R Recensione

8/10

Fuck Buttons

Street Horrrsing

L’estetica del rumore, una nuova concezione sonora che da quello splendido album dei My Bloody Valentine, Loveless, abbiamo imparato ad accettare e comprendere. Perché non è banale l’idea di fare del rumore, elemento sgradevole per definizione, qualcosa di bello, di poetico addirittura, di soave…Certo, il rumore è da molto tempo usato per sfruttare il potere primordiale del fragore, il fascino morboso del caos, per fungere da mezzo liberatorio di inibizioni e da sfogo per giovani inquieti.

Ma all’ambizione di conferire bellezza a questo fastidioso fenomeno acustico si era ancora ben lontani.

E oggi, nel 2008, un gruppo sperimentale proveniente da Bristol, sembra aver imparato molto bene la lezione, trovando nuovi sbocchi nell’elettronica per questo difficoltoso processo di “abbellimento del mostro”.

Loro sono in due (Andrew Hung e Benjamin John Power), si chiamano Fuck Buttons e il loro album Street Horrrsing è uno stupendo esempio di ciò che è stato detto qui sopra: un insieme di strati e sovraincisioni elettroniche rumoriste ma volte sempre alla ricerca del fascino e della bellezza.

La prima traccia, Sweet Love For Planet Earth, introdotta da delicati effetti elettronici, viene presto sconvolta da un bruciante loop ossessivo e minimale, che con poche (ma buone) variazioni ritmiche e tonali ci immerge in un’acida dimensione altamente fascinosa e turbolenta, resa ancora più abrasiva da una voce filtrata e distorta che sembra prendere spunto dal modo di cantare proprio del campo metal estremo.

Ribs Out è aperta da uno sperimentalismo tribale lontanamente riconducibile a Jon Hassel, estremamente ripetitivo ma dotato, proprio per questo, di un’attrattiva ipnotica e morbosa. La conclusione si riaggancia con la seguente Okay, Let’s Talk About Magic, dove una tempesta di droni martellanti si ripresenta alle nostre orecchie. E così assistiamo ad un fluire caotico capace però di intrappolarci nella sua trasformazione estatica a ritmo e a melodia. Si tratta di un’evoluzione trascinante, o meglio, travolgente, dal potere emozionale ed evocativo estremo. Un’altra volta la voce urlata compare ad esaltare il lato oscuro di questo lavoro e a creare un pregnante mood agghiacciante e minaccioso. Le trasformazioni dei suoni e dei ritmi sono lente, minime, ma radicalmente incisive, riuscendo con incredibile abilità a prendere il sopravvento su un mare di rumore pur essendone costantemente sommerse e a catturarci irrimediabilmente in un crescendo inesorabile e impietoso.

Un’altra mazzata di rumorosa bellezza ci viene da Race You To My Bedroom/Spirit Rise, con la solita superba leggiadria melodica sovrastata da sferragliate di brutali droni, in uno sviluppo epocale nella sua pregnante capacità di imporsi con minuziosa pazienza.

Bright Tomorrow fa proprie tutte le caratteristiche fin qui presentate, partendo con un ritmo techno cadenzato e con loop sinuosi e in costante evoluzione ad accompagnarlo. Ma il caos è in agguato, come ormai ben sappiamo. E così quando siamo già incantati dall’atmosfera così creata (dopo 4 minuti), ecco che la densissima scarica elettronica noise arriva a completare il tutto. Ci siamo di nuovo dentro, e questa volta la profondità di queste caotiche armonie primordiali è superiore, in grado di farci comprendere mille altre sfaccettature di una grazia inconsueta alle nostre orecchie.

La sesta ed ultima traccia, Colours Move, sviluppa ulteriormente e splendidamente gli spunti di Ribs Out per un risultato intenso e policromatico.

Insomma, non so se l’avete capito, ma al sottoscritto quest' album piace proprio.

E se mi doveste chiedere il perché io risponderei molto semplicemente: “perché è spaventosamente bello”.

V Voti

Voto degli utenti: 7,5/10 in media su 24 voti.

C Commenti

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TheManMachine (ha votato 8 questo disco) alle 21:00 del 14 febbraio 2008 ha scritto:

Entusiasmante!

