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R Recensione

8/10

Naia Izumi

Soft Spoken Woman / Never Let Them Tame You [EP]

Che cos'è l'umanità, se non una massa di persone distribuite a pioggia su un pianeta minuscolo? Credete forse che vi abbia voluti Dio? E credete che Dio vi voglia così come siete? Dai, siamo seri. Non siamo nulla, nemmeno la polvere o la cenere a cui ambiamo di tornare. E allora cosa credete di ottenere, con tutte queste classificazioni e questi distinguo? Non siamo tutti microscopici frammenti dello stesso insignificante pulviscolo? Che importanza ha distinguere il sesso, la razza e il gusto di ogni singola goccia dello stesso mare? Il nostro mondo è piccolo eppure è ricco di bellezza: basta aprire gli occhi, il cuore e la mente. O anche solo le orecchie: la musica, ormai libera dalle gabbie discografiche e dagli spettacoli protetti da muri insonorizzati e biglietterie, si diffonde in ogni angolo del mondo nell'attesa che qualcuno la registri (per caso, per sbaglio o perché quel qualcuno è molto sveglio) e la renda disponibile ovunque. Grazie a questa possibilità, una ragazza (o forse un ragazzo) afroamericana (o forse mulatta, o semplicemente africana), con i capelli tinti di rosso (o forse non sono tinti) e una Fender Jazzmaster appesa al collo pubblicava sul proprio canale Youtube un video intitolato "Some Improv at venice beach" mostrando non solo un talento non comune come chitarrista (che di fenomeni da circo che fanno le pentatoniche alla velocità del Concorde è pieno il mondo) ma soprattutto un gusto compositivo superiore, una tecnica innovativa in grado di incrociare il funk con il cosiddetto math rock e un'utilizzo della loop station (e anche qui, ormai ci manca solo che mettano una loop-station in un pollaio e brevettino il chicken-shoegaze) intelligente e proposto in chiave ritmica (sulla chitarra) e melodica (sulla voce). Da quel momento, cominciano ad apparire esibizioni dal vivo, prove in studio, improvvisazioni per corsi di yoga (!), cover di Sam Cooke e brani fatti e finiti a base di tapping con MacDonald's sullo sfondo, tecnica forgiata dall'anima e per l'anima e la sensazione di aver un futuro ben definito, oltre che qualche capolavoro nel cassetto pronto a prendere il volo e fare il giro del mondo attraverso il web. O forse attraverso l'aria, controcorrente e contro i pregiudizi.

Chi sogna può smuovere le montagne, si diceva in Fitzcarraldo, e di sogni Naia Izumi ha piene la mente e le tasche. Solo una sognatrice può rispondere candidamente “no fucks given” all’ahi troppo cruda domanda di sempre: si riesce a vivere della propria arte? Farò in modo di poterlo fare senza sacrificare un briciolo della mia essenza, risponde lei: float or sink, make a living or starve and die. È un ben curioso specimen umano, Naia: strumentista dotatissima (laddove per “dote” si intende quella tecnica, finanche pronunciata, che sola sa unirsi ad originalità e passione) e busker per scelta, leader di un power trio al femminile nuovo di zecca e sensazione del sottobosco di chi sa scavare, innamorata fino alla punta dei capelli della propria Jazzmaster (al punto da suonarla ovunque, persino in lavanderia) e puntigliosa artefice del proprio destino. La scadenza: un EP digitale di quattro brani ogni due mesi (per un totale, in proiezione, di ventiquattro pezzi). A fine anno, forse, si darà alle stampe un disco col meglio di quanto già registrato. Nel frattempo, gambe in spalla, testa bassa e olio di gomito: concerti, prove, scarpinate sotto il sole e con la pioggia sudicia di L.A. (“this bullshit three ring circus sideshow of freaks”, ricordiamo…). Un esempio di musicista-artigiano come sempre più raramente si riescono a trovare in giro.

La venerazione cresce esponenzialmente, tuttavia, quando dalla cornice si passa al contenuto, dalla biografia alla polpa. Nelle canzoni di “Soft Spoken Woman”, Naia Izumi suona come l’anello di congiunzione finora mai saldato tra i King Crimson degli anni ’80 e Sade, fra George Clinton e il gospel, tra i Don Caballero e Jeff Buckley. Sembrerebbero paragoni assurdi, astrusi, non solo per i lettori più intransigenti. Invitiamo gli scettici, allora, ad ascoltare “Dreamers” (tac!), una gemma purissima forgiata da mani miracolose e cuore limpido: il tentacolare riff che sorregge le strofe è figlio femminile delle dinamiche del Belew di “Three Of A Perfect Pair”, ma l’evoluzione melodica del chorus, sussurrato a bassa voce (una voce rotta, lievemente nasale, incredibilmente espressiva), è un’iniezione endovena di spiritual, glassata da un morbido assolo quasi-AOR. Se non rimanete a bocca aperta, c’è da preoccuparsi. Il rock classico è una costante che fa capolino anche tra il serrato tapping della title track (black-math dalle ritmiche wave?), condotta con piglio verso vibrati blues d’altri tempi: se “Done” fa la parte dell’animale selvaggio hendrixiano, puntellato da caldi e variopinti zampilli pentatonici, spetta all’ovattata ballata soul di “Morphine” chiudere in punta di piedi i giochi.

