A Crystal Stilts - Live in Milano - Report

Crystal Stilts - Live in Milano - Report

20-05-2009 CRYSTAL STILTS + PHOSPHORESCENT Casa139

Mestiere difficile quello del doganiere in Svizzera. Valutare la pericolosità o meno di ogni individuo che varca la frontiera, giudicandolo semplicemente in base ad una occhiata di pochi secondi, è una responsabilità non da poco. Se poi, seguendo la tristi aspettative degli stereotipi, devi rappresentare la precisione dell'orologio e l'affidabilità del coltellino elvetico, allora diventa ancora più dura.

E così quando il tuo sguardo incrocia quello sottile e un pò sbruffone di Matthew Houck, alias Phosphorescent, ti viene naturale sguinzagliare gli agenti a quattro zampe. Tutto ciò potrebbe interessarci relativamente, se non fossimo alla Casa 139 questa sera.

E' un vero peccato perchè dai quaranta minuti di concerto a cui abbiamo assistitito, il cantautore, assieme alla sua band, ha incantato.

Per metà figli dei fiori e per l'altra metà di buona donna, tra mustacchi, barbette da capra e lattine di birra fresche, con il loro modo guascone e scherzoso di porsi al pubblico, hanno convinto sia il sottoscritto che la maggior parte dei presenti.

Le cover di Willie Nelson sono ricercate e bellissime, e Matthew, interpretandole, non nasconde l'amore per questo paladino del country americano.

Anche l'alternanza tra le canzoni dei lavori precedenti, più legate al folk sperimentale, e quelle puramente country di “To Willie” non stona. Il ragazzo di Athens (strano! mi toccherà andare in quella città e strimpellare per strada per vedere che succede!) convince più dal vivo che sul disco, e se l'ascolto di Phosphorescent, il giorno dopo il concerto, mi è parso molto più piacevole di quanto lo fosse stato il giorno prima, è tutto merito suo.

Le attese principali della serata però erano rivolte alla “prima” italiana dei Crystal Stilts. I newyorkesi dal sound figlio dei Jesus and Mary Chain, sono tra le rivelazioni dell'ultimo anno, grazie ad un'opera prima che ha conquistato i favori della critica (aspetteremo il secondo album nella speranza di non vedere confermata la pessima congruenza storica per cui, per la maggioranza dei critici, dovrebbero esistere solo i dischi d'esordio).

La programmazione della Casa 139 è sempre di grandissimo valore, ed i due gruppi di stasera lo confermano, però il contrasto tra il folk da fiori nei cannoni di Phosphorescent e lo shoegaze dei Crystal Stilts al momento del passaggio del testimone è una grattata di unghie sopra una lavagna.

Ma basta poco però per sprofondare nelle atmosfere di “Alight of night”, con “The dazzled” che ci ricorda uno dei motivi per cui ci troviamo in piedi di fronte a questi ragazzetti dalla faccia pulita. Il famoso “muro di suoni” si erge a poco a poco davanti alle nostre orecchie e la voce di Brad Hargett pare adesso essere la reminiscenza di una melodia sentita in lontananza. Partiamo per un viaggio interiore alla ricerca di questo appunto mentale, ne passiamo in rassegna tanti, per arrivare alla conclusione che questo presente è già il nostro ricordo.

Si susseguono tra le altre “Departure”, “Crystal Stilts”, “Prismatic room” e un inedito “solo per noi” (come no!).

Il risultato finale è la somma di due gran belle band per una bella serata.

I Crystal Stilts, escluso il loquace tastierista, hanno un pò di staticità da scrollarsi di dosso (messaggio in particolare rivolto al frontman), mentre con i Phosphorescent firmerei per farmi una vacanza.

Però la frontiera la oltrepasso a piedi da solo, grazie.

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