A Sacri Cuori al Raindogs di Savona 8.1.2016

Sacri Cuori al Raindogs di Savona 8.1.2016

Quattro uomini corpulenti in nero armati di chitarra, basso, batteria, un sax baritono ed  una tastiera giocattolo, viaggiano in musica fra la Romagna e la Louisiana, mescolando chitarre twang, irresistibili ritmi surf e colonne sonore di Piero Umiliani, Armando Trovajoli e Riz Ortolani. Quando ai quattro si unisce una cantante dalle movenze robotiche e dalla voce potente, diventano una band a tutto tondo, in grado di spaziare da ballate sensuali ad entusiasmanti tour de force rock, e sembra di essere tornati ai tempi di Maria Mc Kee con i suoi Lone Justice, trenta anni fa. Sono le due facce del concerto dei Sacri Cuori, band con radici e sogni intrecciati fra la Route 66 e la Maravina, strada di collegamento fra Ravenna ed il mare, ed una valigia piena di collaborazioni oltre oceano, giunta al Raindogs di Savona per presentare il quarto cd “Delone” e scaldare il centinaio di persone presenti in una fredda serata di gennaio.

Missione completamente riuscita, a giudicare dall’entusiasmo del pubblico, rapito dal mix ad alto potenziale ritmico ed emozionale dei cinque musicisti, nel quale convivono naturalmente blues paludosi, strumentali da film anni ’60, temi condotti dal “fischio” morriconiano, tremoli ed effetti fuzz, in un progetto di restaurazione del vintage assimilabile, fatte le debite distinzioni sulle fonti, a quello condotto dai Calibro 35. L’avvio è concentrato sulle eloquenti note della chitarra di Antonio Gramentieri, supportato dal beat roccioso della batteria di Diego Sapignoli e dal basso di Francesco Giampaoli, con sax e tastiere affidati a Franz Valtieri in funzione di sponda melodica, per un primo grappolo di strumentali tratti dagli ultimi lavori della band, dal sixties rock di “Teresita” a quello cinematografico de “La marabina”, al tex mex di “Madalena” fino al  “Cagliostro blues”, raccontato all’unisono da sax e chitarra . Poi arriva l’ugola italo australiana di Carla Lippis, incontrata ad Adelaide e riportata dai Sacri Cuori alle proprie origini italiche, e la band diventa supporto alle eccellenti doti vocali della chanteuse, tanto sensuale nella vellutata ballad “Una danza”, doppiata dalla versione inglese “Dancing (on the other side of town) ”, quanto perentoria ed efficace  nel singolo Delone”, la canzone più compiuta del loro repertorio, il cui video sta spopolando in rete. Sul palco si muove e danza in strane posture un po’ robotiche, e quando impugna il microfono sembra darsi completamente alla musica, cuore e voce, rispettando alla perfezione, ma con una sua originalità, l’eterno rituale della diva rock.

Dopo il set cantato ancora alcune composizioni strumentali, dalle quali fa capolino la cultura musicale e l’età anagrafica dei quattro Cuori, che rispettano i maestri del liscio romagnolo e citano come maestri Dan Stuart dei Green on Red e Howe Gelb dei Giant Sand, con i quali hanno spesso calcato i palchi, ma  dal vivo si ritagliano uno spazio anche per altre suggestioni, come le fughe chitarristiche fra psichedelica e post rock, sostenute da implacabile giri di basso e da una batteria percossa con la maraca,  che chiudono a temperatura incandescente la scaletta ufficiale. Nel finale riecco la Lippis, e per i bis si risale nella capsula del tempo, con una versione inglese de “La Bambola”di Patty Pravo seguita da una sparata “Bang Bang”, che la cantante chiude regalando un solo da brivido. Ed un viatico per il ritorno a casa con le orecchie ancora piene di musica ed il cuore, se non sacro, di certo più caldo.

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