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R Recensione

7,5/10

Godspeed You! Black Emperor

'Allelujah! Don't Bend! Ascend!

Dieci anni dopo, i Godspeed You! Black Emperor. Dieci anni da quel Yanqui U.X.O., certificato di grandezza e monumentale seguito del capolavoro che lo precedette di appena due anni, Lift Your Skinny Fists Like Antennas to Heaven. Dieci anni di silenzio tombale, reincarnati in meravigliosi progetti paralleli (Thee Silver Mt. Zion in tutte le sue varianti, tanto di Tra-La-La Band compresa) o solistici, esperimenti di ricerca vicini alla filosofia GY!BE per attitudine ed emozionalità, appena più lontani per portata ideologica, culturale.

Musica profondissima, cerebrale, impegnativa, da cogliere in solitudine e tenere stretta al petto. Catarsi difficile, estenuante, persino nelle sue rivelazioni live, in cui la percezione individuale anticipa e anzi spodesta la comunione collettiva dell’evento, restando ancorata empaticamente all’io rispetto al mondo, anziché al noi rispetto alla musica.

Proprio a seguito delle fortunate apparizioni dal vivo del 2011, il collettivo canadese torna con praticamente nullo preavviso a confezionare un album con la cura maniacale che solo gli artigiani silenziosi possono permettersi. 'Allelujah! Don't Bend! Ascend! consta di due episodi lunghi da venti minuti e due (relativamente) brevi da circa sei, riorganizzati a seconda del formato di commercializzazione: alternati nel cd, divisi in LP + 7” nel vinile, entrambi marchiati dalla mai troppo lodata Constellation.

Mladic. Walkie-talkie, strenna natalizia, distesa di feedback ed echi cinguettanti, scampanellio di passaggi a livello lungamente desolati, crescendo di treni sbuffanti, apparizione e quindi climax di clangori sporchi, barriti e sovrapposizioni orgiastiche. Calma. Bordate distorte, naufragi lenti, palpitanti, muti e ancora fragorosi. Ascesi.

Their Helicopters’ Sings. Una lampadina ballonzola nel buio, un coro d’archi stonato ma mai disturbante saluta il sopraggiungere della luce del sole.

We Drift Like Worried Fire. Sul fondo degli abissi, il tema di una marcetta, riproposto dalla chitarra, poi dal basso e lentissimamente saturato via via da tutti gli altri (la batteria, i campanelli…). Si velocizza piano, intarsiato di burrasca, sino a divenire salvifico terremoto emozionale. We drift like worried fire seconda parte è un altro pezzo. Una ninna nanna placata ridefinisce il concetto di tensione incuneandosi in atmosfere sinistre che si fanno repentinamente tumultuose: per nascondere l’apparenza di uno slancio in realtà estremamente positivo.

Strung Like Lights At Thee Printemps Erable. Feedback, saturazione, stordimento. Acufene docile di un sussurro lontano.

D’accordo, il materiale contenuto all’interno dei solchi di 'Allelujah! Don't Bend! Ascend! era stato in parte già proposto dal vivo. Inoltre, i canadesi non spostano più di tanto il tiro rispetto ai lavori passati, pur non tentando di emularli in nessuna circostanza. La loro pesantezza è quantomeno proporzionale alla loro imponderabilità, il loro messaggio è insinuante quasi quanto il muro di feedback di cui vengono puntualmente permeati i loro suoni. Eppure l’unico vero limite di un disco dei Godspeed You! Black Emperor sta nel non poterlo in alcun modo raccontare, se non a sé stessi.

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Voto degli utenti: 7,5/10 in media su 14 voti.
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motek 7/10
gull 6,5/10
REBBY 6/10

C Commenti

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fabfabfab (ha votato 7 questo disco) alle 11:55 del 19 dicembre 2012 ha scritto:

Le "progressioni" sono sempre le stesse, i passaggi sul rullante del batterista sono sempre uguali, l'entrata degli archi è prevedibile come le scelte politiche di Casini... a causa dell'abuso di questi suoni e degli ascolti compulsivi degli anni a cavallo tra i '90 e gli '00 questo disco mi sembra di averlo già sentito 100 volte. Però mi piace ancora... Mengoli coraggioso come non mai, ascolto impegnativo...

