A Elio E Le Storie Tese live al Conservatorio di Milano

Elio E Le Storie Tese live al Conservatorio di Milano

Gli Elio e le storie tese sono completamente cambiati.

Si presentano al loro pubblico in una nuovissima veste orientale: Faso porta una tunica color arcobaleno, quella di Elio è azzurra, come il vistoso turbante. Ci spiegano che dopo 30 anni di attività, sono arrivate le preoccupazioni. Preoccupazioni legate al fatto che il loro gruppo non aveva mai avuto una crisi, come invece succede a tutti i grandi gruppi, dai Litfiba alla Fiat. La preoccupazione per la crisi alla fine è sfociata in una crisi, e anche loro hanno reagito come tutte le altre band in crisi, appunto: sono andati in India. E ne sono tornati assolutamente trasformati.

Adesso hanno capito che Mangoni non è uno sprovveduto profittatore che li segue solo per mangiare gratis, ma che invece è sempre stata la loro guida artistica, e lo ha fatto di nascosto, senza farglielo capire. Loro lo hanno capito da soli, come hanno capito di essere loro degli inetti. Così Mangoni, in elegantissimo abito bianco, si svela, confermando tutto. E' lui ad orchestrare l'intero concerto, indicando i brani da suonare. Come un Dio greco, dà alla band dei segnali che poi vanno interpretati: se lui dice di suonare "la canzone che fa pi-pi-pi-pi" e non viene capito, si infuria e prende a cinghiate chiunque. Ovviamente riceve subito le scuse del gruppo intero, colpevoli di non aver capito che la canzone che fa pi-pi-pi era proprio la nuova Storia Di Un Bellimbusto, mentre "quella con il pi-pi-pi-pi ma in inglese" era Jimmy il pedofilo, ad esempio.

Sì, sono assolutamente diversi gli Elii di oggi. Totalmente dipendenti dal loro ingombrante Virgilio. Quando per un attimo Mangoni è assente, la band è sperduta, e si vede costretta a riprendere le canzoni di una volta, quelle che suonavano quando erano completamente diversi. Quelle che adesso gli danno la nausea. Con immenso sforzo, quindi, ascoltiamo la storica Servi della gleba, constatando che Elio non sta piangendo, ma gli è andata una statuetta del Duomo nell'occhio. Oppure assistiamo alla celebrazione del Supergiovane, che sfreccia tra il pubblico col suo mantello grigio per salvare il catoblepa, che purtroppo sta tirando le cuoia. O ancora, Cara Ti Amo in reinterpretazione indiana: perchè la vacca sacra ha appena espletato i sacri bisogni.

Ma il concerto va dedicato alle novità che questa nuova immagine della band ci offre. A nulla valgono le incitazioni e gli applausi del pubblico, ormai Elio&co. non sono più sensibili a queste sciocchezze. Per cui, quei "Forza Panino" urlati dai fan esaltati sono assolutamente inutili. Vengono suonate le canzoni dell'ultimo album in studio, come Parco Sempione o Tristezza, spettacolari dal vivo. Ma non solo: la vera novità è la premiazione della miglior melodia del tubo corrugato, assegnato dalla prestigiosa rivista Astor Piazzolla Oggi: lo scettro va a Rocco Tanica, come massimo interprete "della musica che suonerebbe Astor Piazzolla oggi, se Astor Piazzolla avesse suonato la melodia del tubo corrugato, invece che il bandoneòn". E' chiaro che questo gruppo riceve le attenzioni dei più prestigiosi giornali e media.

Il concerto termina dopo due ore, la band lascia il palco assordati da incitazioni ai "brufolazzi". Torna poco dopo, sempre ignorando le grida del pubblico che stranamente non ha abbandonato il teatro gremito. Torna perchè vuole celebrare l'anniversario della carriera artistica del boss Mangoni, che esordiva proprio quel giorno di tanti anni fa col suo sconvolgente spettacolo "Palline", del quale qui non parleremo per preservarne l'originale valore artistico ("possiamo dire che è stato il precursore del facial"). E allora Elio e gli altri improvvisano un medley delle loro canzoni preferite da Mangoni, da Litfiba Tornate Insieme a Shpalman. Poi ci sarà un bis, ma che sia chiaro: è sempre in onore di Mangoni, il pubblico ovviamente non c'entra, non influenza più il gruppo. C'è anche lo spazio per un piccolo tributo a Michael Jackson, e per la celebrazione del Rock And Roll, che come sempre si materializza sul palco per essere martoriato.

Quando alla fine, dopo quasi due ore e mezzo, la band saluta tutti,  la folla continua a chiedere "Tapparella". Sono allibito, è evidente che il pubblico non ha capito la genuina trasformazione che questi artisti hanno subìto. Loro adesso sono superiori a meccanismi come vendite o soddisfazione di un pubblico. E non devono nemmeno celebrare sè stessi. Mangoni è tutto sommato soddisfatto del concerto, e ha accettato le scuse del gruppo per gli errori commessi. La serata è finita, ogni ulteriore grido è inutile. Eh già, il pubblico sta davvero esagerando. Crede ancora che Elio tornerà sul palco insieme a tutti gli altri, e suonerà quella canzone che tutti pretendono a gran voce.

Gli Elii sono tornati sul palco. Hanno suonato proprio Tapparella, nel migliore dei modi, e il pubblico ha finalmente potuto urlare "Forza Panino", e a battere le mani in totale estasi. Forse non sono cambiati poi così tanto: gli Elio e le storie tese rimangono sempre il gruppo più geniale e originale, intelligente e divertente, irriverente, gioioso e godibile che abbiamo nel panorama musicale italiano.

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Marco_Biasio alle 21:57 del primo marzo 2010 ha scritto:

Sono perfettamente d'accordo con la chiusa, Carlo... In effetti Elio dal vivo dà sempre un sacco di belle soddisfazioni, sia musicali (Faso è micidiale) che umoristiche!