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A Dead Cat In A Bag

Dead Cat In A Bag

Nati come un duo di post-folk intimista per evolversi successivamente in una formazione allargata che include fino a 8 persone sul palco, i Dead Cat in a Bag riattualizzano e fanno proprio il suono di un certo cantautorato notturno (Tom Waits, Nick Cave, Tindersticks, Mark Lanegan, ma anche Johnny Cash, Will Oldham, persino gli oRSo), filtrandolo attraverso una poetica e uno stile assolutamente personali ed operando piccole ma fondamentali variazioni dettate tanto dagli strumenti utilizzati, che dagli strumentisti stessi. Il risultato è una musica calda e teatrale, fatta di fumo, polvere e ruggine, esplosioni noise e vagabondaggi lungo itinerari che spaziano dalla canzone d\'autore francese al country americano, dal tex-mex ai sapori balcanici, dal cabaret mitteleuropeo alle fanfare mediterranee, seguendo geografie immaginarie e suggestioni quasi cinematografiche. Le serenate da sfasciacarrozze, i sogni da zingaro e le ninnananne ubriache dei Dead Cat in a Bag fanno convivere strumenti tradizionali (banjo, mandolino, dobro, lap steel, fisarmonica, armonium, violino, tromba, flicorno, vibrafono, ma anche bouzouki e balalaika) con elementi acustici inusuali (molle e lamiere assortite, \"oggetti sonori\" di varia derivazione, strumenti giocattolo o autocostruiti, Moog e campionamenti), e tra le loro collaborazioni e frequentazioni figurano musicisti come il minimalista Bruno Duplant (nella sua incarnazione a nome A man & a guitar) e il più celebre Liam MacKahey, indimenticabile frontman dei Cousteau, che ha prestato la sua voce ai cori e con il quale è in cantiere un progetto importante. Hanno inoltre aperto i concerti di Bonnie Prince Billy e Hugo Race. Il loro primo album, LOST BAGS (Viceversa/Halidon) è prodotto da Marcello Caudullo e vede tra gli altri ospiti Massimo Ferrarotto dei Feldmann. (DALLA CARTELLA STAMPA)