R Recensione

9/10

Patto

Hold Your Fire

Nel piccolo cimitero di Dejà, un paesino prospiciente la costa settentrionale di Maiorca nelle Baleari, sono custodite le spoglie mortali di uno dei magnifici perdenti del rock. La lapide è piccolina ma si fa notare, perché qualcuno ha voluto incastonarvi una presa jack e due manopole di tono e di volume… altro non c’è se non il nome inciso sulla pietra: Ollie Halsall. Peter Halsall, Ollie per tutti, tirò le cuoia un giorno di maggio del 1992, a Madrid e a soli quarantatre anni, stroncato dalla solita maledetta partita di cattiva eroina.

Dal 1981 s’era chiamato fuori dalla scena londinese che gli aveva concesso meno, troppo di meno di quanto si meritasse, sistemandosi in questo bell’angolo dell’assolato Mediterraneo, lui che era pure nato sul mare, anche se assai meno ospitale, di Southport, nel Lancashire. Così che alcuni gruppi rock spagnoli hanno avuto per una decina d’anni la fortuna di godere dei servigi di questo prodigioso musicista, alternante queste ospitate ispaniche alle consolidate collaborazioni, discografiche e concertistiche, con l’unico musicista inglese verso cui si sentiva ancora fiducioso e profondamente legato, il tardo hippie Kevin Ayers, ex-Soft Machine.

È per questo che in Spagna molti appassionati di musica hanno tuttora ben presente Ollie Halsall; il resto del mondo molto meno ed è un peccato… ma forse no, l’uomo era talmente modesto ed umile, così disinteressato ai soldi e al divismo, talmente proteso solo verso la musica ed il piacere assoluto di suonarla, da rendere implicito il basso profilo che lo ha accompagnato in vita e lo segue similmente anche dopo la sua morte, tuttora compianta dal suo manipolo di fans (per buona parte chitarristi) folgorati dalla sua bravura, dalla sua apertura mentale, dalla sua innocenza, dal suo humour, dalla sua goliardica pazzia… persone fra le quali mi sento onorato e contento di stare. Dopo aver strimpellato di tutto da bambino, il giovane Ollie si orientò verso la batteria, ma poi si appassionò ed imparò in un battibaleno a suonare il vibrafono, percuotendo il pianoforte di casa con le due mazzette prima che in famiglia si decidessero a comprargli lo strumento.

Solo a diciotto anni riprese in mano seriamente la chitarra, sviluppando in pochissimo tempo la prodigiosa confidenza e la fluida espressività che si possono ammirare anche in quest’album, registrato quando era ancora ventiduenne. Patto era un quartetto jazz/rock/funky/soul progressivo (!) composto da Halsall (chitarra, pianoforte e vibrafono) insieme al cantante Mike Patto (all’anagrafe Michael McCarthy, gran bella voce soul, fangosa e ironica, una specie di Joe Cocker ma con molto più humour), al bassista Clive Griffiths ed al roccioso batterista John Halsey detto “Admiral”, matto come un cavallo pure lui. Firmarono per la mitica Vertigo ma ne vennero cacciati dopo due album dalle scarse vendite. “Hold Your Fire” è il secondo dei due. Passarono alla Island, ma anche lì durarono poco, il tempo di un terzo disco caratterizzato dal fatto che Halsall, nel frattempo, aveva focalizzato verso il pianoforte le sue sovrumane capacità di apprendimento e di creatività, finendo ben presto per suonarlo da paura!

Sciolti i Patto, tracce concrete del sublime chitarrismo di Halsall possono essere poi rintracciate negli ottimi Tempest dell’ex-Colosseum Jon Hiseman (un trio, con Ollie impegnato pure come cantante ed al sintetizzatore), nel progetto Boxer della seconda metà dei settanta (due dischi, di nuovo con Mike Patto alla voce) ed in tutti i lavori di Kevin Ayers, dal 1975 fino alla scomparsa di questo grand’uomo. Su quest’album in senso stretto ci sarebbe tanto da dire: il contesto storico, i pezzi migliori, la varietà di suoni e atmosfere, la stravagante copertina di Roger Dean, certi testi pacifisti… ma non è indispensabile.

È essenziale invece ribadire come esso serva da veicolo per illustrare un approccio alla chitarra senza tempo, che mai si era sentito e mai si risentirà: un mix di espressività nella velocità, di perfetta resa di un suono pulito, semplice, ispirato, di un fraseggio inimitabile. Le chitarrine di Halsall infiorettavano e mordevano, sempre liquide e saettanti. La sua mano destra sulla tastiera (Ollie era mancino) rifletteva il suo gioviale e generoso animo: apertissima, con le quattro dita spalancate e fluide a pigiare prodigiosamente un mare di tasti al secondo grazie ad un “legato”clamoroso, alle prese con scale e melodie assurdamente clarinettistiche, nuove, del tutto discoste dalle coordinate rockblues tracciate dai grandi guitar heroes del tempo (Clapton, Hendrix, Beck e compagnia), da lui bellamente ignorati.

Lui era un alieno, il disco è piacevolissimo e peculiare, una pagina degli anni settanta tutta particolare e col sottile e malinconico fascino dell’underrated, come si dice in inglese.

V Voti

Voto degli utenti: 7,9/10 in media su 5 voti.
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REBBY 6,5/10

C Commenti

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swansong (ha votato 8 questo disco) alle 10:42 del 2 gennaio 2009 ha scritto:

Ullallà!

Ancora (ennesimi)complimentoni PierPaolo per aver ripescato un altro straordianario gruppo dei 70 ed aver giustamente tessuto le lodi di uno dei maggiori strumentisti jazz-rock della storia! Devo ammettere, però, che l'irruenza e la sfrontatezza del primo mitico (fin dalla magnifica copertina) album omonimo, mi aggradano di più. Ma è un'inezia. E' sempre un piacere leggerti e riassaporare questi splendidi tesori, purtroppo a molti sconosciuti, di un'epoca musicale, non mi stancherò mai di dirlo, senza eguali e così feconda di vette artistiche assolute che, credo, mai più raggiuingibili!

claudio 4650 (ha votato 9 questo disco) alle 19:12 del 12 agosto 2009 ha scritto:

Hold Your Fire

Il secondo è buono ma il primo era eccezionale forse perche il chitarrista aveva meno spazio a tutto vantaggio del cantante.Ascoltate bene il primo pezzo:cose così non si sentono tutti i giorni!

galassiagon (ha votato 7 questo disco) alle 17:47 del 19 gennaio 2010 ha scritto:

peccato

Grande band , ma canzoni non all'altezza

Utente non più registrato alle 14:10 del 14 dicembre 2012 ha scritto:

Due album fantastici per questa enorme band non molto conosciuta...