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R Recensione

9/10

Morphine

Cure For Pain

Questo che andrete a leggere, signori, è un atto d’amore. D’accordo: non c’è la bolla imperiale col sigillo di ceralacca impresso sul fondo, non sono state emanate grida di nessun tipo e nella storiografia d’un domani non sarà citato, in alcuna sommaria crestomazia. Eppure il cuore mi ha spinto ad impugnare la penna e a rivendicare una giustizia totalitaria per un gruppo come i Morphine che, totalmente estranei al passare delle ere musicali, anacronistici pionieri e futuristici dinosauri, immuni allo sgretolamento delle mode e perpetuamente diversi a sé stessi, non l’hanno veramente mai avuta. Non mi piace il ruolo di vendicatore, credo che il valore effettivo di un gruppo, seppure sottovalutato dai contemporanei, esca sulla lunga distanza. Qui si è di fronte, però, ad un grave errore di valutazione che necessita, se non di una risoluzione, almeno di un chiarimento. Se non ne siete interessati, sfogliate oltre.  

Nella visione dei più, i Morphine sono quelli che accompagnano l’accelerata dai centottanta ai duevventi di uno dei Verdone migliori di sempre: cantante e bassista come una delle canzoni più famose dei Metallica (uomo di sabbia?) e lampo di gloria arrivato solo in punto di tragedia, con il tenebroso Mark (da un Lanegan ad un Sandman, la radice è sempre quella) beffato dalla Moira e da un bastardo aneurisma sul freddo palco di Palestrina. Celebrazione post mortem durata il tempo di un frettoloso ricordo, poi di nuovo assordante tenebra. C’est la vie, ma è una tendenza che, discografia alla mano, dev’essere assolutamente invertita. Tutto ciò che dovete/dovreste sapere sul trio americano gravita attorno ad un terzetto, rilasciato con metodica cadenza: “Good”, 1992, “Cure For Pain”, 1993, “Yes”, 1995. Dei tre, fra un esordio marcatamente distorto ed una coda selvaggia, erotica e peccaminosa, “Cure For Pain” rappresenta il risvolto lenitivo, rilassante, spirituale, non privo di impennate ma, sui generis, volto ad una serenità compositiva che naufraga in liquide pozze di sottile psichedelia jazzata, leggermente sporcata dai torridi groove intrecciati da basso e sax. Balsamo salmodiante per mente e spirito, il disco manifesta come la capacità di scrittura di Sandman raggiungesse, nel pieno fervore creativo di quel lustro, un marchio fortemente caratteristico, che si giostrava sui soliti, essenziali elementi ma sapeva, ciò nonostante, mettersi in gioco sfruttando poliritmie e compresenze stilistiche. Jazz, rock, r’n’b, o più semplicemente il suono.  

La morfina, tranquillante ed analgesica – appunto – in piccole dosi, rischia di paralizzare se assunta in grandi quantità: “Cure For Pain”, per diretta conseguenza, è il lavoro del gruppo che arriva più vicino a corteggiare la canonica canzone, stretta in tempi che non vanno mai sopra i quattro minuti ma di volta in volta ancheggiante, swingata, terremotante, introspettiva. Una raccolta di pezzi su quanto sia bello l’empireo e quanto agevole possa essere accedervi, preferibilmente via fisica, nell’estasi dei sensi e nella complessità della tessitura dei rapporti interpersonali: la voce di Sandman plasma inequivocabilmente il mood dei brani, rendendoli afrodisiaci o liturgici con appena un’emissione di fiato e spedendo imperiosamente la strumentazione a legarsi attorno. Similmente ad un atomo, però, il nucleo è attorniato da pulsanti nubi ellittiche di protoni ed elettroni tutt’altro che secondarie, in questo caso la sezione ritmica e di fiati, condotta su andature mid-lente dallo squilibrio sottile e pronte a strabordare, seppure qui meno che sul resto, in profondi solchi oscuri, che grondano di sudore, peccato e vizio.  

