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R Recensione

7/10

Slivovitz

Liver

Alla Moon June Records, etichetta che ha pubblicato tutti i loro cd tranne il primo, li definiscono “progressive gipsy electro-eclectic jazz”, ma si sa che Leonardo Pavković ama pescare in giro per il mondo i suoi gruppi e mischiare il più possibile le carte in tavola, inventando impossibili jam cui partecipano chitarristi indonesiani, pianisti serbi e jazzisti statunitensi. Gli Slivovitz li ha trovati in Italia a Napoli dove dal 2001 macinano groove incrociando fiati (la tromba di Ciro Riccardi ed i sax di Pietro Santangelo) e chitarre (Marcello Giannini) in un melting pot ad alta gradazione ritmica (Vincenzo Lamagna e Salvatore Rainone a basso e batteria) che include per buona misura anche un violino elettrico (Riccardo Villari) e l’armonica di Derek Di Perri.

Liver”, titolo ammirabile, raccoglie materiali tratti dai precedenti album “Hubris” (2009), Bani Ahead (2011) e “All You Can Eat (2015), registrati in una bollente serata milanese del 2016 sul palco di Casa di Alex. L’iniziale “Mai Per Comando” esplicita già molte delle carte in tavola: funk rutilante con una sezione fiati che non dà tregua, ed uno spezzone hardcore condotto verso la fine da chitarra e batteria, giusto come assaggio di una fra le tante personalità del gruppo. Che nei pezzi seguenti sfoggia, rispettivamente, granitici riffs balcanici - “Cleopatra”, “Egiziana” - implacabili funk impossibili da ascoltare seduti - “Currywurst”, “Mani In Faccia” un travolgente impatto heavy in “Negative Creep” ed i ritmi afro della conclusiva Caldo Bagno”, nella quale gli strumenti si aprono ad una dimensione più rilassata che lascia lo spazio per un suggestivo volo del sax.

Tanta carne al fuoco, che assolve contemporaneamente alla funzione di riepilogo storico ed elenco di nuove prospettive che la band si prefigge di raggiungere. Rispetto ai brani in studio, il live esalta le parti soliste dei fiati, del violino e della chitarra, mentre l’uso della armonica a bocca aggiunge un tocco di leggerezza all’impasto finale. Con richiami al jazz itinerante dei toscani Funk Off e qualche reminiscenza dei genovesi Blindosbarra, “Liver” riassume al meglio una storia, quella di Slivovitz,  che sembra avere ancora molto da raccontare.

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Voto degli utenti: 10/10 in media su 1 voto.
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Anthony 10/10

C Commenti

Ci sono 2 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
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Utente non più registrato alle 13:40 del 21 dicembre 2017 ha scritto:

Li trovo ottimi, anche dal vivo

Marco_Biasio alle 22:29 del 21 dicembre 2017 ha scritto:

Un paio di anni fa avevo ascoltato All You Can Eat, ma un po' distrattamente, e infatti non mi aveva impressionato granché. Appena il tempo me lo consente lo riprenderò in mano. Bella segnalazione.