A Live Report - Bachi da Pietra e Massimo Volume, Hiroshima Mon Amour, Torino

Live Report - Bachi da Pietra e Massimo Volume, Hiroshima Mon Amour, Torino

Il ritorno dei Massimo Volume è di per sé un grande evento. Cosa scontata, certo. Però è sempre bene ribadirlo per spiegare l'importanza e l'imperdibilità di una serata dove oltre al gruppo bolognese possiamo goderci anche la presenza dei Bachi da Pietra. Per l'occasione Matteo Castello e Alessandro Pascale si sono trovati e commentano così il concerto.

Alessandro: Allora Cas, che serata eh? Da dove partiamo?

Matteo: Partiamo dalla constatazione che come al solito pioveva, ma questa volta trovare l'Hiroshima è stato più facile del solito. Una sorpresa arrivare e vederlo pieno di gente in attesa del grande evento, o no?

A: Si, in effetti devo dire che non me l'aspettavo. Qualche tempo fa abbiamo assistito ad una ressa anche maggiore per gli Shellac, con il locale esaurito... Forse è una mia impressione ma sembra che si muova qualcosa nella scena alternative italiana. In questi anni ne ho visti tanti di concerti tra Milano e Torino, e mi sembra che l'attenzione per certi artisti e scene stia decisamente aumentando. E' vero che si parla di nomi grossi e “storici”, però non è affatto una cosa scontata che ci sia pubblico. Ricordo concerti di Liars e Built to Spill semi-deserti...

M: Apperò! Piacevole che si muova qualcosa dopo 20 anni... Ad ogni modo il ritorno dei Massimo Volume è evidentemente percepito come un'occasione da non perdere. Diciamo che il pubblico poteva essere lo stesso del concerto degli Shellac: tutto il sottobosco “post” di Torino, sottobosco che fortunatamente si dimostra solido e folto. Ma parliamo dei Bachi da Pietra. L'impressione è stata quella di assistere ad una sorta di blues da cripta. L'atmosfera che sanno creare i Bachi è davvero unica.

A: Sì, devo dire che non sono mai stato un loro grande fan, né ho mai approfondito troppo le loro opere. Eppure sono un duo molto interessante, capace di recuperare la matrice più scarna, scheletrica quasi, di un blues funereo e sepolcrale. Atmosfere uniche finché non arrivano sul palco i Massimo Volume perlomeno, perché poi, diciamocelo, l'impressione è che ascoltando i Bachi da Pietra si sentano i Massimo Volume “in potenza”, quasi limitati in una ricerca sonora incompiuta e frammentata. Il che secondo me non è per forza uno svantaggio, anzi mi sembra che la volontà del gruppo sia proprio quella di creare bozzetti sonori onirici. Sprazzi di poesia che lasciano suggestioni ma non portano da nessuna parte. Che dici?

M: Sicuramente la componente espressionista prevale, e penso che l'immediatezza delle sensazioni suscitate da Bruno Dorella e Giovanni Succi siano il fine dell'opera dei Bachi. Più che dei Massimo Volume in potenza si tratta dei Massimo Volume spolpati fino all'osso, con qualche brandello rumorista lasciato a penzolare, tinti di nero e di esistenzialismo orrorifico. La celebrazione della decadenza, in tutte le sue forme, fa del progetto Bachi da Pietra un qualcosa di esclusivo e unico, tutt'altro che inconcludente. La presenza del cantante poi è degna di nota: omaccione tutto d'un pezzo, capace di sfoggiare un'eleganza scarna e campagnola, padrone di un vocione grave e gutturale... Un'esibizione da brividi anche se conclusasi troppo presto...

A: Si, ci sta tutto, hai ragione. Mi piace soprattutto il parallelo fatto con l'estetica espressionista. Credo che i Bachi sarebbero perfetti per musicare qualche vecchio film tedesco degli anni '20, roba tipo Murnau, Lang o Wiene. Ad ogni modo passiamo ai Massimo Volume. Premesso che il giudizio generale dell'esibizione è più che positivo non mi ha convinto la scelta di suonare integralmente nell'ordine la scaletta dell'ultimo disco, senza brani “vecchi” a spezzare il ritmo. Tutto ciò limita l'effetto sorpresa e costituisce un certo limite di fondo.