Il sax levitante di “Dawna”, così come quello dell’emblematica “Miles Davis’ Funeral”, sospeso in aria come trance cinematica, prende fuoco in “Buena”, caricando un basso che risponde presente e muggisce il suo nero tramestio. “All Wrong” è dinamite con propaggini al limite della Stax, che salassa “I’m Free Now”, grido di libertà amorevolmente cullato, tra corde ed ance, in una pigra bolla blueseggiante. “Thursday” è tesissima e tribale, potente jazz-rock sabbathiano ed ammaliante che non riesce, tuttavia, a contaminare la candida purezza di una “In Spite Of Me” con mandolino semplicemente celestiale, suonando i tasti dell’anima a tempo dell’indiavolato swing di “Mary Won’t You Call My Name?”. Si sta, però, sbagliando metodo: il catalogo infinito di giudizi spocchiosi e merlettati, abbandonato a sé nella recensione – lo dico per esperienza personale – raramente stuzzica il desiderio di terzi. Invece di dare uno sguardo ad un insieme granitico ed inappuntabile, allora, si andrà a focalizzare l’attenzione su passi che svettano, per bellezza e ispirazione, frammezzo agli altri. Quale, dunque, l’inno, il brano rappresentativo, l’elegia, l’insegna?  

Quando attacca la title-track, a citarne una, mi domando, con un pizzico di presunzione ed un altro di superbia, come i Morphine non siano ancora universalmente annoverati tra i grandi del rock del ‘900. Psichedelizia del tutto atarassica, genialmente disciolta in soluzione vagamente slow-core, che si concede pure di spezzare il ritmo, giusto un po’ sfumato, con un incontenibile assolo di sax. Che ne pensa Mark? “Where is the cave/ Where the wise woman went/ And tell me where/ Where's all that money that I spent/ I propose a toast to my self control/ You see it crawling helpless on the floor/ Someday there'll be a cure for pain Incorreggibile, come sempre. Eppure i demoni personali non riescono a tornarsene giù: le unghiate di “Sheila” si affilano su contraccolpi devastanti, narrando una storia di sadomasochismo impossibile da fraintendere (“Sheila has a cat, she pets the cat/ puts a spell on the cat/ she runs her fingers down his back/ ‘cause Sheila has a cat, puts a spell on the cat/ looks him in the eyes, makes him reply/ Sheila, Sheila”), laddove poiLet’s Take A Trip Togetherè un menage libidinoso consumato all’ombra di un privè avvolto da tempeste di fumo non meglio specificato e “A Head With Wings” si sporge con una serie di paraste che giganteggiano addirittura sul free jazz. ”.  

Nessun proverbio, nessun accenno ad aneddoti, nessuna frase gloriosa al momento giusto. O forse sì? “Grazie Palestrina. È una serata bellissima, è bello stare qui e voglio dedicarvi una canzone super-sexy”. Mark Sandman non voleva morire ma, all’evidenza del fato, lo fece come avrebbe sempre desiderato. Anche per questo, indecisi se sorridere davanti alle preziosissime testimonianze lasciateci, oppure scoppiare in pianto dirotto comprendendo che più nessuna incisione si affiancherà alle compagne, scegliamo di commemorare la grandezza dei Morphine che, prima ancora di musicisti, di rockstar, di impenitenti lussuriosi, si sono meritati l’etichetta di uomini, a tutto tondo. Probabilmente, al bassista, sarebbe anche piaciuto.

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Voto degli utenti: 8,4/10 in media su 18 voti.
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REBBY 10/10
rael 8/10
giank 9/10

C Commenti

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SamJack alle 13:19 del 2 ottobre 2009 ha scritto:

disco di ottima qualità musicale, alla faccia del brit pop o di certo grunge....ad ogni modo preferisco "good", tra i miei 5 dischi preferiti di sempre.....

Dr.Paul alle 21:54 del 4 ottobre 2009 ha scritto:

++++++++++++++ morphine eccezionali!

