Crystal Stilts - Live Report

Torino, Spazio 211, 21 maggio 2009
Ho molte aspettative questa sera.
I Crystal Stilts riescono a fondere con maestria tutta una serie di elementi che basterebbero da soli ad esaltarmi: il proto-punk di Detroit, il garage anni '60, lo shoegaze cupo dei Jesus and Mary Chain, il Paisley Underground...Il tutto poi inspessito da una venatura dark alla Joy Division!
E poi è proprio una bella serata, fa un caldo cane, Torino è splendida e raggiungere lo Spazio 211 in bicicletta sarà una goduria. Per non parlare dell'ottima compagnia...
Arriviamo allo Spazio e il solito ambiente intimo ed accogliente ci mette a nostro agio, coccolandoci in attesa di inizio concerto. Perché il bello dello Spazio 211 è proprio questo, cioè il suo essere un luogo dove i presenti sono pochi ma buoni. Ci saranno state 50 persone davanti al palco e sicuramente ognuna di queste non era lì per caso, ma spinta da una vera passione per il gruppo. Il che non può che contribuire a creare un'atmosfera complice e viva durante le esibizioni, una sorta di sommessa scena underground sottratta per un attimo dalla massa indifferenziata.
Ma a parte queste elucubrazioni, la voglia di scoprire se il baritono di Brad Hargett, la chitarra di JB Townsend, il basso di Andy Adler, la batteria di Miss Frankie Rose e la tastiera di Kyle Forrester sono all'altezza di quanto proposto in quel gioiellino che è Alight Of Night è tanta.
Un attimo di attesa, tempo che il giovanissimo gruppo spalla finisca la sua esibizione, ed ecco che i nostri fanno il loro ingresso sul palco. Già dal loro abbigliamento si nota una spiccata eterogeneità di influenze, con un cantante che con la sua flemma e il suo nero attillato sembra Jim Reid ed un chitarrista con tanto di capelli a caschetto che più Byrds di così non si può.
Ed ecco che, preparati gli strumenti e radunato il pubblico, il gruppo attacca con The Dazzled per dar vita a qualcosa di catartico. Tutto è perfetto, l'organetto doorsiano si sposa al meglio con la voce trascinata di Hargett, con i battiti su tom e rullante (niente piatti) della Rose e sui jingle jangle infuocati di Townsend. L'ipnosi psichedelica si mescola con la furia dei 3 accordi punk, tanto da riuscire a non far apparire contrastanti lo spettatore fermo in un lento ciondolarsi con quello che salta scatenato.
Finito il pezzo una corda della chitarra si rompe.
Tragedia? No, per nulla, il gruppo ne approfitta per dialogare con gli spettatori, e Forrester coglie l'occasione per far partire una spassosissima imitazione di Tom Waits.
Corda cambiata, cazzeggio finito e si riprende a sfoderare pezzi velocissimi ed esaltanti, quali Crystal Stilts, Prismatic Room, Departure, The Sinking, tutti sempre capacissimi di ficcarsi nel bel mezzo di un brano anni '60 tramutandolo in uno anni '80 (soprattutto grazie ad una sessione ritmica tipicamente eighties, in cui spicca un bassista davvero degno di nota).
Il gruppo ci dedica anche un brano inedito, mai suonato prima a quanto dice il cantante. Siamo lusingati...
Purtroppo però, proprio sul più bello, proprio quando l'attenzione era più viva che mai, la scaletta finisce portandosi via i Crystal Stilts. Non più di otto canzoni per una mezz'oretta scarsa di esibizione.
Ok, è stato esaltante e coinvolgente, e per un attimo mi sono pure illuso di essere nel '86 ad ascoltare i fratelli Reid... Però io sarei rimasto in quella atmosfera sonora ancora per un bel po'.
Sarà che non ho fretta di tornare in questo 2009.
Tempo 20 minuti (passati tra l'altro a chiacchierare con Kyle, il tastierista) e lo Spazio 211 chiude i battenti.
Evidentemente loro un po' di fretta ce l'avevano...
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