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R Recensione

6,5/10

Xenia Rubinos

Magic trix

Xenia Rubinos viene da Brooklyn e il suo disco “Magic trix” è una piacevole sorpresa. La Trovarobato, brava etichetta nello scovare talenti italiani, s’è accaparrata la licenza di questo strampalato LP (registrato nel 2011 e pubblicato in America da Jaba Jaba Music) fatto di canzoni acustiche ed elettroniche, cantate spesso in spagnolo, fabbricate in maniera anticonvenzionale dall’artista newyorchese.

Difatti in tutto il disco la Rubinos è aiutata dal nostro Marco Buccelli alla batteria che s’è inventato un modo singolare di suonare lo strumento: il rullante distorto analogicamente. In pratica, al fine di alterare il suono del rullante, Buccelli ha effettuato un circuit bending sul tamburo (riverberi e distorsioni) e successivamente fa passare il suono per un amplificatore al fine di ottenere un sound elettronico con sorgente analogica. Il risultato di questi “trucchetti magici” è coinvolgente almeno quanto la voce della nostra; a frammenti ritmici si affiancano quasi sempre loop vocali ed anche rumori della realtà circostante come porte che sbattono, stridori e clamori.

I pezzi migliori del disco sono “Help”, “Ultima”, “Whirlwind”, “When you come” e “Let’s go out”, tutti costruiti col medesimo sistema della frammentazione sonora. La voce della Rubinos si rivela jazzistica e quei pochi inserti elettronici ben si posano sul tappeto ritmico di Buccelli e sul basso di Adam Minkoff: volutamente disidratate di ogni zucchero strumentale, le canzoni sono affascinanti e potenti, perfette per la stagione estiva. In altri pezzi, come “Hair recording” o “Cherry tree”, si avverte una certa tendenza al math rock; in altri ancora – è il caso di “Los mangopaunos” e “I like being alone” – i trucchi di magia di Xenia Rubinos si fanno sentire parecchio, strombazzate e filastrocche a gogò, keyboards infiammate, batterie in levare, sovrapposizioni vocali e altri suoni di dubbia provenienza. All’interno di “Magic trix” troviamo anche due brevi pezzi della tradizione portoricana, “Pan y cafe” e “Aurora de mayo”, abbozzati dalla Rubinos con piglio hardcore ma poco coinvolgenti a livello emozionale.

Globalmente il giudizio su “Magic trix” è positivo: le canzoni sono strutturalmente scarne ma entrano in testa senza troppa difficoltà. D’altronde, ci sarebbe voluto un utilizzo più variegato degli strumenti elettronici così da rendere memorabile ogni traccia, in modo da personalizzarla e darle un’identità ben riconoscibile; difatti se da un lato il disco suona fluido dall’altro risulta difficile distinguere un brano dall’altro.

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