REBBY (ha votato 10 questo disco) alle 9:03 del 7 ottobre 2009 ha scritto:

A differenza degli anni 70, 80 e questo nuovo

millenio, la musica degli anni 90 non l'ho

seguita "in diretta" (o poco). In quel periodo,

per vari motivi, avevo smesso di comprare dischi

(e internet non era ancora "la terra del Bengodi")

e sono vissuto di rendita (la mia collezione di

vinili 60/70/80) e di qualche CD regalato per un

compleanno o qualcosa del genere (per fortuna mia

moglie ha scelto bene, pochi ma buoni). Questo

disco l'ho quindi conosciuto in ritardo e mi è

piaciuto subito. Mi ha ricordato alcuni miei

"vecchi eroi", come Bill Laswell, James Change o

White e persino i Suicide (giuro che non so il perchè, ma quando Mark Sandman diventa ossessivo

mi ricorda anche loro, boh). Ma soprattutto ho

trovato il mix-shake proposto esplosivo. Per me

un "grande disco recuperato". Ovviamente la grande

recensione del piccolo (lo so che sei più alto e più forte eheh) Marco mi ha dato l'occasione di

riascoltarlo. Un ringraziamento è d'obbligo.

4AS (ha votato 9 questo disco) alle 12:26 del 8 ottobre 2009 ha scritto:

Hanno creato uno stile nuovo in ambito rock nei primi anni 90 andando controcorrente in piena era grunge. Veramente grandi! Il disco in questione è il mio preferito della loro discografia

lucagalla (ha votato 6 questo disco) alle 22:35 del 29 ottobre 2009 ha scritto:

PRIMO ASCOLTO...

Ho ascoltato anch'io qualche canzone dei Morphine, credo siano pezzi estratti dal loro best...devo dire che come primo ascolto non mi sono molto piaciuti, troppo lenti, pesanti, ossessivi...come dire musica da farsi in vena...però piano piano ascoltando meglio hanno incominciato a piacermi...sicuramente nessuno sarà d'accordo con me, ma a me ricordano in certe canzoni i Doors di Jim Morrison quando anche loro facevano quei pezzi un po' strani in stile psicadelico...Ho anche visto un video live di questi morphine...cazzo il cantante questo Mark Sandman aveva una faccia proprio da flippato...mamma mia...comunque niente male sono un valido ascolto per orecchie abbastanza fini...bye!!...

Michael Stich (ha votato 8 questo disco) alle 20:16 del 23 novembre 2009 ha scritto:

Disco incredibile, forse il migliore dei Morphine, assieme a Good perlomeno... non ricordo di un solo brano che annoi.

NDP alle 19:23 del 10 dicembre 2013 ha scritto:

Con quel nick e quell' avatar hai ragione a prescindere.

michelsax (ha votato 9 questo disco) alle 12:19 del 8 febbraio 2012 ha scritto:

morphine amore della mia vita

Bravo Marco per questa recensione. Il mio contributo è da saxofonista che una sera piovosa, negli anni '90, in macchina con un suo amico, ascolta alla radio un brano di una band, con un sax graffiante, sfacciato e onnipotente, senza chitarra, una voce che è morfina pura quando scorre in tutto il corpo. Erano i Morphine, e l'inizio del mio amore per loro che ancora non si è concluso. Con il mio grupetto di ragazzi all'epoca cominciammo a suonarli e ancora oggi, a volte ci incontriamo per omaggiarli. Ci sarebbe da recensire anche "The sand box" lavoro postumo di Mark Sandman, che ripropone le suggestione dei morphine ma per raffinarle ed esasperarle nella sperimentazione musicale che si arricchisce di altri strumenti. E la magia suadente di the night che ti trasporta d'incanto della mille e una notte alle fumerie d'oppio, adagiato su un tappeto di stelle.

Mattia Linea (ha votato 7,5 questo disco) alle 17:23 del 14 agosto 2014 ha scritto:

Disco bellissimo. Mark Sandman abile al basso, Dana Colley incredibile al sax e Jermone Deupree potentissimo alla batteria. Atmosfera cupa, alienante, particolare.

Paolo Nuzzi (ha votato 9 questo disco) alle 12:25 del 12 febbraio 2016 ha scritto:

Che recensione e che disco! I Morphine sono un gruppo grandioso mai giustamente ricordato e valutato come si dovrebbe. Sandman un eroe, un loser, un icona. Grande Marco e grazie.