A Cold War Kids - Report e Intervista

Cold War Kids - Report e Intervista

Li conoscevo da un po’, ma non pensavo. Non pensavo che i Cold War Kids dal vivo fossero così.

Da ‘Robbers and coward’, il debutto positivo, a ‘Loyalty to loyalty’, uscito quest’anno, il gruppo ha dimostrato di essere maturato. L’ultimo non è un album di ascolto immediato, d’impatto, ma la sua stoffa intimista, le sue atmosfere sature da sala fumatori, ne fanno un lavoro di ottima qualità.

Arrivo al Circolo degli artisti di Roma in anticipo perciò ho tutto il tempo di piazzarmi nelle primissime file.

Il gruppo non si fa attendere e coinvolge subito il pubblico che infine, dopo pochi pezzi, esplode alle note di piano di ‘We used to vacation’ accompagnata dall’immancabile suono delle maracas sbattute con violenza sul piatto appoggiato sull’amplificatore del chitarrista Jonnie Russell, che si dimena come un folletto indiavolato.

Unica pecca iniziale: l’impetuosità degli strumenti copre la splendida voce di Nathan Willett.

Lo spettacolo prosegue mescolando canzoni del primo cd come ‘Hang me up to dry’ e ‘Hospital beds’ con gli ultimi pezzi tra cui ‘I’ve seen enough’, la ritmata ‘Welcome to the occupation’ , la radiohediana ‘Relief’(cantata con un falsetto che ricorda tanto ‘Lemon’ degli U2) e l’irresistibile ‘Something is not right with me’, tutta da ballare.

Poi ad un certo punto si spengono le luci e sia Nathan che Jonnie si armano di pile elettriche, iniziano ad illuminare facce del pubblico intonando un inedito, simile a ciò che fece Bono Vox con un faretto cantando ‘Bullet the blue sky’ durante il mitico tour di ‘Ruttle and hum’.

La band lascia il palco ma la gente ne vuole ancora, così tornano sotto le luci e ripartono col primo pezzo dell’album, ‘Against privacy’.

Non pensavo che questi bambini della guerra fredda dal vivo fossero così convincenti. Sono giovani e hanno ancora tanto da esprimere e la strada per farlo è dritta davanti a loro.

Ciliegina sulla torta: a concerto finito si dedicano a discutere liberamente con i presenti sorseggiando birra italiana. Nathan è sommerso dai fan in cerca di foto e autografi.

 

Com’è andata rispetto alle vostre aspettative?

Matt Aveiro (batterista): “È stato bello, possiamo ritenerci soddisfatti!”

Matt Maust (bassista): “È la prima volta che suoniamo in Italia, eravamo molto tesi perché non sapevamo cosa ci aspettasse, ma stasera è stato fantastico!”

Cosa cercate di trasmettere al pubblico durante una vostra performance?

Matt Aveiro: “Quando il pubblico assiste ad un live vuole il meglio e, rispetto ad ascoltare un cd, vuole partecipare attivamente all’evento, essere parte del tutto in uno scambio di emozioni fisiche. Noi diamo del nostro meglio affinché ciò avvenga!”

Quali sono i gruppi a cui vi ispirate maggiormente?

Matt Aveiro: “Tom Waits, Velvet underground e Can, un gruppo tedesco degli anni ‘70”

Quali sono i vostri programmi?

Matt Aveiro: “Domani andiamo a vedere la mostra di Basquiat qui a Roma, vorremmo tanto andare a Rimini (sbaglia la pronuncia) per visitare il museo dedicato a Federico Fellini.”

Matt Maust: “È vero, siamo appassionati del cinema italiano, il vostro è vero cinema, non Hollywood!”

Dopo Roma, dove continuerete il tour?

Matt Aveiro: Andiamo a Torino, poi in Spagna da alcuni amici e a Parigi, in seguito torneremo in America.

Cosa ne pensate di Obama?

Nathan Willett (cantante): Obama è grande, sono molto contento che lui sia il nuovo presidente degli Stati Uniti!”

Matt Maust. “È il simbolo di qualcosa che sta cambiando!”

Invece loro, si spera non cambieranno mai!

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