Sembra proprio che il duo Hung/John Power abbia studiato tutto minuziosamente per attirare su di sè e il proprio prodotto "musicale" l'attenzione anche dei più distratti, a cominciare dal nome scelto per battezzare il progetto: Fuck Buttons (i pulsanti per sc...?!) è un'associazione di idee che come minimo fa soffermare il pensiero... E mentre tutto sembra buttato là un po' a caso tra rumori, echi, battiti, drone sospesi dentro spazi impalpabili, si nota poi, riascoltando il cd dall'inizio alla fine, come ogni track sia imbrigliata in una cura quasi maniacale per ciascun suono, e una ad una affiorano varie reminescenze, da Tangerine Dream, a Sunn O)))) a Neu!, per dirne alcune. Richiami che però non guastano affatto, anzi: tutti gli ingredienti di questo cocktail noise sono shakerati con maestria. Risultato notevole. La mia preferita: "Bright Tomorrow". Solare. Molto buona la recensione.

Marco_Biasio (ha votato 8 questo disco) alle 21:02 del 20 febbraio 2008 ha scritto:

RE: Entusiasmante!

Concordo. La recensione, a mio avviso stupenda, l'avevo già letta in precedenza, e mi aveva convinto a tentare il discobolo di cui sopra. Niente da fare, Matteo, con te non si rimane mai delusi: grande album, variopinto e pruriginoso, sferragliante e policromo, pieno di citazioni ed influenze che si amalgamano benissimo fra di loro. La doppietta "Ribs Out" e "Okay, Let's Talk About Magic" sopra tutte... E, sarò anche futile, ma mezzo voto in più va solo per la copertina. Eccellenti entrambi.

Peasyfloyd (ha votato 9 questo disco) alle 13:36 del 2 marzo 2008 ha scritto:

un senso di ossessione così pesante non mi capitava di provarlo dall'ascolto del primo lp dei Jesu. Disco devastante! noise-drone allucinante.

REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 16:46 del primo aprile 2008 ha scritto:

A me è rimasto sullo stomaco. 6 politico.

loson (ha votato 8 questo disco) alle 18:13 del 28 aprile 2008 ha scritto:

Disco davvero intrigante. I riferimenti citati da ManMachine sono tutti calzanti, aggiungerei anche la fusion devastata dei This Heat e certi ritorni art-noise dei Black Dice. Ottimo lavoro Matteo!

Marco_Biasio (ha votato 8 questo disco) alle 22:26 del 29 aprile 2008 ha scritto:

Fuck Buttons live all'Unwound di Padova, 18 maggio, inizio ore 22. Ingresso gratuito. Chi si aggiunge? (P.S. Disco che col passare del tempo è ulteriormente cresciuto, siamo ora sull'8.5 che sfiora il 9)

fabfabfab (ha votato 6 questo disco) alle 11:16 del 21 agosto 2008 ha scritto:

Disco interssante anche se eccessivamente (e volutamente?) confusionario

modulo_c (ha votato 9 questo disco) alle 15:33 del 24 gennaio 2009 ha scritto:

ascoltare con cura. crea dipendenza.

la prima volta che ascoltai questo album, inizialmente non mi piacque particolarmente, mi sembrava esageratamente cupo e il noise e le distorsioni troppe eccessive per i miei gusti. Ma alla fine dell'album sentii una bella senzazione di completezza. Lo riascoltai immediatamente e da allora non posso fare a meno di ascoltarlo con regolarita'. All'interno di un guscio fatto di noise si cela una cura maniacale per un ritmo ipnotizzante. Le voci deformate, invece che trasmettere freddo e tormento, risultano calde e rassicuranti. Bellissimo.

Mr. Wave (ha votato 7 questo disco) alle 13:47 del 5 novembre 2009 ha scritto:

Una 'vetrata sonora', abbattuta a suon di droni marziali, piogge acide (noise)ggianti, tribalismi da pre-tortura, grida laceranti di 'burzumiana' memoria e sinistre propagazioni krautiane. Opera claustrofobico, spietata, agonizzante. [voto: 7.5]

tramblogy (ha votato 9 questo disco) alle 11:14 del 10 maggio 2012 ha scritto:

Mi mancate!!!!cavolo che fate??!!!!!