Live Report - Piano Magic

Hiroshima Mon Amour, 12.11.2009
Serata in grande stile quella di giovedì, all'Hiroshima Mon Amour di Torino.
In grande stile perché sono stati i Piano Magic ad essersi esibiti sul palco dell'ormai irrinunciabile locale torinese. Come al solito non si tratta di folle accorse, vuoi per la lontananza dal centro, vuoi perché gli italiani se ne fregano della buona musica, vuoi perché l'Hiroshima è studiato per essere selettivo nei confronti del suo pubblico. Tra l'altro da notare come i Piano Magic abbiano un seguito piuttosto maturo: pochi i ventenni in sala ad abbassare l'età media, perlopiù trentacinque-quarantenni caratterizzati dal buon gusto che questa serata richiedeva.
L'attacco è subito trascinante, la destrezza e l'abilità nel dominare il suono da parte del gruppo è esemplare, la capacità di ottenere una quasi perfezione esecutiva e una nitidezza sorprendente, considerata l'alta dose di shoegaze e di effetti applicati al suono, lascia immediatamente impressionati della stazza di chi sta suonando per noi.
Tuttavia il gruppo che mi aspettavo non si è fatto vivo. Le divagazioni e la lentezza dreamy e ambient, nonché le aperture elettroniche hanno occupato sottilissimi spazi, per lasciare posto invece ad un'intensissima atmosfera dark anni '80. Insomma, me li aspettavo più protesi in avanti che ancorati in maniera così esplicita al passato. In particolare lo spirito di Ian Curtis e dei Joy Division non ha smesso per un istante di aleggiare tra il pubblico, insieme a quello dei Dead Can Dance, presenza radicatissima in particolare dopo l'ultimo album.
La voce di Glen Johnson si incupisce in un grave baritono cantilenante, mentre la musica si fa più cupa ed elettrica che mai.
Niente di male comunque, il susseguirsi dei brani (per la maggior parte dell'ultimo Ovations) cattura sempre più l'attenzione, immergendola nelle atmosfere di Recovery Position, Love and Music, On Edge e Faint Horizon. La bella David-Guillou dà un'ottima prova delle sue doti durante l'esibizione di Incurable, nonché in una spassosissima cover improvvisata (a causa della rottura di una corda di Johnson) di un brano (non chiedetemi quale) di Michael Jackson, con tanto di assolo di chitarra riprodotto fedelmente e scherzosamente in stile "air-band".
Non manca quindi nemmeno il dialogo con un pubblico affiatato e appassionato, capace di instaurare un buonissimo rapporto col palco.
Splendida serata dunque, impressa nella memoria e già archiviata come una delle esibizioni più soddifacenti dell'anno.
Se capitano nella vostra città, andate a vedere i Piano Magic, non deluderanno.
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