R Recensione

7/10

Io Monade Stanca

The Impossible Story Of Bubu

Toc, toc… è permesso? Buonasera, sono la Monade. Passo per un veloce saluto, sono sulla via per tornare a casa… No, niente caffè, grazie. Torno da un turno infernale, 14 ore non stop. Sarà il nuovo capo leghista, l’inflazione, i posti fissi di Tremonti… Ma voi comuni mortali non potete avere idea di quanto sia difficile il mio lavoro. Vi giuro, io ce la metto tutta per ricoprirlo al meglio. Sono pronta, eventualmente, a sobbarcarmi anche di extra. Non pagati, chiaramente. Eppure tutti continuano a gridarmi dietro: gli anarco-punk mi prendono a calci perché ho permesso al rock’n’roll di irrobustirsi, caricarsi di maschilità e schierarsi indifferentemente da una parte o dall’altra – tanto, lo sapete, per loro è indifferente –. Anche i metallari mi evitano, da un po’ di tempo: trovano inaccettabile il fatto di poter suonare con due accordi, per giunta male (a spiegare che non è così, in realtà, riceverei solo ulteriori insulti). Poi ci sono i puristi pop, che non accettano ancora il 1966, i gabber con diffidenza verso le chitarre, le camicie di flanella e i nerd, i frangioni e le Converse. Piazze accuratamente evitate per non rimediare persecuzioni poco gradite.

Cosa posso fare? Sono stanca, irrimediabilmente stanca. E questa condizione di spossatezza mi debilita, giorno per giorno. Ormai non me ne frega più nulla di tenere tutto in ordine, nota su nota, accordo dopo accordo, ad incastro, uno dopo l’altro, sequenze matematiche di lettere e simbologie dalle vaghe valenze musicali. E… Va bene. Lo ammetto. Frenate le domande. Non ho terminato di lavorare. Sto scappando. Scappando dalle mie responsabilità e dall’errore irreparabile che ho commesso, appena poco fa. Vi prego di non interrompermi: ho poco tempo a disposizione e dovete sapere ciò che è successo.

Quei tre ragazzotti di Cuneo che mi hanno dato un passaggio alla fabbrica, stamattina, sembravano sinceri, allegri, cordiali. Così, giusto per non pensare alla mole di impegni che sovrastava la mia ombra, come un pinnacolo giganteggia su di una valle, ho pensato male di disfare l’assetto originario del nastro che la sgangherata Panda sui cui viaggiavano stava mangiando. Detto, fatto: è nata “Abete 4321234”, cerebrale aberrazione di math rock in completo disfacimento su traversine kraut, e riff d’apertura rocciosamente stoner. Cosa posso dire, a mia discolpa? È stata una reazione a catena, impossibile da bloccare e monitorare. In totale e libera ingovernabilità, i botti si sono succeduti, privi di ritmo, melodia e, spesso, senso logico. Non potrete crederci, dopo aver ascoltato il demenziale invito al “karma” delle voci parodistiche di “Vogrig È Sufficiente”, indefinibile bignami post-noise fra Shellac, Don Caballero e Melvins, ma Edoardo Baima, quello che pigola versi inconsulti, originariamente cantava una versione dei Radiohead. Sberla su sberla, visto che siamo in vena di confidenze: quanto vi ha fatto sanguinare il tramestio free rock di “Cristiani Non Siete Cresciuti”, fucina a cesio per certi versi vicina ai primi Zu? Modestamente, è una mia capacità.

Immaginate la razza di finimondo. Quelli, invece di sacramentare contro i mesi di registrazione stravolti in un lampo di distrazione, hanno inscenato un assurdo trenino a tempo – vabbè, è una normalizzazione… - del flusso chitarristico di “Federico Borelli” (avviso: una birra a chi mi saprà dire chi è, ndMonade). Solo dopo, quando hanno mollato il volante e sono stati tallonati da una volante per essere passati col rosso a tre crocevia, hanno cominciato a guardarmi con sospetto: sarà mica che ‘sta Monade, sotto sotto, più che stanca è pigra? Sono volate le prime parole, la tensione è cresciuta, per un pelo non si è arrivati alle mani, giacché sono sì depressa, ma non priva di un certo riguardo. Il loro contrattacco è stato di una semplicità e di una prevedibilità disarmanti: risarcimento monetario per danni materiali (“Datemi Subito 10 Euro”, schiumante e astiosa nei crocicchi strumentali al limite del metal). Lì ho dovuto arrendermi: “Cacciaviti”, ovvero post rock riletto dai Sonic Youth (ma che razza di riff sono?), e furto dell’artwork per non dare sospetti.

Non fatevi trarre in inganno dal bicromismo bianco e nero, however: ci sono molti più colori di quanto possiate immaginare, in “The Impossible Story Of Bubu”. Meno male che dovevo essere stanca. Se spargo in giro la voce dell’esistenza di una Io Monade Stacanovista mi pagate la cauzione?

MySpace: http://www.myspace.com/iomonadestanca

"Abete 4321234" (live): http://www.youtube.com/watch?v=jRFTj_-bPX4

V Voti

Voto degli utenti: 7,3/10 in media su 3 voti.
10
9,5
9
8,5
8
7,5
7
6,5
6
5,5
5
4,5
4
3,5
3
2,5
2
1,5
1
0,5
Cas 7/10
Noth 10/10

C Commenti

C'è un commento. Partecipa anche tu alla discussione!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.

Cas (ha votato 7 questo disco) alle 0:26 del 24 maggio 2010 ha scritto:

molto interessanti...i Fuh liberati da ogni vincolo e pudore. poi dal vivo sono entusiasmanti!