A Elio E Le Storie Tese- Report Live 24-07-2010

Elio E Le Storie Tese- Report Live 24-07-2010

Elio E Le Storie Tese @ Anfiteatro Camerini, 24/07/2010

Le avevo sentite proprio tutte, ma questa ancora mi mancava. Gli Elii che parodiano il "Casto Divo" Immanuel Casto, intendo. Un benvenuto del genere nella fredda notte di Piazzola sul Brenta è evento da far spuntare fuori ghigni a chiunque. Il "Bellimbusti Balneari Tour", uno degli infiniti nomi con i quali il complessino chiama la propria tournèe in giro per l'Italia da vent'anni (quasi) ininterrotti, si apre con la sponsorizzazione del Fave Club, l'iscrizione al quale comporta tonnellate di materiale discografico e concertistico da scaricare al costo di 10 € mensili o, in alternativa, 30 annuali: "10 bocca, 30 amore" declamano i filtri di Jantoman. Si deve pur vivere lavorando, d'altronde, e ridendo a crepapelle i Nostri decidono di farlo al meglio, nell'atmosfera quasi borghese dell'anfiteatro Camerini, con gente d'ogni razza ed età comodamente appollaiata su file di seggiolini, laddove un loro concerto andrebbe invece vissuto, al massimo delle forze, mescolandosi tra ritmi e canzoni rigorosamente in piedi. Tale, però, è il corso recente del gruppo, reduce da un best of orchestrale ("Gattini") coronato da un prescindibile inedito ("Storia Di Un Bellimbusto") e a due anni dall'ultima, generosa chiamata alle armi discografica ("Studentessi"), con un Elio nel frattempo sempre più sugli scudi: quelli del Dopofestival sanremese o, in proiezione futura, della giuria di X Factor.

Il fatto è che gli EelST hanno raggiunto un livello tale di popolarità e solidità artistica da poter farsi perdonare tutto. Non c'è dubbio che se si dovessero presentare, un giorno, con un assetto heavy metal, o in ridotta formazione country, il pubblico ci riderebbe su e lo accetterebbe come incognita vivente di una neverending story tra le più fascinose dell'ultimo ventennio di musica italiana. Il cantante indossa un misto di abiti indefiniti, a metà tra uno sceicco arabo ed un nottambulo, Faso sembra uscito da un safari, Cesareo e Rocco Tanica inaugurano il palco con un medley spacedelico dritto dritto dai migliori Floyd di "Wish You Were Here", gli altri tengono botta da subito e, un considerevole numero di minuti più tardi, irrompe una divertita "Lo Stato A, Lo Stato B". Eccovi uno spettacolo breve ed all'insegna degli argomenti sottovalutati, annuncia in random Elio: senza sorriderci troppo su (no, non si parla di fighe e coiti, come grida qualcuno dal basso!), c'è da credergli. Perché qualcosa è cambiato, rispetto alle passate esibizioni. Il marcio esistenziale della nostra classe dirigente, lo scandalo dell'amoralità genetica, i giochi di potere sono realtà terribili che hanno infettato persino la loro tradizionale vena sardonica, abile a giocare ed irridere gli argomenti più vari con una corrispettiva valanga di citazionismo lirico e sonoro. Spingendosi al limite, si può persino dire che la quotidianità mediatica abbia dissestato l'orizzonte da stereotipo demenziale: così, quando ad un'esilarante presentazione etico/religiosa si lega la tecnica fusion di "Pagàno", un brano che non veniva presumibilmente rispolverato da sette anni, vi è curiosità per ciò che potrebbe accadere. Attesa, dunque, non tanto per i calembours dedicati al Pantheon romano, quanto per gli orrori della cricca appaltatrice di Anemone & Co. contro la quale vengono scagliate pietre, con il beneplacito dei ponti di Giulio Cesare (altro simbolo politico da annientare?). Una casualità tira l'altra: l'ovazione con cui viene accolto l'evergreen "Servi Della Gleba" scompare dinanzi al boato che suscita la scelta - improvvisata? - del gruppo di giustificare le celeberrime lacrime dell'amor tradito di Elio non con la classica "bruschetta nell'occhio", bensì con una "statuetta del Duomo in bocca" (eccolo, il Cesare!).

Elii più politici, dunque, e meno tolleranti del dovuto. Chi dice sia un male? Il filo continua a tendersi con le movenze ragga di "Parco Sempione", detonatore ideale da mettere ai piedi del Pirellone, e si scioglie infine nella soda caustica di quell'ironia che li caratterizza così a fondo. Molto spazio ancora a "Studentessi" ed una scelta un po' avara dei brani del passato, per un concerto - critica dovuta - che, visti anche i prezzi non esattamente popolari, avrebbe dovuto quantomeno durare una ventina di minuti in più. Mangoni, anno dopo anno sempre più orgogliosamente artista a sé, detta legge (e sganasciate!) nelle coreografie del consueto medley "La Visione" - "Discomusic" - "Born To Be Abramo" e raggiunge l'apice della gloria imperitura con un travestimento da Oscar di Michael Jackson (ricordato, in chiusura, con "Man In The Mirror") che manda in tilt i presenti. Dall'altro lato, la controparte strumentale si dispiega in virtuosismi pirotecnici ma non invadenti, come nel meraviglioso prog di "Plafone", nel bizzarro funk vocoderizzato di "Gargaroz", nelle metamorfosi hard rock di una memorabile "Heavy Samba" e nelle scudisciate telluriche di "Rock And Roll". "L'avevo capito da subito che eravate un pubblico di intenditori" sottolinea di continuo, ironico, Elio. Nulla da eccepire, considerate le reazioni della platea spesso contenute al minimo indispensabile, poco reattiva sia sugli assoli di batteria di Christian Meyer, su un lento annunciato a più riprese che si rivelerà essere "Fossi Figo", sul finale allucinante di "Storia Di Un Bellimbusto", stoccata ai Marrazzo e ai Sircana di turno ("È la passione per il cazzo che ha investito per prima la nostra città. Non a caso, è una città del cazzo!"), e sull'attacco di "Tapparella", atto conclusivo con la quale il gruppo fa calare il sipario, strappando applausi a destra e a manca.

Alla prossima, begli uomini. E ricordatevi di suonare "Supergiovane"!

 

Per approfondire: http://elioelestorietese.it/

C Commenti

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synth_charmer alle 10:06 del 26 luglio 2010 ha scritto:

a Milano Supergiovane l'hanno suonato comunque hanno una fantiasia come pochi, lo spettacolo nelo spettacolo è assistere alla loro imprevedibilità. Non stancano davvero mai