A Robert Fripp & Orchestra of Crafty Guitarists - Live Report

Robert Fripp & Orchestra of Crafty Guitarists - Live Report

Robert Fripp & Orchestra of Crafty Guitarists @ Convento La Pace, Sassoferrato (AN), 26/03/2010

 Difficile e anche un tantino triste recensire l’ultima performance di una esperienza musicale sapendo che, nello stesso giorno in cui ha avuto luogo, la fine è stata annunciata e definitivamente sancita dalla stessa persona che ad essa ha dato vita, essendone stato l’ideologo e l’artefice.

Tutto ciò che muore, ha avuto una genesi. E la genesi è stata nella mente di un uomo dalla personalità complicata però costantemente tentata dalla semplicità: Mr. Robert Fripp, nel 1983, concepisce una nuova accordatura per chitarra, denominata New Standard Tuning, destinata a fare, passatemi il gioco di parole, scuola. Solo un anno dopo quella che era solo teoria diviene un concreto progetto, iniziando a fare i primi proseliti nel corso di una serie di seminari in America. Perché si avvii il processo metonimico per il quale la “tecnica” si tramuti in scuola e quindi in “ensemble” bisognerà attendere il 25 Marzo 1985, anno in cui avrà luogo il primo corso di Guitar Craft (al quale parteciperà anche il futuro membro dei King Crimson, Trey Gunn): da lì alla costituzione della prima incarnazione della League Of Crafty Guitarists il passo è breve. Innumerevoli sono state le line-up che si sono alternate nel dare nuova linfa vitale alla lega e molte sono state le testimonianze “live” catturate su cd (da non perdere almeno Intergalactic Boogie Express del 1995).

Lo sviluppo di un repertorio proprio, anche se sempre in costante evoluzione, la League lo realizza lasciando cristallizzare in “forme fluide” le lunghe ore di improvvisazione durante i corsi: i contorni si definiscono quanto basta per rendere molte di queste composizioni dei veri “standand” ai quali i gli studenti dei vari circoli nazionali hanno poi contribuito a dare significativi interpretazioni, imprimendo i tratti contraddistintivi della propria cultura. La principale delle forme espressive della LoCG resta però quella delle “circulations”, ovvero quello stupefacente veicolo di libero scorrimento di accordi e note, in grado di rendere tutti gli strumentisti partecipi e protagonisti, senza l’esaltazione di solisti o l’emergenza di virtuosismi individuali, ma in grado di agevolare la creazione di un diffuso “circolo virtuoso”.

Da un paio d’anni a questa parte questa straordinaria concezione di “sintonizzazione umana, spirituale e musicale”, ha abbandonato la più snella e congeniale modalità della League Of Crafty Guitarists per trasformarsi in una orchestra, nella quale centinaia di chitarristi contribuiscono ad espandere all’ennesima potenza l’universo già di per sé vastissimo, indagato in tanti anni di frequentazione. E il 26 Marzo 2010 questo progetto ha “brillato”, proprio come una stella che sta per diventare nova, al suo massimo fulgore, per l’ultima volta. Dopo i precedenti del 2009 a Sant Gugat del Valles (vicino a Barcellona) e a Seattle, la lucidamente folle idea di dar voce a centinaia di chitarristi riuniti (ammassati) sotto lo stesso tetto è divenuta concreta realtà presso il Convento La Pace, in un piccolo paesino in provincia di Ancona, nell’entroterra collinare marchigiano: Sassoferrato. Il concerto, come altre volte, è solo l’atto finale di una settimana di corsi intensivi per chitarra che si sono tenuti presso il medesimo meditativo posto e che, come nella migliore tradizione Frippiana, si propongono come una sperimentale strada intermedia fra l’approfondimento tecnico e il ritiro spirituale.

Disciplina e liberazione. Rigore e astrazione. La prima fase della performance è distinta proprio da una magmatica esecuzione del principio delle “circulations”, spinta al limite estremo: laddove era lecito aspettarsi una ordinata organizzazione del caos, l’Orchestra of Crafty Guitarists ha dato luogo e moto ad vorticoso e “indisciplinato” roteare di corpi e di note, come una sorta reinvenzione dell’ipnotica danza dei Dervishi della tradizione Sufi. Tutti in fluttuante circolazione (tranne Fripp, immobile in un angolo della Chiesa): ogni tanto, nel travolgente fluire, si veniva a formare un assembramento che, pur senza interrompere il turbinio generale, prendeva il sopravvento sonoro, riuscendo a dettare ritmi e ad architettare sviluppi appena un po’ più assennati. Ma ciò, al massimo, per una manciata di secondi: il tempo materiale per il raggruppamento di disperdersi, nel rispetto dell’unica regola vigente: CIRCOLAREEE! Più che “orchestrare” il caos (da sempre l’obbiettivo della musica di Fripp, con i King Crimson e non), stavolta sembra che Fripp e i suoi sodali siano allo stesso tempo vittime e carnefici del caos. Anche se in taluni frangenti il vincitore pare essere stato proprio quest’ultimo. Più godibili, anche se formalmente più convenzionali, le esecuzioni offerte da una delle sottodivisioni (composta da nove chitarristi) dell’Orchestra che, rivisitando brani scritti, ha regalato anche una elettrizzante Red dall’omonimo album-capolavoro del 1973 del Re Cremisi.

Il finale ha appaiato dodici fra i maestri con più esperienza sulle spalle (tra i quali Alessandro Bruno, coordinatore per l’Italia della attività del Guitar Craft , Tony Geballe e il poliedrico Bill Rieflin, anche batterista degli attuali R.E.M) e lo stesso Robert Fripp, incastonando nella memoria dei presenti una inattesa e incandescente versione di 21st Century Schizoid Man. Le porte della chiesa si aprono e i musicisti, in un silenzio rotto solo dagli applausi del pubblico, svaniscono nell’avvolgente oscurità. È il testamento finale di una scuola che ha formato generazioni di chitarristi che, pur attraverso un ascetico progredire di livelli, ha cercato di non confondere mai l’obiettivo della crescita come strumentisti con una vuota ostentazione delle proprie virilità tecniche.  

L’unica certezza è che l’eredità di questi venticinque anni di storia musicale non andrà persa e i semi gettati, in un terreno che in questo lungo tempo è divenuto sedimentato e fertilissimo, continueranno a dare buoni frutti dal sapore mai completamente decifrabile. Anche al di fuori dello stretto ambito musicale.

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