" per i 3quietmen?

Il jazzcore, sinceramente, non ci appartiene e non ci è mai appartenuto, siccome il jazzcore è per definizione la fusione tra free jazz e hardcore punk. Noi non facciamo né free jazzhardcore punk, scriviamo tutti e tre musica, la arrangiamo insieme e il risultato è quello dell'ultimo album The Quiet Revolution, cioè musica che non si etichetta. Solo qui in Italia ci si pone il problema. Quando mi chiedono che genere facciamo, io rispondo sempre musica strumentale, punto. La cosa curiosa è che noi non abbiamo alcun riferimento, suoniamo insieme da quindici anni ma non ci siamo mai ispirati a nessuno, non ci siamo mai posti il problema di rientrare in nessuna categoria, ognuno di noi ha i propri gusti e ad ognuno piace ascoltare i dischi a cui è più affezionato. Io non ascolto free jazz, tanto meno jazzcore, mi annoia e trovo che la musica non vada da nessuna parte, rimanga proprio poco dentro. Questo, ovviamente, è un mio pensiero riguardo il jazzcore.

2) Siete tre paciocconi in una compilation di mefistofelici. Cosa significa la vostra partecipazione a Fonderie Jazzcore e, in retrospettiva futura, cosa può significare una compilation del genere? Smania di fare ordine in un genere da sempre molto tormentato, o altro?

Ti dico la verità... l'inserimento del brano nella compilation è solamente dovuto al fatto che un ragazzo, che ha organizzato e ideato l'operazione, ci ha visto suonare di recente, ha ascoltato il nostro disco e in questi mesi si è avvicinato alla nostra musica. Ma siamo estranei al mondo jazzcore e a Fonderie Jazzcore.

3) Conoscete qualcuna delle band che hanno partecipato al progetto? Con chi vi piacerebbe dividere il palco?

Non conosco le altre band della compilation. Ovviamente certi nomi sono molto conosciuti, ma non ho mai ascoltato i loro dischi. Non si tratta assolutamente di screditare o criticare alcun musicista che ha partecipato alla compilation, sono solo gusti musicali diversi e probabilmente formazione musicale che arriva da altri percorsi.

4) I progetti futuri dei 3quietmen.

Nell'immediato la registrazione di due live, il 4 ottobre in uno spazio fantastico che si chiama Superbudda (Torino, zona DocksDora), dove registreremo dal vivo un primo set "noir", quasi tutto acustico, e il secondo "power", un po' più spinto. Poi pubblicare un album che abbiamo registrato tempo fa, con il pianista Stefano Battaglia, e che si chiama Perla. È già pronto, è necessario solo trovare la possibilità di pubblicarlo. Si tratta di otto brani scritti ispirandosi alle città fantastiche che sono state scritte nella letteratura, da Omero ai giorni nostri. Poi continuare a scrivere e registrare un nuovo album, sempre sull'onda e sulla direzione presa in The Quiet Revolution, abbiamo una valanga di idee e organizzazione della musica e quindi non ci manca l'energia e l'entusiasmo, ci mancano i soldi e il tempo da dedicare alla musica.

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