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R Recensione

6/10

Merzbow Pandi Gustafsson

Cuts of Guilt, Cuts Deeper

Un’avvertenza: se decidete di ascoltare “Cuts of Guilt, Cuts Deeper” dedicatevi a ciò che uscirà dalle casse acustiche in modo esclusivo, senza fare alcuna altra attività. Perché qualsiasi gesto o pensiero vi sarà assolutamente inibito dal potere paralizzante di un’implacabile colata noise. Il secondo episodio della serie Cuts, pubblicato con folle gesto produttivo dai coraggiosi della RareNoise, spinge in direzione ancora più  estrema ed articolata i contenuti del capitolo precedente, trasformando il trio Merzbow, Pandi, Gustafsson in un quartetto con l’ingresso della chitarra di Thurston Moore. La presenza del chitarrista dei Sonic Youth, non nuovo ad avventure soniche estreme, aumenta il tasso di elettronica dei settanta minuti del disco, divisi in quattro tracce equamente ripartite su due cd, mentre risulta meno esplicita, per quanto distinguibile nella massa sonora, la voce del sassofono baritono dello svedese Mats Gustaffson.

Se “Replaced by Shame – Only Two Left” è un giardino delle torture circoscritto dal drumming impetuoso di Pandi e dalle accumulazioni progressive  di rumore metallico, nel quale il sax di Gustafsson assume talora le sembianze di una disperata voce umana, la seguente “Divided by Steel – Falling Gracefully”  ha un avvio sincopato che sfocia in breve in un vero e proprio muro noise, alternato a momenti di glaciale sospensione accentuati dal metallo dei piatti di Pandi. Sul secondo cd, i venti minuti “Too Late Too Sharp – It Is Over” declinano il rumore in chiave minimalista con un andamento circolare governato dalle percussioni,  mentre la conclusione di “All His Teeth in Hand, Asking Her Once More" è un nuovo perpetuo assalto sonico di cui si aspetta con ansia la conclusione: arriverà, oltre limite, in modo inaspettato, con un loop di tre note del sassofono suonato in modo convenzionale, in grado di sovrastare il feedback delle infernali macchine di Merzbow e Moore e condurlo ad un lentissimo ma progressivo esaurimento.

Se ne esce storditi e un po’ increduli, ed apprezzata la capacità dei quattro di innovare, con formule inedite, i moduli dell’improvvisazione istantanea, la solita riflessione riguarda il significato di questa scelta espressiva. Quali pensieri avranno agitato le menti dei quattro musicisti, riuniti in uno studio-skateboard park a Wembley nell’Aprile del 2014? Ci saranno ascoltatori vogliosi di tornare da queste parti dopo un primo, forzato o casuale, ascolto (ma parlerei, ancora, di sottomissione) trovando motivi da approfondire o emozioni da verificare? “Cuts of Guilt, Cuts Deeper” sarà invece considerato da qualcun altro solo un esercizio teorico circa una delle possibili estreme forme di espressione musicale? Domande alle quali ciascun volontario potrà rispondere, una volta riacquisito un normale stato mentale.

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