A Archive @ Orion (Ciampino, RM), 22-11-2012

Archive @ Orion (Ciampino, RM), 22-11-2012

Il collettivo inglese approda finalmente a Roma, con una inattesa serata all’Orion (causa la data improvvisamente saltata a Treviso): e così la Città Eterna si onora di ospitare – in differenti location – ben due serate del tour di “With Us Until You’re Dead”. Al recente lavoro il merito di aver dato maggiore coesione e senso di affiatamento tanto all’ensemble quanto alle affastellate idee sonore che, da sempre,  convivono in esso: trip-hop, psichedelia, progressive-rock, new-wave, post-rock, techno-pop coesistono in un equilibrio, che sulla carta parrebbe costantemente instabile, ma che incarnandosi nella musica degli Archive assume significato e compiutezza. Il concerto si caratterizza per essere ben diverso da quello che abbiamo visto nel magnifico DVD “Live In Athens” (2011, posto a suggello della tournée di “Controlling Crowds”, album che a mio parere resta il vertice creativo degli Archive): ovviamente stavolta a farla da padrone le canzoni del nuovo opus (a parte due episodi, suonato integralmente). La line-up invece resta sostanzialmente invariata: i due “registi” Darius Keeler e Danny Griffiths (dediti entrambi a sintetizzatori, campionamenti, programmazioni, piano), sono strategicamente disposti ai due estremi del palco. Gli altri protagonisti contribuiscono tutti ad edificare quella cattedrale gotica post-moderna che è il simbolo della poliedrica arte della band:  Steve Harris (chitarre), Pollard Berrier (voce e in un certo senso frontman, chitarre), Dave Penney (chitarre, voce, percussioni), Jonathan Noyce (basso), Steve Barnard (batteria) e le due vocalist Maria Q (l’anima più mediterranea e passionale: figlia di genitori provenienti dal sud Italia) e Hoily Martin (al debutto con gli Archive: a lei il compito di impersonare invece le “gradazioni” più trip-hop).

Con solenni rintocchi di campane inizia la lunga (due ore e dieci) serata romana: con Wiped Out si è immediatamente dentro l’universo della formazione inglese, un universo fatto di introspezioni profondissime e luminosissimi sussulti elettrici. You Make Me Feel (incredibile interpretazione di Maria Q, supportata dalla Martin) e Sane, sono il primo sguardo verso il passato (rispettivamente da "Take My Head" del 1999 e da "Lights" del 2005) Interlace, Stick Me In My Heart, Conflict e Violently – a cui più in avanti seguiranno Damage (superlativa oltre ogni misura), Rise, Silent, Hatchet e Twisting – caratterizzano l’ampio  excursus dedicato a “With Us Until You’re Dead”: dal vivo questi brani si espandono e acquisiscono colori più vividi, liberandosi dalla veste elettronica e riconsegnandosi al pubblico in una dimensione più potente e coinvolgente. Build And Construct (Maria Q) e Black And Blue (Hoily Martin), sono I due inediti che ci proiettano nel futuro prossimo venturo: nel 2013 dovrebbe infatti già uscire un nuovo capitolo della saga degli Archive. Magnetica anche la versione prevalentemente acustica di Again. Fuck U (episodio cardinale di "Noise" del 2004), come sempre, è il massimo momento di coinvolgimento emotivo del lo show, congiungendo tangibilmente band e pubblico, nella sua veemenza e nel suo corale e ipnotico ritornello. Da “Controlling Crowds” vengono proposte Pills, Dangervisit, Bullets (attraversata da quella vena così Radioheaddiana), Kings Of Speed e una magistrale esecuzione della title-track.

Certo, non sarei voluto uscire da un concerto senza ascoltare i venti minuti di Lights, ma davvero è impossibile chiedere altro ad una performance maiuscola, adrenalinica, trascinante ed entusiasmante dal primo momento fino all’ultimo. Nessuno dei membri della band è parso minimamente distante o distaccato: il livello di intensità si sentiva nell’aria, nelle corde vocali, nel quadro sonoro complessivo. Il pubblico di conseguenza è stato investito di una vera cascata di energia emotiva. Cinque bis (tra cui una intensa Waste da “Noise”) dopo la chiusura del set ufficiale davvero non li hanno fatti, finora, in nessun’altra data della tournée.

Posso dire in tutta sincerità che, seppure gli Archive si erano un po’ persi compositivamente nel transito fra il vecchio e il nuovo millennio, da “Lights” nel 2005 e ancora di più da “Controlling Crowds” nel 2009 hanno ricostituito un “regno sonoro” che fa perdere di colore e credibilità alle “sovranità” di band prese a statuto dell’innovazione del rock (gli attuali Radiohead in primis).

Se esiste una via che congiunge testa e cuore, gli Archive sanno percorrerla – anche ad alta velocità – con una padronanza di guida unica.

Archive FB: https://www.facebook.com/ArchiveOfficial

"Hatchet" (Official Video): http://www.youtube.com/watch?v=lnwABVxcl3s

 

 

Per approfondire: http://archiveofficial.com/

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