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R Recensione

7/10

Ruggine

Estrazione Matematica di Cellule

Narzole è un paesino delle Langhe, adagiato nel bel mezzo di un paesaggio collinare dove è la vigna, placida nel suo tratteggiare i dolci declivi delle curve di livello, l'elemento dominante. Vicino a Narzole c'è Cherasco, un'altra splendida cittadina (che frequento da una vita) che sembra essere uguale a se stessa da sempre, intenta in una vita provinciale lenta, molle, pacifica. Le Langhe sono per tutti la terra del vino, della quiete e del buon cibo. Personalmente lego a quelle zone ricordi che nulla hanno a che fare con la frenesia, con la rabbia, con la fretta, con il mondo industriale... A Cherasco (come immagino anche a Narzole, o a Canale...) regna la quiete, la stasi, la noia anche.

I Ruggine però sono di Narzole (ecco si, è questo il motivo per cui vi parlo di Narzole...) e fanno un casino della madonna, difficile da spiegare vista la natura dei luoghi da cui proviene la band. Per Narzole o Canale (qui ha sede l'etichetta simbolo della scena del cuneese) è infatti difficile far leva sulle stesse categorie (noia, frustrazione, reazione al declassamento) valide, che so, per Detroit (altra città storicamente casinara). Insomma, le zone dalle quali fiorisce la nostra scena noise-math-sludge si situano al di fuori degli influssi peggiori della globalizzazione ma sono capaci di inserirsi con incredibile foga e dirompenza in una (ex) scena internazionale che annovera nomi come Jesus Lizard, Shellac, Don Caballero, Unsane, Dazzling Killmen, Laddio Bolocko, Isis, Neurosis... Nei dintorni di Cuneo si è sviluppato nel giro di pochi anni un circuito mozzafiato di artisti che, pur non condividendo la realtà sociale dei luoghi del math-rock internazionale, ne riproducono la stessa ansia comunicativa, la stessa magmatica forza tellurica. Gente come i Dead Elephants ad esempio, ma anche come i Fuh, gli Io Monade Stanca o i Cani Sciorrì...

Ci eravamo trovati a parlare dei Ruggine pochi anni fa con l'uscita del loro ep omonimo, e ne avevamo parlato fin troppo bene. Sebbene si mostrasse un interessante miscuglio capace di unire lo spoken word drammatico dei Massimo Volume (o del Teatro degli Orrori) con la carica di uno qualsiasi dei gruppi citati qui sopra, il lavoro pareva ancora acerbo, impreciso ed abbozzato. Ecco però che con il nuovo Estrazione Matematica di Cellule si riprende il discorso -approfondendolo- dove era stato lasciato, rifinendo quanto lasciato in sospeso, generando nuove massicce creature, ribadendo con forza una potenzialità finalmente padrona dei propri mezzi. La materia ribollente che esce fuori da questo “restauro” è degna di lode.

A partire dalla title track, dove finalmente tutto il potenziale dei due bassi viene fuori assieme ad una accattivante armonia tra gli elementi che tratteggiano sviluppi mozzafiato, tra ardue ritmiche e riff pesantissimi ma capaci anche di sprigionare scie sonore altamente impressive. Un assaggio di puro dispiegamento rabbioso lo troviamo in Cadillac, dove gli sfoghi vocali di Simone Rossi si fanno sempre più enfatici e disperati. Segue la già conosciuta Mangio il Sole con gli Occhi, rimaneggiata e ora in piena forma, davvero superba nel ingarbugliare i suoi sviluppi sludge fatti di martellanti addensamenti sonici.

Con la strumentale Nautilus si ha però la prima vera conferma del valore della band: questa volta è davvero ottima la capacità pittorica di delineare veri e propri paesaggi sonori (sconquassati da un terremoto), i quali si susseguono l'uno dopo un altro, tratteggiati dai cambiamenti repentini di atmosfera, ora drammatica e tesa, ora statica e carica di suspense ed infine gonfia ed elettrica. Eccoci alla feroce Cosmospasmo Spasmodico, Cosmospasmo Ultrabionico, dalla poetica disperata ed epica, resa affilata come un rasoio dal riff ansiolitico costantemente spezzato dal rintocco dei bassi che permettono di accumulare ulteriore carica emotiva, fino alla conclusione spinta e risolutiva, in grado di scaricare l'elettricità tutta in una volta. Fujiko, seguendo la precedente analogia, è la fine della tempesta, cupa e incerta, madida di pioggia. Post-rock di stampo GYBE, liriche superbe e disperate, una messa a nudo totale (non mi sento più a mio agio/ in compagnia di me stesso... e ricordati quei giorni/ci son stati solo quelli), capace a stento di trattenere la rabbia in un incedere sempre più calcato e cinereo. Lo sfogo finale è appena accennato, risolto in un ritrarsi dolente e in un ritorno allo struggimento definitivo (con rabbia/ trasformo me stesso). E qui ecco che c'è spazio per l'urlo finale, per la tanto agognata scossa liberatoria. Le vecchie Gulash e Tallium II, entrambe rinvigorite dai due anni di pausa e ancora più efficaci nel loro incedere rutilante, chiudono l'album non concedendo un attimo di riposo fino all'ultimo secondo di ascolto.

Quella che si vuole rappresentare, in definitiva, non è la fuga da Narzole, non è la reazione alla provincia meschina, ipocrita, vuota di prospettive ed attrazioni. In realtà si tratta della raffigurazione dell'anima nascosta di queste colline: è la forza della loro terra, è quell'elettricità che si libera con inaspettata furia ad ogni temporale. E' l'altra faccia -molto naturale- di quel mondo. Riprodotta qui, fedelmente e con dedizione, dai Ruggine.

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Marco_Biasio (ha votato 7 questo disco) alle 14:12 del 23 ottobre 2010 ha scritto:

Non mi sarei nemmeno lontanamente immaginato un disco così bello dallo stesso gruppo che pubblicava quel breve EP omonimo, qualche tempo fa. Invece devo dire che "Estrazione..." colpisce forte, sin dall'inizio. Anzitutto nella pulizia del suono. Poi nella valorizzazione dei contenuti (testi come quelli della title-track o di "Cosmospasmo Spasmodico, Cosmospasmo Ultrabionico" sembrano una versione hardcore dei Massimo Volume e per larghi punti quasi sovrapponibili alla poetica surrealista dei mai troppo compianti Laghetto). Infine nella scrittura musicale: bellissimi riff (sventata la paradigmaticità dei primi passi), alcune novità importanti ("Nautilus", per me la migliore) e una rilettura decisamente convincente dei vecchi brani, tra cui "Tallium III". Assolutamente promossi loro, assolutamente promosso Matteo