A Il Genio - Allegoria di una disillusione

Il Genio - Allegoria di una disillusione

Alessandra Contini e Gianluca De Rubertis. Ovvero Il Genio, quel duo electro-pop tutto nostrano che nel 2008 esordì con l'album omonimo, efficace e di successo. Il primo disco non fu solo "quello di pop porno", bensì un'opera dal fascino particolare, piena di brio e di gioia sincera. Proprio in questi giorni è in uscita il nuovo Vivere Negli Anni X. E il naturale paragone col lavoro precedente diventa una interessante riflessione sul protrarsi della vita nel mondo odierno.

Passare da Il Genio a Vivere Negli Anni X è assistere alla crescita di una fanciulla. La bella Alessandra che ci aveva incantato nel 2008 era la giovane donna che salterellava sulla panchina, la spensierata Giapponese a Roma che voleva mangiare i gelati ai giardini di Villa Borghese. Era la donzella innocente, eccitata da quello sguardo che la faceva sentire una donna un po' porno. Era la ragazzina ingenua di Non è possibile, la piccola appassionata degli Eroi del kung fu. In sintesi, era la dolce adolescente cristallizzata nell'illusione di una favola. E l'intero album era un'ode alla semplicità primordiale.

I nostri personaggi li ritroviamo adesso, più grandi, a dover fare i conti con la dura realtà. I due affrontano ora l'amarezza, il tradimento, le lacrime. Ascoltare Cosa dubiti o Fumo negli occhi per credere. I loro testi diventano più sinceri e intensi, la loro musica riflette una "perdita di innocenza". La vita adulta, con le sue difficoltà e la sua durezza, richiede maggiore razionalità. La pura spontaneità non può sopravvivere a lungo.

Quello che per il bambino è un gioco, per l'adulto diventa un mestiere. E nel nuovo disco traspare una certa premeditazione, quella di chi dovrà confrontarsi con un ambiente spesso ostile. E' questa la maturità de Il Genio: i contenuti si irrobustiscono, la musica acquista peso intellettuale e perde la leggerezza incoscia del primo album. I due scoprono oggi di desiderare la libera espressione della genuinità, che è ora intrappolata tra le maglie di un progetto.

Non c'è alcuna colpa in ciò, nulla di cui rimproverarli. Le ragioni singole possono essere diverse. Può svolgere un ruolo importante il processo di lavorazione di Vivere Negli Anni X, più lungo, più ragionato, come spiega Gianluca. O più semplicemente, può esserne causa il fatto che "a volte si incontrano dei disgraziati", come lamenta Alessandra, e si è costretti a crescere in fretta. O può essere altro ancora, meccanismi privati che la coppia preferisce, giustamente, mantenere tali (e anzi, è già tanto apprezzata la gentilezza con cui hanno offerto di confrontarsi su questi temi, e di ciò li ringrazio).

In generale, è l'essenza stessa della vita, in tutte le sue componenti. Famiglia, lavoro, economia, politica, etica, religione: tutti potenziali tiranni atti ad opprimere la nostra gioia di vivere, a costringerci a maggiore astuzia. E abbiamo da ritenerci fortunati se rimangono fuori dalla lista attori ben più severi e intransigenti, quali la salute e l'amore irrisolto.

L'ingenuità dei bambini qui ha davvero qualcosa da insegnarci, con quell'energia inesauribile e un sorriso mai stanco. Una lezione nemmeno tanto nuova: già un paio di millenni fa, quando la civiltà moderna alienata e oppressiva non era nemmeno ipotizzabile, un personaggio scomodo a molti diceva, tra le altre cose: "Un vecchio che non esiterà a interrogare un bimbo di sette giorni riguardo al luogo della vita, vivrà". Fu perseguitato, crocifisso e i testi che contengono le sue parole sono oggi dichiarati apocrifi, falsi.

Per questo l'album Il Genio non era solo un piccolo gioiello, ma anche una preziosa pratica catartica: perchè sembrava aver messo a fuoco la vera via d'uscita al tunnel in cui ci ritroviamo nei tempi moderni.

Questi anni X ? Beh, forse era davvero necessario che fossero così. O forse no.

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