R Recensione

8/10

The Heliocentrics

Out There

Forse non tutti voi conoscete Sun Ra: un meraviglioso sperimentatore musicale che sosteneva di arrivare da Saturno e di avere trecento anni.

Un musicista che ha lasciato un’impronta indelebile sul modo di concepire il crossover in campo musicale.

Partendo da evidenti matrici free jazz, vi frullò dentro di tutto, spianando la strada ad altri mostri sacri della contaminazione, quali Miles Davis, Frank Zappa, Prince, ed oggi, perché no, Heliocentrics.

In un’epoca nella quale si architettano interi dischi imperniati su un paio di ideuzze vincenti, appena appena stiracchiate, finalmente ci troviamo fra la mani un discone che trasuda di illuminazioni scintillanti, spunti imprendibili, fantastiche illuminazioni, miscugli impensabili se non da una mente fortemente artistica.

Dentro “Out There” trovano casa il funky, di quello che più nero non si può, di quello che si faceva una volta, il jazz, la psichedelica più folle, ed ancora cosmic rock, kraut, avanguardia, schizzi di no-wave, hip-hop, trip-hop, blaxploitation, Motown Style, disco, afrobeat, etno, ed il tutto si incontra, si fonde ed acquisisce nuove forme, disperdendosi poi in mille preziosi rivoli.

Se dovessimo assegnargli un premio come miglior disco dell’anno, non sapremmo in quale categoria inserirlo, anche se la più evidente potrebbe essere il jazz, ma un jazz ultra modernista, multietnico e ribaltatore di qualsiasi canone classico e purista del genere, alla faccia di tutti quei precisini che lo vorrebbero suonare sempre alla maniera dei grandi maestri della prima metà del secolo scorso.

Out There” è come se si fossero casualmente incontrati in sala di registrazione il genio di Frank Zappa, il Miles Davis più sperimentatore, i Massive Attack più obliqui, i disegni rivoluzionari di Sun Ra, i Weather Report più cosmici e imprendibili, la negritudine di George Clinton ed un gruppo di strumentisti maghrebini stracotti e strafatti sotto il sole del Sahara.

Il basso pulsa che è una meraviglia, la batteria del leader del progetto Malcolm Catto (già dietro i tamburi con DJ Shadow) frulla che è un piacere ed è rigorosamente acustica, il sax e gli altri fiati sono di un vigore (e di una simpatia) fuori dall’ordinario, le chitarre che qua e là si scorgono, speziano ulteriormente un suono arricchito non di rado anche da aromi nordafricani, mediorientali ed indiani.

Il viaggio parte come fosse un volo di linea (il “Flight 583” annunciato dall’assistente di volo), ma si trasmuta lentamente in un trip cosmico, dove la voglia di fare ritorno sulla Terra lascia spazio sempre più al desiderio di scoprire cosa potrà mai accadere nella traccia successiva.

L’ascoltatore resta meravigliosamente intrappolato in una sorta di nirvana estatico, ed il disco scorre piacevolissimo senza mai cadere nella disomogeneità, cosa che spesso accade in lavori così multiformi.

Out There” è un corpo solidissimo composto da ben 24 tracce (alcune delle quali sono brevi intermezzi), tutte basate sul ritmo, attraverso un approccio marcatamente seventies che sfocia in una delle più riuscite sintesi di funk, jazz, hip hop e psichedelia di tutti i tempi.

Il discorso si sviluppa come una mega jam session che si colora ora di sfumature da big band (“Sirius B”), ora di cromatismi siderali, ora di etnicismi autentici ed assolutamente non da cartolina (“Before I Die”, “A World Of Masks”), ora di divagazioni filmiche (“The American Empire”) e di groove irresistibili (“Age Of The Sun”,”They Are Among Us”, “Second Journey”).

Soffermatevi in particolare su “Joyride”, una cavalcata che partendo da presupposti fondamentalmente kraut si apre verso territori caucasici, esotici ed indiani: il risultato finale è da applausi a scena aperta.

Ci si spinge anche a coverizzare un mostro sacro come Nico, rielaborando “Winter Song” come se spuntasse dal cilindro di Tricky dopo una nottata a base di abusi etilici.

Out There” potrebbe sembrare il frutto di una band consumata, invece il progetto Heliocentrics è appena all’esordio, un esordio fulminante capace di frullare in un solo disco tante di quelle idee da poterne realizzare almeno tre o quattro.

Cronologicamente parlando è l’ultimo capolavoro del 2007, uno dei pochissimi capolavori del 2007.

Se il buongiorno si vede dal mattino…

V Voti

Voto degli utenti: 7,8/10 in media su 5 voti.
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REBBY 8/10

C Commenti

Ci sono 2 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
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modulo_c (ha votato 9 questo disco) alle 23:45 del 19 febbraio 2010 ha scritto:

che bomba

roba sopraffina, io lo trovo molto funk, retro'. Che classe. Certo nel 2009 hanno bissato alla grande...

TexasGin_82 (ha votato 8 questo disco) alle 15:33 del 25 febbraio 2010 ha scritto:

roba sirius

Che bellezza questo disco. Sirius b, sentita in cuffie, è un trip dall'inizio alla fine.