R Recensione

8/10

Fuzz Orchestra

Fuzz Orchestra

Quando politica e musica s’incontrano la questione non è mai semplice. Nella storia del rock è però accaduto molto spesso di ritrovare i due elementi intrecciati: giusto per citarne alcuni, si pensi agli anni ’60 della controcultura, a Dylan e ai Jefferson Airplane  , ai ’70 di gruppi come Area e i primi Amon Duul, altamente politicizzati in un’ottica sinistroide, all'abbattersi del fenomeno punk, sospeso tra l'anarchia insofferente del no future e dei Sex Pistols  e gli slanci egualitari più o meno apertamente utopistici (pensiamo alle differenze di approcci di gruppi come Clash, Angelic Upstarts e i nostrani CCCP), ai ’90 della fine dell’utopia socialista e delle invettive di Rage Against the Machine e Manic Street Preachers.

Il filone, inevitabilmente, non può che essere proficuo anche in questo inizio di millennio, nonostante la disillusione e la passione ideologica smorzata, limitata a invettive contro il potere senza la pretesa di cambiare il sistema (pensiamo anche solo all’Hail to the thief dei Radiohead riguardo all’operato di Bush senior). Grandi appuntamenti come il Live 8 e il Live Earth pur essendo molto ambiziosi e spettacolari non sembrano paragonabili al furore iconoclasta e ideologico del contesto musicale di una trentina d’anni fa. Lo smarrimento che serpeggia nel mondo post-comunista è ben visibile nella caduta delle utopie secolari e lascia spazio alla dolce memoria di epoche d’oro ormai remote. Tutto ciò è ben riscontrabile in Socialismo tascabile degli Offlaga Disco Pax uscito nel 2005 e diventato in breve tempo un piccolo fenomeno di culto nel mondo underground con una serie di liriche nostalgiche e acute di elevatissima qualità.

I Fuzz Orchestra, trio composto da Luca Ciffo (chitarra e voce), Fiè (addetto agli effetti analogici) e Marco Mazzoldi (batteria) con trascorsi in Bron Y Aur e Collettivo 6, portano avanti questo discorso accostando a un potente suono psichedelico hard (sulla scia dell’esperienza Bron Y Aur), elementi di elettronica e un’attitudine generale verso uno sferzante noise.

Esempi di questo scintillante mix sono pezzi strumentali come Omissis e Noscosmic mentre Lili Marlene è un esempio più evidente di improvvisazione soft. Transport galleggia in una giungla di distorsioni e riverberi eccitanti e aspri che accompagnano di forza nel tirato punk-noise di Eclisse Fuzz. Fin qui niente di straordinario, nonostante un piglio deciso e un buon livello generale.

Il salto di qualità arriva con Il potere, brano cult che apre il disco con una base musicale ridotta all’osso (batteria minimale e riff elettronico reiterato) che diventa progressivamente più corposa facendo da sfondo a una serie di interviste e dialoghi condannanti il fascismo. Il brano è reso inquietante dalla sua struttura in crescendo in cui si passa dagli interventi di personaggi della Resistenza e di forze democratiche che condannano Mussolini a una serie di motti fascisti espressi talvolta con voce elettronica, più spesso con l’arroganza tipica del cameratismo intollerante, fino all’eloquente silenzio strumentale nel finale che isola la parte finale di un discorso di Mussolini, quasi come se la musica si rifiutasse di suonare di fronte a certe situazioni estreme.

Il risultato è straordinariamente intenso e non riesce ad essere bissato appieno da Agosto80, altra cavalcata strumentale noise-rock mediata dall’elettronica in cui stavolta l’oggetto storico preso in esame è la strage di Bologna del 2 agosto 1980; musicalmente forse più devastante Agosto 80 è meno riuscita nella sovrapposizione dei nastri cosicché la difficoltà a percepire correttamente i due testi inseriti non riesce a coinvolgere pienamente nell’ascolto.

L’ultima citazione sociale è La bestia, strumentale che con i rumori di attrezzi e macchinari e le voci deformate e grottesche sottolinea l’asprezza infernale della fabbrica come ambiente lavorativo.

Purtroppo il disco dura poco (neanche mezzora) ma perle come Il potere valgono da sole la necessità di dare attenzione a un gruppo di ragazzi che conosce profondamente la musica, e che ha già in passato  avuto modo di farsi  apprezzare grazie alle scorribande psichedeliche dei Bron Y Aur.

V Voti

Voto degli utenti: 7/10 in media su 2 voti.
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rubens 6/10
Cas 8/10

C Commenti

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Cas (ha votato 8 questo disco) alle 13:10 del 8 novembre 2007 ha scritto:

mi ha convinto, si! personalmente avrei apprezzato un pò più di estremismo (musicale) cioè una maggiore tensione verso l'avanguardia...però non fa niente. otto!