R Recensione

7/10

Philippe Petit

Fire-walking to Wonderland

Torna Philippe Petit, il marsigliese, nel giorno del suo compleanno, col secondo capitolo di “Extraordinary tales of a lemon girl”. Dopo “Oneiric rings on grey velvet” è la volta di “Fire-walking to Wonderland” e l’aria è sempre trasognata, anche se rispetto al primo episodio il sound è diventato molto più metallico e matematico. Nonostante la strumentazione sia rimasta perlopiù la stessa (accanto a percussioni, live electronics e sintetizzatori, troviamo ancora una volta il cymbalum elettronico e la triple caterpillar drum guitar), Petit ha disidratato il suo stile musicale, togliendo molti degli orpelli del surrealismo, come se da un dipinto di Salvador Dalí estirpassimo alcuni soggetti che lo rendono tale, come gli orologi di gomma, i melograni esplosi o i monumenti in rovina. Ma per addentrarci nel mondo onirico di Philippe Petit possiamo partire dalla dicitura contenuta all’interno del CD: «Firewalking nella notte / sogno crescente sul grigio velluto / la sua fortezza è uno specchio di bronzo / dolce cosmica ragazza limone. / Dal suo albero pende una mela / ma non puoi mangiarla / non c’è fuga dal suo cuore / muore il tuo paradiso di limone».

I movimenti di questo “Fire-walking to Wonderland” sono cinque ma è ben distinguibile la divisione in due tronconi interpretativi. La prima parte, costituita dalle prime tre arie, alterna momenti di puro straniamento, in cui l’intervento del compositore porta la forma artistica oltre se stessa, a momenti di quiete apparente, dove le sonorità si fanno evanescenti, con cambi di modulazione che spesso fanno cadere la frequenza. Non manca poi il rumore, nella sua accezione di pressione sonora, cosicché il rutilante quadro tematico di Philippe, in cui la sceneggiatura musicale intende sorprendere l’ascoltatore con la struttura melodica, si presenta totalmente nonsense. Petit infatti aggredisce i giradischi al fine di approfittare del materiale vinilico, fino ad accarezzarne i suoni rilasciati, rastrellando tutte le impurità presenti nelle scanalature del disco. Per quanto concerne il secondo tempo, esso comprende gli ultimi due movimenti, ancora una volta ispirati alla letteratura gialla italiana e alla “Odissea” di Omero, ad “Ulisse” di James Joyce e a “Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie” di Lewis Carroll. Il mondo sonoro di riferimento è quello di Pierre Henry e Pierre Schaeffer, fatto di quotidianità con materiali di base precostituiti. Non sarà dunque scandaloso ascoltare lo sfregamento di ringhiere, il crac delle impalcature, il turbinio di eliche e rotori. Va detto che Philippe Petit è un artista, nonché DJ, estremamente prolifico che nell’ultimo anno ha pubblicato diversi progetti tra cui il fantastico “From beyond love” in combutta con Hervé Vincenti (insieme si fanno chiamare Strings Of Consciousness); oggi sta invece trattando questa trilogia delle “Extraordinary tales of a lemon girl” come un corpo vivente, evolvendone le soluzioni compositive di volta in volta, cercando di mantenere intatta la vena infantile, quell’aura sognante e visionaria che rende genuina ogni creazione d’arte. “Fire-walking to Wonderland” è dunque lo svolgimento del pensiero di Petit, in attesa di una conclusione, certamente nonsense anch’essa, che arriverà nei negozi di dischi soltanto ad ottobre.

Grande utilizzatore di Max/MSP, software fondamentale per elaborare texture, Philippe Petit è destinato ad diventare ancor più temerario, visto che in questo secondo episodio della sua personalissima trilogia sulla ragazza limone (?) ha scolpito e plasmato la musica con una tale quantità di dettagli e di attenzioni, e giorni e giorni di editing, per giungere all’unico, vero, importante obiettivo di trasmettere emozioni e sentimenti.

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