A Calibro 35 live @Blackout Roma, 7 marzo 2014

Calibro 35 live @Blackout Roma, 7 marzo 2014

La lunghissima sezione urbana della via Casilina, per chi non e' di Roma o per chi è di Roma ma “certe zone non le ho mai frequentate”,  e' un nonluogo dalle indefinibili coordinate umane, sociali ed economiche (oltre che urbanistiche). Parte dal centro della città, quello più multietnico e scanzonato, spesso purtroppo “disperato”, e quando arriva ad accarezzare il quartiere popolare di Centocelle incrocia sulla sua strada il Blackout, storico locale capitolino di esibizioni ricercate e apprezzate.

Alle nove di sera questo è un luogo di supermercati dormienti, con chilometriche file di carrelli impilati gli uni negli altri nei parcheggi deserti, stradoni tristemente illuminati, mega distributori di carburante piantonati da extracomunitari mezzi assopiti, prostitute in lontananza pronte a cominciare l’ennesima nottata di misteriosi incontri. Alle nove di sera quel pezzo di Casilina è il set naturale per un film “poliziottesco” alla cui gloria e magnificenza è dedicata l’intera esistenza e ragion d’essere dei Calibro 35.

Chi sono i Calibro 35 lo sapete già e se ancora non lo sapete, “sappiatelo” al più presto.  Non li ho mai visti dal vivo pur ascoltandoli da anni con ammirazione e trasporto, e il fatto che il loro ritorno a Roma avvenga nella prima giornata veramente primaverile dopo 6 mesi di piogge pressoché ininterrotte mi rende predisposto particolarmente bene, fin dalle prime ore del mattino, ad un loro concerto.  L’attesa è però lunga arrivando loro sul palco dopo quasi due ore rispetto all'orario annunciato, ma ne valeva la pena.

Casualmente sono posizionato nei pressi del palco, accanto a una porta di servizio che dà direttamente sulla strada, e quando vedo l’energumeno di turno, con i capelli raggrumati di gel e sudore, che apre appena la porta, sbirciando fuori mentre sussurra furtivamente parole in una ricetrasmittente, intuisco che ovunque io sia, sono nel posto giusto. Cinque minuti appena e infatti quattro soggetti con in testa un passamontagna nero schivano abilmente l’energumeno sulla porta e velocemente, passandomi d’avanti come degli esperti ladri di grandi magazzini, salgono sul palco e prendono posto sulla scena. Una scena ovviamente scarna, con appena un drappo rosso appeso dietro le loro spalle a riprodurre l’impronta digitale della cover di Traditori di tutti, l’ultimo acclamato disco uscito pochi mesi fa. Loro sono posizionati praticamente sulla stessa linea, solo il batterista (Fabio Rondanini) e il bassista (Luca Cavina) centrali con mezzo passo indietro, con le due ali (Massimo Martellotta, chitarra e (saltuarie) tastiere e Enrico Gabrielli tastiere e fiati) ad indicare subito che la formazione è d’attacco con spinta offensiva di chitarre e tastiere.

Dopo una breve intro in cui le due tastiere duettano richiamandosi a vicenda, innescando un malizioso vortice di basso e batteria, i quattro tirano fisicamente giù la maschera e rivelano al pubblico di Roma, numerosissimo, che stasera comandano loro. Vengono passati in rassegna alcuni tra i momenti migliori del loro repertorio, con un occhio di riguardo a Traditori di tutti e Said, entrambi come saprete usciti lo scorso anno. Rapiti, dalla prima all'ultima nota, da un sound fedele al dogma ma decisamente più grezzo, sporco, potente e ovviamente malizioso, quando serve. Ossessionati dal suono graffiato e scorticante della chitarra di Martellotta, il primo ad apparire incantato e rapito dal suo strumento.  Addomesticati dalle danze sulla tastiera bollente e dai fiati ammiccanti di Gabrielli. Travolti dal basso picchiatore, caldo e falsamente defilato di Cavina. Disciplinati dai colpi discreti, precisi e composti ma comunque esaltanti di Rondanini.

I Calibro 35 sono una delle certezze più solide e più internazionalmente italiche della nostra terra. Da stasera, qualora ce ne fosse stato bisogno, ne sono ancora più sicuro. Teniamoceli stretti, andiamo a guardare i loro live (prima, dopo e durante si sta meglio), compriamo i loro dischi(prima, dopo e durante si sta meglio), non facciamo come al solito che le cose più belle ce le facciamo fregare da chi, dal di fuori, sa apprezzare con occhio lucido e lungimirante le cose nostre (prima, dopo e durante si sta peggio). Fortunatamente però i Calibro 35 non sono Pompei, e nonostante le forti piogge di questi mesi e l’incuria e l’inciviltà galoppante del nostro paese e dei suoi piccoli abitanti, sono più solidi e belli che mai. Una solida realtà in controtendenza. Così sia. 

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