A Classifica dischi 2015 - Vito Sorino

Classifica dischi 2015 - Vito Sorino

Anno musicalmente densissimo, questo 2015. L'anno della black music in tutte le salse, di nuove entusiasmanti promesse e importanti conferme. Delusioni poche, capolavori più della media. Ben sapendo che molti bei dischi sono rimasti fuori di un soffio, in questa top 10 troverete un tentativo di tracciarne un riassunto essenziale del perchè, se non l'avete ancora fatto, dovreste ascoltarli. Buona lettura e buon ascolto!

1 - “Carrie And Lowell” - Sufjan Stevens

Nel momento stesso in cui la prima corda sfiorata dal menestrello del Michigan inizia a vibrare, ci si rende conto che quello che si sta per ascoltare è un capolavoro. Denso di dolore e rassicurante al tempo stesso, “Carrie And Lowell” è Stevens nudo fino all’osso, sia in senso metaforico che letterale. Melodie distillate direttamente dalle lacrime di chi non ha avuto una vita facile, sussurrate attraverso la voce di chi ha perso una madre due volte nel corso di una sola esistenza. Questo è un album di una malinconia sconfinata, ma il cui calore è in grado al tempo stesso di confortare chi è triste e di coccolare chi non lo è. Oltre ad essere l’album dell’anno, ovviamente.

2 - “To Pimp A Butterfly” - Kendrick Lamar

Benvenuti nell’America dei ghetti, degli emarginati, dell’ascesa vertiginosa di star alla ricerca della redenzione fra le camere di alberghi lussuosi devastate in preda all’alcol e in preda al tentativo di dimenticare il passato seguendo le curve voluttuose di un corpo femminile. Kendrick Lamar porta l’hip-hop un passo più avanti, lo fonde col jazz, con l’elettronica sperimentale, con l’R’nB, senza perderne la grinta e lo spirito grezzo. Seguitelo mentre si confessa al suo padre spirituale Tupac Shakur, ripercorrendo il cammino a suon di fughe jazzistiche, soul erotici e flow di prima fattura. Imperdibili i contributi di Snoop Dogg e Bilal, illuminante la produzione che vede il tocco di mostri sacri come Dr. Dre, Pharrell Williams e Flying Lotus. "To Pimp A Butterfly" è semplicemente capace di travalicare tutti i limiti del genere ed imporsi come punto di riferimento per il futuro.

3 - “What Went Down” - Foals

Tra i frutti più inaspettati dell’altalenante stagione indie-rock britannica, ecco i Foals al picco della loro maturità. Un suono ormai definito e deflagrante, che unisce allo stesso tempo la dinamicità di composizioni stratificate e l’impatto del rock più viscerale. I quattro viaggiano ormai a briglia sciolta, muovendosi con facilità e precisione mirabolante, azzeccano ogni colpo e nulla è superfluo o eccessivo.

4 - “In Colour” - Jamie XX

Dopo una serie pressochè perfetta di singoli, finalmente l’esordio del genio londinese. Forse mancano dei pezzi da 90 e non tutto è al livello delle esorbitanti attese, ma qui c’è il “punto e a capo” dell’elettronica del 2015. Personalissimo e esauriente al tempo stesso. Parlare dei sample, della tecnica, della creatività nel modellare un immaginario sonoro partendo dai mille stimoli della capitale inglese sarebbe quasi tempo perso, basta ascoltare.

5 - “Happy People” - Peace

Ladies and gentlemen, welcome back in the ‘90s. Emersi da quel magma stimolante ma debole della scena di Birmingham, i Peace hanno deciso di puntare dritti al cuore della più scintillante materia pop, condita di gustosissima attitudine baggy e scazzo working-class. Il risultato è irresistibile.

6 - “Fading Love” - George Fitzgerald

Impossibile restare totalmente fermi, sulle venature deep-house e lo slancio soul dei vocals, ma è anche difficile scatenarsi del tutto, ascoltando questo “Fading Love”. Elettronica il cui battito resta sotto pelle, raffinata, da ballare in silenzio, in fondo al club a fine serata nel momento in cui la malinconia riaffiora dopo i bagordi.

7 - “Real Life” - Real Lies

Dalle nebbie anglosassoni si solleva un flusso di coscienza, dalle notti umide risale il ritmo ormai dimenticato nel cuore di antichi club ormai sprangati. Ricordi di un tempo in cui le giovani vite interrogavano loro stesse al ritmo di pianoforti riecheggianti e ritmiche dai sapori lontani. Londra diventa la metafora del mondo e dell’umanità intera, la balearic disco e tutto ciò che ne consegue il mezzo per rinnegare il presente e, paradossalmente, finire ad esserne ancora più legati.

8 - “Wildheart” - Miguel

Sanguigno, romantico, passionale, suadente e lascivo in superficie. Fragile, sentimentale, malinconico e disperato nel profondo. Il sangue latino di Miguel si sposa alla perfezione con la ruvidezza e la scurezza del sound, che trova altrove la liberazione in dolcissime e perfette dichiarazioni d’amore a base di soul ed elettronica. Quello che dev’essere l’R’n’B nel 2015.

9 - “Escape From Evil” - Lower Dens

Lo scenario di una Los Angeles mondana e crudele si dipinge dinanzi ai nostri occhi a colpi di pennate ricche di echi e delay e sfondi di tastiere languide. Suoni patinati che nascondono un profondo malessere, ritmiche esuberanti o talvolta sonnecchianti che non riescono a sviare dalla profondità dell’interpetazione vocale. Il synth-pop sognante e perfetto che serviva al menù di quest’anno.

10 - “Sprinter” - Torres

Quando Mackenzie Scott imbraccia la chitarra non resta che essere trascinati in uno scenario sonoro e lirico scuro ed esistenzialista. Poche note di chitarra riverberate, testi ossessivi e scenari ambientali ci lasciano spiazzati nel momento in cui avviene la trasformazione da cantastorie a rock girl dannata, in un saliscendi emotivo con pochi pari quest’anno.

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