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A Blonde Redhead

Blonde Redhead

È il 1993 quando i due fratelli gemelli Amedeo Pace, cantante e chitarrista, e Simone Pace, batterista, italiani di nascita, trapiantati in Canada e trasferitisi negli Stati Uniti, formano a New York i Blonde Redhead, insieme a Kazu Makino, cantante e chitarrista giapponese, e al bassista Maki Takahashi, che abbandona la band nell’anno successivo.

Il primo periodo della carriera della band è contrassegnato dall’adesione a sonorità noise-rock, punk e new-wave, tra sperimentazioni e avanguardia, con suoni spigolosi e taglienti, atmosfere rumorose, stridule e dissonanti, degnamente rappresentato nei primi quattro album, ovvero, l’omonimo mini-album “Blonde Redhead” (1994), il successivo “La Mia Vita Violenta” (1995) e, soprattutto, “Fake Can Be Just As Good” (1997) e “In An Expression Of The Inexpressible” (1998), quest’ultimo, forse, il meglio riuscito in termini di qualità complessiva dell’opera.

I successivi tre album (“Melody Of Certain Damaged Lemons”, 2000, “Misery Is A Butterfly”, 2004, “23”, 2007) costituiscono un deciso cambio di rotta verso territori sempre più melodici e atmosfere oniriche, prevalentemente attraverso malinconiche ballate semiorchestrali, talvolta ipnotiche, ottimamente arrangiate, ma spesso anche poco ispirate (soprattutto in “Misery Is A Butterfly”). Più rari e, comunque sbiaditi, i momenti più impetuosi sulla falsa riga del punk dei primi album.

Roberto Maniglio