Rischiare di ripetersi a brevissima distanza è un pericolo non contemplato nel saldo orizzonte degli eventi di “Never Let Them Tame You” che, anzi, si prende il lusso di squadernare all’ascoltatore alcune significative variazioni. L’attacco della title track, con un solare incastro di intervalli, porta cucito in petto lo stemma dei Fleetwood Mac: quando i toni si alzano e si fanno più accorati, tuttavia, interviene un meraviglioso stacco matematico, una cascata di note sbarazzine intagliate in un corpo mid. “Daylight” aumenta il contagiri del groove, approcciando un inedito lato digitale che ben si sposa con gli incalzanti ricami chitarristici di Naia: concetto ribadito da una “Hush” imperlata di sudore acido, i This Town Needs Guns trasfigurati dalle dissonanze del crossover dei Noughties, un funk princeiano e dai muscoli ipertrofici (nel mezzo si accoccola “Run”, un’altra ballata in tempi dispari à la Foals, non disprezzabile ma, forse, un po’ troppo levigata).

L’assoluta sincerità del messaggio, la sbalorditiva originalità del medium e la qualità indiscutibile dei brani rendevano necessaria la segnalazione. Aggiungete, a queste, una ragione supplementare: non è solo per il piacere della condivisione che oggi parliamo di Naia Izumi – lo faremo, con ogni probabilità, anche nel prossimo futuro. Questa doppia recensione è un messaggio in codice a tutti coloro che sono rimasti colpiti dall’artista: sul suo Bandcamp trovate tutto il materiale di cui si è parlato, a prezzi irrisori. Acquistatelo e spargete la voce, perché questa ragazza (o forse un ragazzo) afroamericana (o forse mulatta, o semplicemente africana), con i capelli tinti di rosso (o forse non sono tinti) e una Fender Jazzmaster appesa al collo merita di diventare davvero grande. 

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Voto degli utenti: 7,7/10 in media su 12 voti.
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ciccio 8/10
VDGG 7/10
GiuliaG 6,5/10

C Commenti

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woodjack (ha votato 8 questo disco) alle 13:10 del 25 aprile 2016 ha scritto:

bellissima recensione e grandissima segnalazione ragazzi! solo dalle preview qui sopra e da quello che scrivete questa è roba grossa... al di là della sequela di pertinenti riferimenti che ne sottolineano l'estrema originalità, colpisce, come avete sottolineato, la sincerità del messaggio, che all'ascolto fa la sua bella differenza. Questa me la procuro senz'altro.

Paolo Nuzzi (ha votato 8 questo disco) alle 11:34 del 26 aprile 2016 ha scritto:

Cazzo e chi se la perde. Faccio subito ammenda. Grazie e ottima recensione ragazzi!

gull alle 17:29 del 27 aprile 2016 ha scritto:

L'Ep "Soft Spoken Woman" credo di averlo già ascoltato venti volte almeno: non riesco a smettere! Scoperta dell'anno. Bravissimi ad averla scovata.

VDGG (ha votato 7 questo disco) alle 12:17 del 28 aprile 2016 ha scritto:

Bandcamp è ormai una piattaforma essenziale per scoprire, ascoltare e acquistare ottime proposte di tutti (o quasi...) i generi, e i due ep di questa musicista sono molto validi.

Lelling (ha votato 8 questo disco) alle 17:06 del 29 aprile 2016 ha scritto:

FANTASTICO.

Franz Bungaro (ha votato 8 questo disco) alle 18:33 del 23 luglio 2016 ha scritto:

C'è qualcosa di magico nella musica che propone Fabio (MARCO, non me ne volere). Qui con lui ho scoperto (e amato) Willis Earl Beal, Bombino, Matthew E. White, Benjamine Clementine e altri soggetti, certo diversi tra loro ma accomunati da una cosa. Vengono (e in alcuni casi rimangono) dalle retrovie della società portando messaggi nuovi, strani, buffi, carichi di disperazione e talento. Questo nuovo soggetto lo metto nel file "Musica Codias" (anche se vista la matrice math probabilmente l'ha pure scoperto Marco). La versione per strada è per me già cult (ascoltata per la prima volta un'ora fa e per la 10 volta 5 minuti fa). Sono sicuro diventerà un mio nuovo idolo. Alla prossima. Recensione superba.

Marco_Biasio alle 21:19 del 23 luglio 2016 ha scritto:

Franz, ritorna!! Sta casa aspetta atte! Fra un po' torneremo a parlare di Naia, sono usciti i suoi due ep successivi. Non poco inferiori a questi, ma pazienza...

fgodzilla (ha votato 8 questo disco) alle 16:15 del 21 novembre 2016 ha scritto:

questa e' un fenomeno altro che x factor odio non avere un supporto tipo cd o disco ma gli daro' i soldi sicuramente anche per i suoi mp3

Marco_Biasio alle 21:02 del 21 novembre 2016 ha scritto:

Intorno a gennaio, da quanto ho capito, dovrebbe cominciare a stampare le copie degli EP già usciti. Comunque nel frattempo io 4 € glieli smollerei