A Origini della Musica Bianca Americana: Folk, Old Time, Bluegrass, Country

Origini della Musica Bianca Americana: Folk, Old Time, Bluegrass, Country

Inghilterra, 1620. Perseguitate dalla chiesa anglicana, 102 persone, inglesi ed irlandesi, salpano con la nave Mayflower. Il viaggio è lungo, pericoloso, alcuni di loro non ce la fanno. Ma la storia ha un lieto fine: l’arrivo c’è, al porto di Cape Cod; i nuovi arrivati verranno chiamati pilgrim fathers, i padri pellegrini, coloro che daranno il via alla colonizzazione inglese, europea, del nuovo continente.

La musica folk americana bianca, quella che sarà determinante quanto il blues per la nascita del rock’n'roll, nasce nella zona delle Appalachian Mountains. Qui, nel tempo, si sono stabiliti migranti (inglesi ed irlandesi), alla ricerca di un posto poco costoso in cui vivere. Le piccole comunità di minatori che si formarono, soprattutto tra il ’700 e l’800, furono la culla di questa musica.

Il luogo isolato conservava le tradizioni di questa gente intatte, senza contaminazioni particolari.

Gli strumenti musicali più importanti erano il violino (chiamato fiddle, suonato in modo rozzo e ritmico, con accordature aperte ed eseguendo, spesso, due note per volta), il tamburo a cornice, la cornamusa.

In seguito, dopo la seconda metà dell’800, si aggiunsero il banjo e la chitarra.

La musica, di derivazione inglese e celtica, svolgeva principalmente tre funzioni: sociale, di comunicazione, religiosa.

Funzione sociale: accompagnava, con i cosiddetti Fiddle Tune, le danze e i balli, fonte di svago per queste piccole comunità montanare.

Di comunicazione: raccontava, con ballate (chitarra e voce), storie di amore, omicidio, morte. Non esisteva la figura della star: chi suonava si poneva sullo stesso piano di chi ascoltava. Spesso l’esecutore aggiungeva qualcosa di proprio, esagerava il racconto, vi era comunque una partecipazione attiva da parte di chi fruiva la musica; partecipazione che l’avvento della discografia sostituirà con un ascolto maggiormente intimistico, seppur passivo.

Religiosa: quella che, successivamente, evolverà nel gospel bianco (preghiera e cori).

Nei primi anni del ’900, nasce il termine old time, riferito alla forma “definitiva” del folk appalachiano, leggermente influenzata dalla musica nera e dagli spettacoli itineranti dei menestrelli.

Negli anni ’20, con l’avvento della discografia, questo stile viene registrato, soprattutto grazie all’opera degli etnomusicologi, come John Lomax, che ricercano e registrano gli artisti nelle zone autoctone.

Figure fondamentali di questa prima fase della discografia bianca americana sono la Carter Family e Jimmie Rodgers.

La Carter Family spostò l’attenzione sulla voce e sul testo, reinterpretando un gran numero di brani tradizionali e scrivendone di loro. La voce bassa di Alvin P. si alternava a quella della moglie Sara, mentre Maybelle, cognata di lui e chitarrista, creò il cosiddetto Carter Picking, accentando le note della melodia durante l’accompagnamento.

Jimmie Rodgers, invece, seppe attingere anche da stili diversi, quali blues , gospel, jazz (spesso veniva accompagnato da un’orchestra), cow boy, pop. Scrisse brani in cui la gente poteva rispecchiarsi.

Nel corso degli anni ’30, la grande depressione rende difficoltosa la vita commerciale della old time music. Un nuovo stile nascerà nel corso degli anni quaranta, ad opera di Bill Monroe e dei suoi musicisti: il bluegrass.

In questa musica, le melodie dei fiddle tune vengono rese più veloci, in modo da non permettere il ballo al pubblico durante l’esecuzione. Vengono introdotti elementi jazz, come i back up (contrappunti musicali al canto), il virtuosismo strumentale e gli assoli (break). Mandolino e chitarra acustica, supportate dal contrabbasso, determinano il ritmo, mentre il banjo a cinque corde, solitamente, suona la melodia.

I temi principali dei testi rimangono quelli della old time music, mentre l’arrangiamento vocale si fa più complesso, con l’uso di armonie a più voci. Il bluegrass è cantato in una tonalità generalmente alta, perché alta era la voce di Bill Monroe.

La moderna country music, invece, nascerà con l’avvento degli strumenti elettrici, negli anni ’60. Ma un uomo, Hank Williams, seppe anticiparla di un decennio, diventandone il principale pioniere.

Hank era un giovane ragazzo del sud. Scriveva i suoi brani, caricandoli di una forte malinconia arricchendoli con elementi derivati dal blues e dal jazz, e inserendo strumenti come la pedal steel guitar, elettrica. La sua voce era sofferta, cantava una vita difficile, le sconfitte, i dolori, l’amore, le gioie. Fu un artista introspettivo e profondo e con la sua musica arrivò ad un pubblico decisamente vasto.

Il successo gli sorrise alla fine degli anni ’40, dopo anni di miseria passati negli honky tonk bar.

Seri problemi alla schiena, però, lo resero dipendente da farmaci antidolorifici, i quali, uniti ad uno smodato uso dell’alcol, causarono il declino della sua salute. Hank era una figura sensuale, cosa rarissima per un bianco in quegli anni. Seppe anticipare Elvis e Jerry Lee Lewis, la fisicità del rock’n'roll, e morì come un rocker, prima dei rocker: a 29 anni, sul sedile posteriore della sua auto, si spegne per arresto cardiaco Hank Williams, l’uomo che scrisse brani che, successivamente, sarebbero stati cantati da ogni artista country, e non solo country.

Molto di questa musica contribuì alla nascita del rock’n'roll. Basti pensare al gusto per la melodia, tipicamente bianco, che lo caratterizza. Se poi aggiungiamo ad esempio Chuck Berry, uno dei pionieri del rock, che suona un brano country, Maybellene, o il fatto che il b-side del primo singolo di Elvis è un brano di Bill Monroe, Blue Moon Of Kentucky, abbiamo un quadro più chiaro dell’influenza che la musica bianca, al pari di quella nera, ha avuto sull’accensione dell’esplosiva miccia del rock’n'roll.

Per approfondire: http://www.storiadellamusica.it

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