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A Opeth

Opeth

La storia degli Opeth è quella di quattro, giovanissimi ragazzi svedesi innamorati del death metal di Morbid Angel e Death: diventa ben presto chiaro, però, che questa grande passione, rivelatasi appieno nel debutto "Orchid" del 1995, è riletta attraverso una formazione musicale ben più articolata e complessa, che si snoda attraverso il progressive rock degli anni \'70 e trova grande respiro negli svariati, splendidi stacchi melodici presenti all\'interno dei lunghi pezzi. Il cantante e chitarrista Mikael Åkerfeldt - unico membro originario del gruppo rimasto ancora oggi - è il geniale talento su cui girano gli equilibri della band: capace di comporre furiosi muri di suono quanto delicate trine di arpeggi acustici, in lui convivono sia lo spirito grezzo e belluino - che esplode attraverso i possenti growl tipici del genere - che quello romantico e raffinato - lasciando perciò il posto ad interi segmenti di vero e proprio cantato -.

L\'eleganza del genere che viene a formarsi (chiamato, d\'ora in poi, melodic death metal o Swedish melodic death metal) si sviluppa, con sempre maggiore efficacia, disco dopo disco: l\'apice è raggiunto probabilmente in "Still Life" del 1999, sublime concept album ambientato nel Basso Medioevo (con un pezzo, "Benighted", che ruba l\'arpeggio iniziale a "Never Let Go" dei Camel), ma sono esempi comunque molto validi "Morningrise" (2000) e l\'oscuro "Blackwater Park" (2001). Con "Damnation" e "Deliverance", usciti fra il 2003 ed il 2004, si assiste ad un vero e proprio sdoppiamento nella doppia personalità degli Opeth (il primo è un disco di canonico prog rock, seppur riuscito, con tanto di mellotron e tastiere, il secondo invece è forse il più pesante mai realizzato). A partire da 2005 le tastiere entrano ufficialmente a far parte del nucleo, nella figura di Per Wiberg, e la musica si evolve ulteriormente, includendo elementi fusion ed aumentando quelli jazz, a discapito del death: i risultati sono "Ghost Reveries" (2005), molto lungo e complesso ma bene a fuoco, e l\'ultimo "Watershed" (2008), dove sembrano invece mostrare la corda, forse a causa della dipartita dello storico chitarrista e fondatore Peter Lindgren.

R Dischi di Opeth

Orchid8/10

Opeth
Orchid (Candlelight 1995)

Prendete l'albero con cui avete più ricordi d'infanzia, immaginatevi indifesi con lui al centro di un bosco di conifere a latitudini vichinghe, stringetelo...
Still Life9/10

Opeth
Still Life (Peaceville 1999)

Quando la musica si fonde con l'arte più pura. E l'arte più pura cola attraverso i magli della musica, evaporando in fumi inebrianti o in esoterici liquidi...
Damnation7/10

Opeth
Damnation (Music for Nation 2003)

“Damnation” costituisce quasi un unicum nella produzione degli Opeth, celebre band svedese fra i nomi più in vista del death metal. In realtà questo disco deve...
Watershed7/10

Opeth
Watershed (Roadrunner 2008)

Alla ricerca di sé stessi. Rinnegando le proprie radici. Sembra un paradosso, eppure è questo il percorso musicale verso il quale gli Opeth, svedesi doc, si...
Heritage5/10

Opeth
Heritage (Roadrunner 2011)

Essere entusiasta e giovanile fan degli Opeth, tra la seconda metà degli anni ’90 e l’ingresso del Nuovo Millennio, portava ad ascoltare ed amare...
Pale Communion6/10

Opeth
Pale Communion (Roadrunner Records 2014)

L’irreversibilità dello status artistico a cui sono giunti gli Opeth del 2014 è tale che lamentarsene ancora, e per di più darlo a vedere, è vano, quando non...
Sorceress5/10

Opeth
Sorceress (Nuclear Blast 2016)

La tendenza alle facili similitudini, ne converrete, funziona ancora come discriminante fra una pessima ed una buona recensione. E mi si creda: ho provato in...
In Cauda Venenum5,5/10

Opeth
In Cauda Venenum (Nuclear Blast 2019)

Sin dalla comparsa sulla scena di quel disastroso “Heritage” (2011) che avrebbe certificato il definitivo distacco degli Opeth dalle proprie radici death...