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R Recensione

7,5/10

Deadburger Factory

La Fisica delle Nuvole

«Vanno, vengono, ritornano, / e magari si fermano tanti giorni / che non vedi più il sole e le stelle / e ti sembra di non conoscere più / il posto dove stai. / Vanno, vengono, / per una vera mille sono finte / e si mettono lì tra noi e il cielo / per lasciarci soltanto una voglia di pioggia». Così cantava le nuvole Fabrizio De André, paragonandole a tutti coloro che ostacolano il raggiungimento dei nostri obiettivi. I Deadburger invece decidono di indagare le nubi da un punto di vista più razionale, quasi scientifico, con un approccio comunque poetico. Loro sono un gruppo di musicisti toscani decisamente sui generis; quello dei Deadburger è un continuo work in progress di improvvisazioni, idee, partiture, esperimenti ed esperienze. “La fisica delle nuvole” nasce proprio dall’idea di raccogliere e attualizzare quattro colonne sonore (la release consiste di 3 CD, un poster e un booklet) ideate in origine per il teatro, creazioni personali di membri della band: su tutti Vittorio Nistri, Alessandro Casini e Tony Vivona.

La prima opera è “Puro nylon (100%)” del trio Casini/Nistri/Vivona, una performance ispirata ai reading degli autori della beat generation e non solo. La scelta di campionare e triggerare in molti pezzi Erik Satie rimanda subito ad un immaginario dadaista e infatti viene campionato anche il Marcel Duchamp saggista. “Puro nylon” si muove perlopiù su trame elettroniche ed elettroacustiche, e di strumenti ce ne sono tanti: i timpani in “1940”, la viola in “Madre”, il violino in “Oltre”, il wurlitzer in “In ogni dove” (componimento che trovo personalmente delizioso) e la cornetta in “Ancora più oltre”. L’intera composizione si presenta simile proprio alla fibra del nylon, leggera all’ascolto eppur sempre in tensione, moderna e multiforme ad un tempo dal punto di vista della scrittura e dell’interpretazione.

La seconda opera è “Microonde” di Vittorio Nistri, una soundtrack che tocca il Lou Reed di “Metal machine music” e più in generale tutto il filone noise, da Walther Ruttmann ai Sonic Youth e agli Einstürzende Neubauten. Strepitosa la scelta della sorgente audio: tutti i singoli suoni provengono infatti da un forno a microonde e creano una miscela claustrofobica di sferragliamenti, ritmiche e rumori (specialmente in “Strategia del topo”), che danno l’idea di serrare noi stessi dentro l’elettrodomestico più controverso della storia.

La terza opera è “Vibroplettri” di Alessandro Casini e nasce per musicare uno spettacolo sul sempre più apprezzato William S. Burroughs, un arguto scrittore della migliore beat generation. Come ci rammenta il titolo stesso, l’opera è interamente costruita sulle note di chitarra (una Washburn modificata su tutte) con l’ausilio di plettri vibranti; e per renderli vibranti Casini ha pensato bene di utilizzare sex toy femminili come anelli stimolanti e vibratori a pile. Il risultato è onestamente spiazzante: lo schitarramento è psicotico e le pulsazioni sonore ipnotiche. Rimandiamo l’ascoltatore alla label belga Sub Rosa per potersi fare un’idea del filone musicale di cui (non) stiamo parlando.

L’ultima opera è “La fisica delle nuvole” – che dà il nome all’intero box – e il cui titolo è preso in prestito dal racconto “Benvenuta nella gabbia delle scimmie” dello scrittore statunitense Kurt Vonnegut. Un testo toccante, accompagnato da strumenti classici, rende l’inizio del disco memorabile. E l’intero corpus della composizione non degrada nemmeno nelle successive tappe emozionali. Flauti, clarinetti, trombe, organi, idiofoni, sax, theremin, cajón: in questo disco c’è di tutto, tanto è eterogeneo, tanto è stupendamente ibrido. Il box della Deadburger Factory è semplicemente adorabile ma l’ascoltatore necessita di numerose conoscenze letterarie e musicali pregresse per poterlo davvero apprezzare.

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