A Live Report - Drink To Me - Officine Corsare

Live Report - Drink To Me - Officine Corsare

Torino, 1 dicembre 2010

Innanzitutto il luogo: le Officine Corsare. I corsari derivano dal movimento studentesco dell'Onda di due anni fa, più precisamente dalla realtà universitaria degli Studenti Indipendenti. Le Officine sono il luogo in cui l'onda cerca di diventare marea, il luogo da cui partire per elaborare, lottare e costruire buone e altre socialità. Un punto di aggregazione oltre che un laboratorio di alternativa, questo sono le Officine Corsare. Un fenomeno nuovo e più che promettente per Torino.

L'apertura alla musica avviene quindi in un contesto dove questa è concepita come un tassello da inserire accanto a molti altri. La specializzazione in un solo campo non è la benvenuta qui (fortunatamente): si preferisce l'armonica unione di più stimoli e di disparati ambiti. Da qui la difficoltà di focalizzare l'attenzione su questo elemento, il quale -per sua natura- richiede un'attenzione del tutto particolare. Eppure le Officine superano magnificamente la prova... L'esibizione dei Drink To Me, tra le più valide band italiane del 2010, rappresenta una sfida non da poco per il locale. Non da poco perché, appena entrato, l'atmosfera (caldissima) che mi accoglie non ha nulla a che vedere con l'indie-rock psichedelico del gruppo piemontese: danze occitane e folcloriste animano i presenti dopo un'abbondante cena. Eppure ecco che quando la band attacca non si percepisce alcuna contraddizione, alcuno stacco, rispetto all'atmosfera che regnava un attimo prima.

Veniamo alla band. Loro sono in tre, provengono chi da Ivrea e chi da Torino, si alternano tra synth, una chitarra, un basso e una batteria. “Non sembrano italiani” mi dice il mio compagno di concerto. Io condivido, seppure sia bruttissimo dire una cosa così. Anche se rende l'idea... Il loro rock sintetico mischia la carica lisergica di certi Oneida al tribalismo robotico dei Liars, aggiungendo al tutto una verve quasi nu-rave capace di dar vita a brani ipnotici e sperimentali ma anche altamente dinamici e pop (il pop drogato degli Animal Collective si intende). L'attacco è subito trascinante: i gorghi pulsanti dei synth sconquassano i sensi di un pubblico catturato dalla carica della musica del trio. Gli elementi psichedelici, a tratti kraut, sono quelli che dal vivo risaltano maggiormente: gli effetti ritmici dell'avveniristico generatore di patterns del batterista, il quale si dimostra validissimo anche sul rullante, le trame dei due synth, gli effetti vocali, uniti ad un impianto luci tanto semplice quanto efficace, sono tutti elementi che fanno letteralmente andare in brodo di giuggiole il sottoscritto e non solo. Il pubblico mostra immediatamente il suo apprezzamento, regalando un ottimo supporto d'entusiasmo ai tre membri della band. Brani come The End of History, Amazing Tunes, Small Town, B9, David's Hole (nella scaletta vengono effettuati quasi tutti i brani del loro ultimo Brazil più uno tratto dal precedente lavoro in studio), confermano con i loro ritmi ossessivi e le massicce stilettate di synth il talento di una band che unisce sapientemente presenza scenica (l'abitudine di mascherarsi aggiunge una divertente nota ironica allo show) ed esecuzioni mirabolanti.

Una doppia conferma quindi: una per un locale che dimostra di aver tutte le carte in regola per aprirsi dignitosamente alla diffusione della miglior musica indipendente, l'altra per una band che ha tutte le carte in regola per entrare tra i migliori artisti della musica indipendente nostrana.

Per approfondire: http://www.myspace.com/drinktomeband

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