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R Recensione

8/10

Dillinger Escape Plan

Option Paralysis

In dieci anni di onorata carriera I Dillinger Escape Plan sono entrati di prepotenza fra i gruppi di punta del math-core e della scena “pesante” odierna.

Dallo scioccante debutto Calculating Infinity, passando per Miss Machine e il fondamentale (secondo il sottoscritto) Ire Works, i DEP sono ormai una sicurezza su cui puntare ad occhi chiusi, un purosangue di razza.

Option Paralysis risulta dunque l’album che meglio riesce ad equilibrare e dosare con precisione matematica tutte le sfaccettature dei cinque aggressori sonori statunitensi.

Fra questi solchi la ferocia calcolata con precisione maniacale, le digressioni free-jazz, i morsi grind sanguinolenti e le soluzioni più melodiche trovano la giusta amalgama senza collidere l’uno con l’altra, intrecciandosi in trame fitte di ritmiche dispari spaccaossa, corde vocali in frantumi e chitarre ipercinetiche intervallate da soluzioni melodiche orecchiabili, creando un puzzle astratto di tasselli di vetro spezzati i cui spigoli coincidono alla perfezione fra di loro.

Ne sono prova brani come l’apripista Farewell Mona Lisa che viaggia su ritmiche a velocità sonica intervallate da frangenti di calma apparente che esplodono in spasmi vocali ferini e possenti, o il math-core serrato da fiato in gola di Good Neighbor.

Gold Teeth On A Bum è uno dei chiari esempi in cui la ferocia hardcore e spunti melodici si sorreggono a vicenda trovando giustificazione l’uno nell’altro, la perfetta convivenza di due stilemi apparentemente opposti, ma che i Dillinger riescono a far suonare insieme con classe, potenza ed eleganza da vendere.

Widower è forse l’episodio più esplicativo e meglio riuscito di questo connubio, col suo intro delicato di pianoforte soggetto a repentini sbalzi d’umore, fino ad esplodere in un climax hardcore da manuale. Pura catarsi hardcore che esorcizza ogni male attraverso la rabbia più cieca e cristallina. Da brividi!

Room Full Of Eyes e Crystal Morning suonano come i classici pezzi à la Dillinger mordenti e massacranti, fra ritmiche vertiginose e spezzate, chitarre sincopate e voce viscerale che fuoriesce direttamente dalle budella. Conclude il giro Parasitic Twins, ballata sulfurea e decadente che brilla di luce oscura dissolvendosi in un riff saturo di acidità.

Insomma, gli intenti del gruppo sono ben chiari e non mandano di certo a dirlo: “Noi vogliamo che niente sia facile per i nostri ascoltatori. Vogliamo continuamente sfidarli, stimolarli. La nostra musica per loro deve essere come un elettroshock, una scarica di corrente che sviluppi la loro immaginazione e che li faccia sentire vivi e vitali. Non siamo come la maggior parte delle band che si accontentano di compiacere il loro pubblico e di dare loro quello che si aspettano. Non vogliamo essere standardizzati e prevedibili”.

Ed è proprio racchiusa qui la magnificenza dei Dillinger, nell’essere sempre imprevedibili pur rimanendo prevedibili. Perché non sai mai cosa potresti aspettarti da un loro nuovo album, se non che sarà, a suo modo e mai come la volta passata, sempre una esperienza devastante e liberatoria.

Schegge impazzite.

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Voto degli utenti: 7/10 in media su 6 voti.
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rael 4/10
Mushu289 8,5/10
Lelling 8,5/10

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