R Recensione

6/10

Grouper

Dragging a Dead Deer Up a Hill

Gelidi attimi immobili, la purezza di un solo istante cristallizzato e poi sublimato in frammenti che sono sia mondi assestanti in grado di avere vita propria, che stelle di un’unica galassia, fornendo un indispensabile tassello sfumato per un intero ancora più sfumato.

Si gioca quindi su toni freddi e dilatati, eterei e immobili, lenti e sinuosi, nell’ultimo album di Grouper, Dragging A Dead Dear Up A Hill. Un album che sembra voler completare un percorso iniziato nel 2005, con il gelido Way They Crept, facendo confluire verso una forma maggiormente pop le dilatate scorrerie ambient-folk di Liz Harris.

La ritmica non esiste nelle composizioni di Liz, solo un fluire lentissimo a sciogliere i minuti e a fonderli uno con l’altro, trasportando l’ascoltatore in una dimensione ultraterrena ed spirituale. L’operazione però è molto rischiosa: i lidi percorsi da Grouper hanno limiti fin troppo labili per non essere molte volte sorpassati, facendo si che il disorientamento e la conseguente perdita siano il più delle volte il risultato derivante dal voler portare i brani ad espandersi esageratamente.

Certo, pezzi come la bellissima, incantata, Disengaged, con quelle note di piano che sembrano cristalli di ghiaccio e quella nenia sospesa tra tempo e spazio resa così evocativa dalla voce riverberata della Harris immersa in nebbie ambient, o come la seguente ballata folk di Heavy Weather /  I’d Rather Be Sleeping con le sue pennate di chitarra a lasciare tracce nettissime nel espanso mood psichedelico, come fossero la scia di un tizzone ardente nella notte, non possono che affascinare. O ancora Stuck, capace di unire le prime due tracce in una morbida litania dream pop, impegnata in un incedere ripetitivo ed ipnotico in grado, di fatto, di non avanzare mai di un solo passo, catturando e congelando in sé un istante solo di eternità.

Ma come ho già detto non si possono considerare singolarmente i brani, si tratta di un insieme fatto di molte presenze autonome (ma non indipendenti), ed è proprio in questa totalità che vanno ricercate le carenze dell’album.

A partire da When We Fall comincia una pesante esplorazione di ambienti completamente rarefatti, che alla lunga sembrano, uno dopo l’altro, riprendere e ripetere gli esemplari precedenti. Con la rara eccezione della poetica emozionalità offerta da Invisibile, altra filastrocca dilatata e dreamy, i pezzi restanti abbinano lamenti languidi e trascinati sorretti da chitarre intinte in acidi nebulose ambientali ( Fishing Bird (Empty Gutted In The Evening Breeze), A Cover Over, We’ve All Gone To Sleep), ad altri votati alla decostruzione pressoché totale della forma canzone, con ampi spazi strumentali, echi vocali sinuosi, eliminazione di qualsiasi crescendo emozionale e appiattimento di secondi che paiono in questo modo lunghissimi. Ottimi esempi di questa risma vagheggiante sono I’m Dragging A Dead Dear Up A Hill, Wind And Snow e Tidal Wave.

Insomma, l’unione tra i Cocteau Twins e i più recenti esperimenti ambient-free-folk ( Clear Horizon, Fursaxa, Pocahaunted, Zelienople, Charalambides…) non sembra portare buoni frutti. Anche se in casa Type, visto gli ottimi influssi artistici che vi si aggirano, è possibile che questi, una volta staccati dall’albero, inizino finalmente a maturare.

V Voti

Voto degli utenti: 5/10 in media su 1 voto.
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C Commenti

Ci sono 2 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
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fabfabfab (ha votato 5 questo disco) alle 16:48 del 24 settembre 2008 ha scritto:

Sono curiosi, loro come i Fursaxa, i Charalambides, Lau Nau (già presentata su queste pagine) e i Pocahaunted (ma che nome è?). Questi Grouper avevano avuto un pizzico di richiamo qualche fa, dopo uno split con Xiu Xiu. Certo, arrivare alla fine dell'album non è facile ...

Cas, autore, alle 13:00 del 25 settembre 2008 ha scritto:

i pocahaunted arrivano presto ed è più facile arrivare alla fine dell'album per loro...