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R Recensione

7/10

Father Murphy

Pain Is On Our Side Now

Pathei mathos, dicevano i greci: attraverso il dolore si impara. La religione che i Father Murphy vanno predicando da oltre un decennio è giunta, attraverso una via crucis di dischi sempre più torturata, alla conclusione che il messaggio ultimo sta nel fallimento della propria stessa dottrina. Ora è l’adepto a scegliere.

E così questo Ep, che viene dopo l’eccellente “Anyway, Your Children Will Deny It” (2012) e che come quello è mixato da Greg Saunier dei Deerhoof, si compone di due vinili registrati su un solo lato, con due pezzi ciascuno. Se si ascoltano i due dischi contemporaneamente, si ottengono due nuove tracce (vd. “Zaireeka”). L’unico modo, dunque, per ascoltare i due pezzi (presumibilmente) completi è quello di trovarsi con un amico e aggiungere al proprio il suo impianto, tanto più che il disco non esce su cd. Che è poi il messaggio ai propri discepoli di una religione ormai compiuta: andate e predicate il verbo.  

L’effetto è straniante. Ad ascoltarle separatamente le tracce danno l’idea di uno sviluppo sonoro sempre più detritico e lacerante, in cui l’apparato concettuale (da sempre importante nei Father, ma ora davvero ineludibile) trascina con sé i suoni in una direzione sempre più violenta: chitarra e filastrocche infantili, come si capisce poi dall’ascolto assommato, si sono fatte da parte per lasciare spazio a un magma di sfregio totale.

Let the Wrong Rise With You Let Them All Fail With You” parte di clarinetto alienato, per poi formarsi su beat sporchissimi e violenti, in attesa di un duetto tra chitarra e organo che, tra pause continue, in una riemersione carsica quasi thriller della musica (i buchi del fallimento?), accompagna alla fine in uno stato tra trance e stupefazione. È il momento più alto del disco, nella sua stessa struttura da suite più che da brano singolo. La “gemella” “They Will All Fail You” si costruisce tutta sulla manipolazione vocale attorno agli urli e ai gorgheggi di Chiara Lee e del Reverendo Freddy (con l’aiuto di Ezra Buchla dei Gowns), e dà lo stesso effetto, prima del finale ritualistico e corale, di attraversare una galleria dell’orrore. L’altra coppia di brani si compone delle esplosioni rumoristiche, tra tonfi e un inno al tracollo, di “Bones Got Dry” e dei droni crostosi su clima da ermetismo noise di “Despite All the Grief”.

Più per questa seconda doppietta che per la prima (perfettamente compiuta anche nei singoli “scorporamenti”) il senso viene dalla somma, ma l’esercizio di smembramento non è gratuito: è, direi, una specie di confessione del mastro cerimoniere Father Murphy messa nelle mani dell’ascoltatore, che passa a vestire lui il ruolo di ministro del culto, avendo in mano le dissezioni e l’impressione di infinita “possibilità” che danno. Il Reverendo ci responsabilizza: ora la possibilità di fallire (la massima delle libertà) ce l’abbiamo anche noi. E il fallimento – i Father lo sanno bene – può anche consistere nell’esercizio di immaginazione, inevitabilmente difettoso e manchevole, a cui sarà costretto chi non riuscirà a sommare i pezzi. O, ancora di più, nella rinuncia a farlo. E così il disco vortica nella dannazione di un circoloop vizioso che però assieme rilancia, spingendo fuori da sé.

Tanto che i Father Murphy, rimasti in due (Freddy e Chiara Lee), cominciano ora una fase nuova. Tutto può succedere. E la sensazione è che succederanno cose sempre più abrasive.

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target, autore, alle 22:10 del 20 febbraio 2014 ha scritto:

Video splendido di Luca Dipierro per "Let the wrong rise with you":