A Chelsea Wolfe @ Locomotiv, Bologna, 19/04/2012

Chelsea Wolfe @ Locomotiv, Bologna, 19/04/2012

Cosa può convincerti a partire in macchina da Treviso un freddo giovedì pomeriggio con la pioggia battente e poi a passare per Padova per raccogliere qualche amico e a farti la strada fino a Bologna sapendo che alla fine tornerai a casa alle tre distrutto e che il giorno dopo ti sveglierai con i reumatismi, perché il tempo è umido da far schifo e l’età avanza? Cosa, se non l’amore? Di amare Chelsea Wolfe l’avevo capito subito, dal primo ascolto di “Apokalypsis” nel novembre 2010. L’avevo capito perché era musica che scavava dentro e arrivava alle viscere. L’avevo capito perché è l’unico acquisto di mp3 che ho fatto in vita mia (non era possibile, d’altronde, averlo altrimenti). Il link me lo mandò Chelsea stessa via mail. Le avevo chiesto: verrai in Italia, vero? Ci è venuta.

In macchina, mentre fuori la pioggia picchiava e rendeva invisibile persino il buio della Padania notturna, sembravamo i protagonisti di una barzelletta. Francesco, italianista. Elisa, psicoterapeuta. Michele, assicuratore. Zorba, gestore di un negozio di dischi. Questa, poi, fa ridere solo così. (E invece si può ancora fare: daje ragazzo, nel record store day siamo tutti con te!). Chiediamo al dio dei concerti fighi un Locomotiv semivuoto e frequentato solo da qualche dark residuale, di quelli che sembra non esistano più, e invece esistono ancora (solo che magari di giorno sono hipster). E il dio dei concerti fighi ci ascolta. I dark vivono. Michele, che di concerti se ne è fatti parecchi in vita sua, nota le differenze rispetto ai dark storici, quelli che i primi Cure, quelli che Siouxsie. C’è una sola differenza, ci dice: questi sono molto più alti.

Alta è anche Chelsea, stasera. Mentre facciamo la tessera, ci sfila alle spalle per andare alla toilette. Ha delle zeppe col tacco di 10 centimetri, tutta di nero vestita e decorata da un gotico pendant, con due liste di capelli nero-pece che le scendono diritte facendo cornice al viso, gli occhi diafani, l’eyeliner pesante. È uno spettro, Chelsea. Un bellissimo spettro. Pure un po’ deperito, perché sta poco bene. Durante il concerto tossisce, inala, beve acqua. Si scuserà, alla fine, a quattr’occhi. Ma l’impressione è che a rimetterci sia stata solo la lunghezza del concerto, probabilmente scorciata (un’ora), non di certo la qualità. La Wolfe canta da dio, e nessuno dei suoi tre strumentisti sbaglia nulla. Menzione speciale per il batterista, che rispetto alle registrazioni su disco moltiplica i battiti e fa arrivare i tormenti dei pezzi ancor più in profondità, con impeccabile precisione.

Chelsea suona una Fender Jaguar completamente nera. Non parla mai. E comincia in tackle. “Movie Screen” messa in apertura è un grimaldello, un cacciavite che subito scanala. Via pedalismi ben orchestrati, le sue melodie vocali messe in loop si sovrappongono e si intrecciano, facendo da orrorifico tappeto sonoro, di serpi e rovi. Già al secondo pezzo sembra di avere una croce sulle spalle: la dimensione del tormento è spalancata senza filtri o passaggi. Si è subito là, ma come redenti e intoccabili, graziati da una voce che (in modo più inglese che americano, notano gli amici, e hanno ragione) cerca sempre di far risplendere melodie salvifiche, con un registro che è già tra i più intensi del rock femminile.

In un mare sonoro un po’ gracchiante, mai del tutto immacolato, si gode soprattutto con i pezzi di “Apokalypsis”: “Tracks” è da occhi chiusi in deliquio, la successione “Demons”-“Mer” stende, “Moses” è riprodotta nella versione da “The Grime and the Glow”, con pesante base industrial pre-registrata. In scaletta compaiono tre pezzi inediti: “Reigns” (sacrale), “Ancest” (ottimo: lo aspettiamo in un album nuovo già a fine 2012?) e “Feral Love”, tartassato da un motorik battente e incupito da un effetto di synth figlio bastardo della scena witch. Rispetto alle album-version sono piuttosto stravolte “Widow” e “Half Sleeper”, offerta nel bis in una versione più muscolosa. Nessuno viene proposto tra i pezzi più acustici. La cerimonia è tutta elettrica e rugginosa. “Noorus” e “Advice and Vices” lanciano ipnotismi da culto black, e l’ottantina di presenti accetta l’ostia in silenzio propriamente religioso, gran rarità per i locali italiani. Al chitarrista, dopo il secondo pezzo, tocca persino buttare lì un incongruo ciao, finiti gli applausi, per spezzare il tombale mutismo. Forse persino freddi, oltre che alti, questi nuovi dark, anche se l’impressione finale era di soddisfazione, e il bis è stato invocato con trasporto vero. Anche perché a chiudere il concerto era stata una “Pale on Pale” semplicemente strepitosa, apice di Chelsea Wolfe non solo su disco.

L’avevamo detto subito. Lo ripetiamo, ora che i suoi dischi sono stati ristampati su cd (i vinili hanno già quotazioni oltre i 100 euro). Questa ragazza ha talento. Un suo talento. Più Siouxsie alt-rock che Pj Harvey. Fuori dal Locomotiv sono lì: la locomotiva nera, la mia macchina nera, la notte che al ritorno risputa pioggia. Ma noi siamo innamorati. Radiosi.

C Commenti

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Dr.Paul alle 14:34 del 20 aprile 2012 ha scritto:

zeppe col tacco di 10 centimetri

pffrff invitante sta cosa! ) il tuo entusiasmo è contagioso targ, cercherò qualcosa sul tubo, e poi, forse, ritiro fuori gli mp3...forse!!

bargeld alle 14:34 del 20 aprile 2012 ha scritto:

Bellissimo report, ricami strappati e poi ricuciti con amore. E quanto amore! Abbraccia Zorba, e anche tutti gli altri.

target, autore, alle 20:18 del 20 aprile 2012 ha scritto:

Vai Paul, recupera! Grazie Barg [Spazio pubblicità] E grande Zorba: passi in via squarcione, chi può, a PD.

Marco_Biasio alle 11:49 del 21 aprile 2012 ha scritto:

RE:

Ma Zorba è Boris? Guarda che ti ho visto, sai, che fai la presentazione di Different Class da Beczar. Ci si beccherà lì! Bel report

target, autore, alle 11:59 del 21 aprile 2012 ha scritto:

RE: RE:

E' lui, sì: è il suo nom de plume Purtroppo il nuovo audioforum non si farà da Beczar, ma in un'osteria all'Arcella vicino all'Astra.

Filippo Maradei alle 20:49 del 20 aprile 2012 ha scritto:

Report nel classico, sensibilissimo, stile di Francesco; contento per l'ottima prova dal vivo, ormai credo abbia superato tutti gli 'esami' del caso. Amore incondizionato, quindi, per riprendere Fra, in attesa del prossimo disco: e chissà che non si consacri definitivamente. Io - tristezza a palate - rimando il live alla prossima volta, in un giorno senza febbra, magari. )

salvatore alle 12:03 del 21 aprile 2012 ha scritto:

Bel report, sì, sì... e soprattutto felice per te Fra', per le sensazione provate!

E comunque mi piace molto quel "Si scuserà, alla fine, a quattr’occhi"...