Grimes @ Astoria - Torino 30 maggio 2012

Un tasso di umidità che sembrava di stare in un acquario per hipster: la sala interrata dove l'Astoria ha da tempo aperto la sua lunga stagione di (ottima) musica indipendente era piena e calda. Sono stati infatti molti i torinesi accorsi per gustarsi l'esibizione della canadese Grimes, che ha trovato in Italia un'accoglienza calorosa e appassionata, risolta nel sold out di Torino.
Claire Boucher l'ho notata subito: era lei la ragazza minuta accanto al palco durante l'esibizione del gruppo spalla (Doldrums), intenta a scambiare due chiacchiere e guardarsi intorno, incapace di celare il leggero nervosismo che traspariva dal suo rosicchiarsi le unghie. Nervosismo accentuato non appena salita sul palco, nell'attesa che tutto fosse pronto, mentre il pubblico invocava a gran voce l'inizio dell'esibizione. Un'età media più bassa rispetto alle scorse date cui mi è capitato di assistere, ulteriore avvisaglia della natura prettamente giovanile del sound dell'artista canadese. Il suo ultimo Visions, con la sua azzeccata serie di pezzi killer, deve aver convinto parecchio, dal momento che brani come Oblivion, Genesis, Circumambient e Nightmusic hanno trovato un'accoglienza entusiasta, scatenando un'audience partecipe e divertita. E non appena partita la musica ecco che ogni residuo di insicurezza è scomparso: la Boucher si è dimostrata un'ottima performer, capace di tenere il palco, di divertire, di imporsi con un magnetismo e un'esuberanza rinfrescante.
Tuttavia, nonostante l'ottima presenza sul palco e le ottime attese il risultato complessivo non può dirsi troppo soddisfacente. La scarsa interazione con la strumentazione live, innanzitutto: la Boucher si è limitata a cantare sopra le basi, regalando soltanto qualche tocco di synth e qualche manipolazione sul sampler. E poi, cosa a me incomprensibile, il livello basso dei volumi che non ha valorizzato a dovere l'anima dance dei brani eseguiti.
Ottime potenzialità che però non hanno trovato la giusta valorizzazione, sia per quanto riguarda il sound che per la qualità della prestazione live, breve e prevedibile. È forse la dimensione prettamente home-made della proposta di Grimes (mai realmente mutata nella sostanza DIY) a non convincere, inibendo la carica da dancefloor che comunque traspare a più riprese, ogni volta sedata o resa innocua.
Un peccato, ma non mortale. La Boucher non è che agli inizi e già si intravedono nette qualità che valorizzano la sua interessantissima proposta. Proposta subito afferrata dall'Astoria, che ha garantito l'ennesima offerta di valore alla sempre più vivida scena musicale torinese.
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