Gravida
Concepimento
Prima la forma.
Il primo contatto con questo disco arriva dalla confezione estremamente sintetica e spartana, caratteristica dell’etichetta della Val Camonica, la Incisioni Rupestri, cartoncino grezzo con logo dell’etichetta e nome del gruppo, si fa subito notare in mezzo alle confezioni degli altri dischi, anche tra quelli più weird, se non altro per lo spessore.
Aprendo la confezione si trovano un po’ di informazioni e un kit da ricamo per mezzopunto, l’inlay ci informa che Gravida è composta da IOIOI, Patrizia Oliva e MaryClare Brzytwa (se non le conoscete cercatele subito) e che il disco è stato registrato in un fienile, in presa diretta.
Poi la sostanza.
Cinque tracce senza titolo in cui gli ingredienti e gli strumenti delle tre musiciste si fondono in una unica entità-mare in cui ogni tanto qualche individualità ritorna a galla per far sentire il proprio “assolo”.
IOIOI maneggia chitarra, voce, giocattoli il tutto filtrato dagli effetti.
Patrizia Oliva usa il suo strumento principe: la voce che viene processata, campionata, sovrapposta.
MaryClare Brzytwa utilizza voce, piano, flauto il tutto processato attraverso l’elettronica.
Si inizia con una voce sospesa sopra elementi ritmici che si spegne in una esplosione di rumore. Si continua con strati di chitarra ed energico cantato in una lingua che forse non esiste, l’intensità della voce e dei rumori insieme alla chitarra cresce, arriva un’altra voce, poi altri suoni e una terza voce; si incrociano, si mischiano, esplosioni di rumore. Poi i rumori si calmano e resta una sola voce, che risale pian piano d’intensità dei vocalizzi, ritornano le voci i suoni e i rumori, crescono verso un nuovo climax e poi di nuovo giù a strapiombo verso pochi suoni, stavolta un flauto, l’andamento si ripete, sotto si muove sempre un magma sonoro a creare un tappeto che poi copre quello che ci sta sopra, una specie di psichedelica noise che inghiotte tutto.
La terza traccia riparte con un inizio che richiama i Charalambides della prima ora, poi la chitarra sospesa entra in un muro di rumori da cui spuntano solamente delle urla.
La quarta traccia è rumoreggiante e caotica, un gorgo dove è difficile non affogare, inizia piano pedali inceppati ci trasportano dentro il gorgo dove i suoni esplodono, spuntano pistole giocattolo e urla. Un caos ipnotico, non si può sfuggire.
Si finisce con un pezzo dalla ritmica industriale dove una voce recita ritmica ed un’altra canta dolcemente fino a che resta solo la voce recitante e tutto si chiude in una risata.
Il primo ascolto lascia sorpresi: c’è tanto; al secondo ascolto si riescono a scoprire i particolari;al terzo si inizia a vedere il fienile col pavimento in terra battuta.
È un disco duro, appena si entra nel mondo che c’è dentro al disco però tutto diventa molto bello, trasporta col suo fluire le sensazioni e chiede di essere riascoltato molto.
Accontentatelo.
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