M: Sono d'accordo. Sicuramente è una scelta che garantisce sicurezza: “se il disco è piaciuto riproponiamolo nella sua integrità al pubblico dal vivo”. Il problema in questo caso sta nell'eliminazione dell'imprevedibilità che durante i concerti fa scattare l'entusiasmo all'attacco dei pezzi migliori. Riproducendo la scaletta del lavoro in studio l'effetto sorpresa scompariva: tutti sapevano che dopo Mi Piacerebbe Tanto Averti Qui ci sarebbe stato Fausto, ad esempio. Però il lato positivo è stato quello di instaurare un clima di familiarità tra pubblico e palco. L'esibizione in questo senso aveva qualcosa di intimo: lo show era una componente residuale, la gente voleva le canzoni. E da questo punto di vista le delusioni non ci sono state... Una band impeccabile nell'esecuzione e nella cura dei suoni, delle atmosfere, dell'intonazione dei versi... Un brano su tutti: La Bellezza Violata: ancora meglio che su disco!

A: Devo ammettere che eseguito dal vivo l'ultimo disco aumenta il suo valore. Recensendo il disco non ero rimasto entusiasta per l'abbondanza di “tempi morti”. Questi però calano notevolmente quando te li trovi davanti questi splendidi musicisti: Clementi che si staglia come una statua, Sommacal e Pilia che tessono trame chitarristiche eleganti e raffinatisime, arrivando addirittura a soffiare sul manico per creare certi effetti sonori... Insomma di stancarsi non c'è pericolo. Quando li vedi all'opera ti sembra davvero che siano in grado di fare qualsiasi cosa vogliano. Una maestria che in tempi recenti ricordo di aver trovato solo nei Low. Però in fin dei conti i momenti davvero esaltanti sono arrivati nei bis, quando, messo alle spalle Cattive Abitudini, il gruppo ha tirato fuori le perle di Lungo i Bordi. Forse meno tecnica ma più “pancia”. E anche emozioni...

M: Ecco, si. All'ultimo pezzo di Cattive Abitudini (In un Mondo dopo il Mondo) avevo un mal di schiena pazzesco (ho solo 23 anni accidenti...). Ma l'attacco di Il Primo Dio ha fatto l'effetto di un anti-dolorifico. Non parliamo poi di Il Tempo Scorre Lungo i Bordi e Fuoco Fatuo: se già il pubblico era in stato di adorazione, dopo l'esecuzione di questo trittico l'entusiasmo ha raggiunto vertici storici. Mi immagino l'emozione di chi negli anni '90 si appassionava ad un gruppo che io ho conosciuto quando era già storia. Io ho fatto miei quei brani “postumi”, figuriamoci chi li ha vissuti in tempo reale vivendoli. La celebrazione di quegli anni '90 si è conclusa con il lungo brano tratto da Stanze, Vedute dallo Spazio, che ha lasciato un pubblico soddisfatto e affascinato da un concerto capace di dare il massimo in termini di suono, poesia e atmosfera. Si può chiedere di meglio?

A: Direi di no. Comunque fattelo dire, il fatto che a 23 anni tu non riesca già più a sopportare fisicamente due ore di concerto dimostra scientificamente che sei un mezzasega.

M: Direi che però la camminata fino a casa (Torino ha un grande problema di mezzi pubblici notturni) ha dimostrato chi dei due ha più resistenza fisica...

A: Ma io ormai ho una certa età...

C Commenti

Ci sono 5 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.

Marco_Biasio alle 19:09 del 21 novembre 2010 ha scritto:

Bellissimo report tosi

bargeld alle 11:14 del 22 novembre 2010 ha scritto:

Delizioso davvero!

Peasyfloyd alle 14:42 del 24 novembre 2010 ha scritto:

con tanto di "apperò" che da Castello non mi aspettavo! ahahah

monte83 alle 21:44 del 24 novembre 2010 ha scritto:

diciamo che al concerto degli shellac c'era meno ressa,nonostante il sold-out,dato che il concerto si era tenuto in un locale con metà della capienza di quello in cui hanno suonato i massimo volume...eh

Peasyfloyd alle 22:18 del 24 novembre 2010 ha scritto:

beh l'hiroshima è più grande, è vero, però a colpo d'occhio credo che ci fosse cmq mooolta più gente agli Shellac. Non ci si riusciva letteralmente a muovere allo Spazio... Alla fine all'Hiroshima si stava cmq abbastanza larghi nonostante il pieno