Franz Bungaro (ha votato 8 questo disco) alle 12:01 del 19 dicembre 2012 ha scritto:

Mladic e' come vivere al rallentatore tutte le fasi di un violentissimo frontale con un tir su una corsia di autostrada deserta. di notte. quando fa molto freddo. Che botta! Per il resto, mi unisco al pensiero di Daniele, non lo si può raccontare. Solo che io preciso, "neanche a se stessi". Che disco!

gull (ha votato 6,5 questo disco) alle 12:49 del 19 dicembre 2012 ha scritto:

Effetto novità prossimo allo zero (anzi, proprio zero!). Anche per me hanno reiterato un pò tutte le loro classiche progressioni musicali. L'ascolto è ovviamente sempre piacevole (l'intro di "Mladic" è bellissimo) e col tempo è cresciuto, almeno un pò. Sempre musica di impatto e di gran classe fanno, solo un pò troppo risaputa.

bargeld, autore, alle 13:54 del 19 dicembre 2012 ha scritto:

Gull, dì la verità, ti aspettavi la svolta dubstep!

gull (ha votato 6,5 questo disco) alle 16:48 del 19 dicembre 2012 ha scritto:

eheh! No, assolutamente. Provo a spiegarmi un pò meglio. Il genere dei GSYBE è quello, ben definito dall'inizio del loro percorso artistico. Tuttavia fino al precedente "Yanqui U.x.o." per me c'è stato un divenire progressivo, con certe peculiarità nelle strutture, o nei suoni (in "Yanqui U.x.o." hanno ad esempio estremizzato certe sonorità, mai così oppiacee - pur con qualche lungaggine forse eccessiva - parere mio). In quest'ultimo, ma è solo la mia opinione, non c'è niente di diverso, di particolare dal punto di vista della struttura, dei suoni - o forse è anche in una qualche misura, che non c'è l'ispirazione dei giorni migliori. Non lo so. Mi sto confondendo.

bargeld, autore, alle 20:24 del 19 dicembre 2012 ha scritto:

Naturalmente avevo capito, e condivido le tue impressioni senza valutarle come un difetto!

bargeld, autore, alle 20:24 del 19 dicembre 2012 ha scritto:

Non in senso assoluto, almeno.

gull (ha votato 6,5 questo disco) alle 20:26 del 19 dicembre 2012 ha scritto:

Recentemente ho invece scoperto che i GYBE pubblicarono nel lontano 1994 solo in cassetta limitata a 33 copie (mortacci loro!) "All Lights Fucked On The Hairy Amp Drooling" praticamente introvabile se non parzialmente in rete. Per quel che sono riuscito a reperire, è un primo passo nella loro storia musicale interessante. Registrazioni meno magniloquenti e cariche di quelle che sarebbero poi venute nei dischi ufficiali, tendenzialmente più scarne. Se qualcuno lo ha per intero, sarebbe così gentile da condividerlo?

Marco_Biasio (ha votato 7,5 questo disco) alle 14:40 del 19 dicembre 2012 ha scritto:

Ho apprezzato molto, moltissimo il tentativo di focalizzarsi sulle tradizioni balcaniche nella progressione classica di "Mladic" (con una coda orchestrale sulla fine che spezza le ginocchia, toglie il fiato e commuove di brutto, come ai vecchi tempi): i GY!BE che danzano il kolo di guerra. Politica nella politica. Roba di spessore intellettuale potentissimo. Ho apprezzato ancora di più "We Drift Like Worried Fire" e le sovrapposizioni di temi chitarristici. Peccato per i due pezzi più brevi, specialmente per "Strung Like Lights At Thee Printemps Erable", che allunga inutilmente il brodo. Ma è un piacere tornare a sentire un comeback con un suo profondo senso intriseco. Recensione splendida e doverosa, Daniele.

Peasyfloyd (ha votato 8 questo disco) alle 0:34 del 20 dicembre 2012 ha scritto:

un ritorno ai bei vecchi tempi. Con uno smalto invidiabile

paolo gazzola (ha votato 7,5 questo disco) alle 10:20 del 20 dicembre 2012 ha scritto:

D'accordo anch'io, potevano fiaccare al secondo album e invece, al quarto e mezzo, tengono botta alla grande. Ottimo disco e ritorno prezioso.

NathanAdler77 (ha votato 7,5 questo disco) alle 21:33 del 20 dicembre 2012 ha scritto:

Mi associo alle belle impressioni di Daniele: w il Canada e i canadesi di Montreal, ancora una volta. Poche variazioni "strutturali" rispetto al glorioso passato Godspeed, poi però vieni inghiottito al minuto dodici dalla nebulosa redcrimsoniana di "We Drift Like Worried Fire" e siamo sempre lì: un ritorno vero, raro e potente nel suo intrecciarsi profondo tra Balcani e Medio Oriente. Ogni volta che osservo la cover, ripresa e "trattata" da un fotogramma-radar notturno, il pensiero va alla Operation Neptune Spear del 2 maggio '11, ma probabilmente non c'entra una beneamata mazza. Potenza della suggestione e delle belle copertine di una volta.

paolo gazzola (ha votato 7,5 questo disco) alle 13:48 del 21 dicembre 2012 ha scritto:

"...una beneamata mazza."

Ooooh, bentornato Nath!