A Shabazz Palaces @ Astoria - Torino 29 Febbraio 2012

Shabazz Palaces @ Astoria - Torino 29 Febbraio 2012

Che viaggio! In senso contestuale però, non psichedelico: ho preso il treno alle 17.30, sono rimasto bloccato ad Ivrea a causa di una manifestazione, per fortuna c'era un bus che ha iniziato a fermarsi in ogni paesino dell'eporediese, infine sono arrivato a Torino ad un'ora indecente, mi sono catapultato a casa ad ingollare un boccone ed eccomi di nuovo fuori alla rincorsa di un bus che mi portasse nei pressi dell'Astoria. Miracolo: ad un attimo dall'inizio dell'esibizione ero davanti all'ingresso del locale che sta dirottando il meglio della musica contemporanea nel quartiere di San Salvario. E questa volta è toccato agli Shabazz Palaces, mentori di una svolta netta dell'abstract hip-hop, decostruttori di metriche e basi, artefici di una grandiosa operazione futurista che ha reso il loro album una pietra miliare del 2011 e non solo.

 

Così appena entro loro cominciano l'esibizione e il viaggio continua, per un vero e proprio flusso che però adesso è appagante ed intrigante. Mi rilasso e vengo avvolto dalle vibrazioni degli ultra-bassi utilizzati dal duo per far da sostegno alle caparbie costruzioni sonore e ai vocals effettati. Occhialoni e stile hip-hop (con una nota afro come segnale di “diversità”). Ma queste sono solo superficiali considerazioni estetiche. Presto ogni sospetto (ingiustificato per chi ha apprezzato il disco) di riproduzione di stereotipi e canoni viene dissolto da una serie di acts sopraffini. I pezzi, perlopiù tratti da Black Up, sono dotati di un valore aggiunto derivante da interpretazioni ricche ed elaborate, che mettono insieme Africa nera (nerissima) e innovazioni post-qualcosa (la dimensione future garage, tra le tante, è quella che più mi ha sorpreso nella sua resa ed interpretazione live). Alla strumentazione elettronica (laptop, loopstation, pad controller) si aggiungono le percussioni e gli strumenti tribali di Tendai Maraire, per composizioni nei quali i richiami ai suoni ascoltati su Lp vengono costantemente trasfigurati in virate sperimentali, senza mai perdere il contatto con un pubblico che si muove, che si esalta, che ha tutta l'aria di apprezzare il lavoro degli artisti sul palco. Un pubblico composito, segno che l'operazione Sub Pop ha senso anche qui in Italia: la commistione tra generi è un fatto assodato anche da noi. La cosa risulta particolarmente interessante perché si parla di hip hop, genere facilmente ghettizzabile, le cui barriere però all'Astoria sono scomparse.

 

I campionamenti di An Echo From the Hosts That Profess Infinitum, gli inserti jazz di Swerve the Reeping of All that is Worthwhile (Noir Not Withstanding), l'attacco di Free Press and Curls e gli stacchi secchi di Are You Can You Were You (Felt) sono salutati con entusiasmo. Ma sono solo modesti appigli per un lavoro di manipolazione da lasciar storditi, mischiando momenti di adesione ritmica ai beats possenti ad altri di rapimento sonoro in flusso libero.

 

Insomma, grande evento e ottima resa per il futuro dell'hip-hop sperimentale. Speriamo che qui da noi qualcuno prenda nota (soprattutto dopo la prima caduta dei giganti nostrani del genere) e che il viaggio possa continuare. Magari a partire da San Salvario, perché no?

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