R Recensione

8/10

Godspeed You! Black Emperor

Lift Your Skinny Fists Like Antennas To Heaven

Mi ricordo quando da piccolino, probabilmente al tempo delle elementari, durante la lezione di musica, il professore ci chiedeva di tirare fuori il pesante e brutto tomo dalla copertina nero sbiadito. Mi ricordo che lo aprivamo alla pagina richiesta dal professore e di solito erano sempre pagine tedianti e boriose, di teoria musicale spicciola o banali spartiti di flauto. Allora ad un certo punto, al culmine della noia, cominciavo a viaggiare avanti e indietro nel libro e trovavo cose meravigliose e tesori nascosti: la biografia del pazzo Donizetti e la morte prematura di Puccini, la povertà di Beethoven, i trionfi e le cadute di Verdi. Poi vi erano anche dei diagrammi, strani e colorati, con delle linee sempre diverse, sembravano dei quadri astratti. C'era scritto che si proponevano di descrivere la musica visualmente. Com'era possibile una cosa simile? Com'era possibile disegnare la musica? Eppure ciò sembrava funzionare almeno nella mia mente acerba: La 5° di Beethoven aveva dei triangoli spigolosi, le linee erano marcate in maniera netta, le zone riempite di colori fluorescenti. Anche io l'avrei disegnata così! I notturni di Chopin avevano linee dolci e colori soavi, rosso principalmente. Ora capisco cosa voleva dire tutto ciò: la musica è dinamica, spostamento e quei diagrammi si proponevano di catturare quel movimento. E' impossibile rappresentare la musica, ma il suo movimento si!

Perchè questa introduzione vi chiederete? Perchè i Godspeed You! Black Emperor (o anche detti Godspeed You Black Emperor!) sono il simbolo per eccellenza, almeno nel panorama rock, di quel movimento, di quel dinamismo musicale, pionieri di un vero e proprio "futurismo musicale". La loro musica è un continuo alternarsi di accelerazioni, decelerazioni, salti, cadute, fasi statiche e decolli furiosi. Ogni volta che ascolto i GY!BE la mia mente viaggia in quei diagrammi che ho descritto prima, percorre le linee e si perde sugli sfondi colorati. Creatura bizarra e atipica in ogni sua caratteristica: formazione di nove elementi che spesso si allarga fino a venti componenti, nome bizarro di origine giapponese, concerti che sono veri e propri show. Paradossalmente l'unica cosa "usuale" è forse la loro musica. E' stato detto che il loro sound sembra provenire dallo spazio, che hanno coniato un genere unico ma non è proprio così: la loro musica ha basi solide che affondano nello sciame post-rock della seconda metà dei 90's (Dirty Three, June of '44), sono nipoti dei nonni Slint e figli legittimi dei Mogwai, nel loro albero genealogico spiccano i King Crimson e Emerson Lake & Palmer, strizzano l'occhio alle strutture di certa musica sinfonica e alla elettronica tedesca degli anni '70.  Ma GY!BE hanno anche contemporanei che hanno modi simili di comporre, mi vengono in mente ad esempio i crescendo dei Sigur Ros di () o gli stessi Mogwai di Young Team o anche il side-project Silver Mt. Zion o addirittura certe progressioni dei Motorpsycho e gli intermezzi dei Piano Magic. Ma questo non significa che sono banali anzi:   GY!BE sono una summa dell'art rock, di un genere che tenta di porsi in parallelo alla musica classica mantenendo line-up e partiture da musica rock. Quello che li caratterizza è però il fatto di non porsi limiti di sorta, di potersi permettere di far scorrere senza filtro il loro discorso musicale. Non vi è nessun tipo di accorgimento dettato da logiche di mercato, nè viene posto un freno alla dilatazione temporale abnorme delle composizioni che potrebbe risultare noiosa per un comune ascoltatore. E' musica magniloquente ma anche fresca e spontanea, la stessa sensazione che si ha da bambini quando per la prima volta ci si avvicina ad un bel giocattolo, quella esplorazione che sembra non finire mai, che cattura ineluttabilmente la nostra attenzione e ci rivela sentieri inediti (ma attenzione a non varcare quella soglia di manierismo sempre dietro l'angolo in questi casi!).  La loro musica è piacevole e straordinariamente evocativa perché ha strutture semplici e scorre fluida, divisa tra crescendo e rallentamenti. Ma è anche musica geometrica, disegnata con rette e circonferenze, con punti e parabole, improvvisazione ragionata su schemi a blocchi, quasi ingegneria musicale. Mi piace quindi raccontarla nello stesso modo in cui essa si sviluppa attraverso delle visioni astratte giocate su blocchi squadrati perchè l'armonia GY!BE è tutta fondata su sequenze che si aprono e si chiudono come se fossero atti di un opera teatrale, come se fossero tasselli di un puzzle da montare.

LYSFLATH è una vera e propria sinfonia in due atti e quattro movimenti. Il primo atto è una rappresentazione apocalittica, sorta di profezia musicale del nuovo millennio. Il primo movimento narra il cuore della tempesta, tra esplosioni e bombardamenti. Il secondo narra l'orrore del post-disastro, il silenzio della devastazione. Il secondo atto è quasi un trattato musicale sui movimenti onirici. Il primo movimento è un omaggio alla memoria, mentre il secondo è un lungo finale spaziale, il sipario che si chiude sull'opera (con resurrezione?).

1.1 STORM: Forme uniche della continuità nello spazio. Il cielo.

1.1.1 LIFT YR. SKINNY FISTS, LIKE ANTENNAS TO HEAVEN: Blu con vaporose chiazze bianche.

Siamo in cielo, ad altezza nuvole, le attraversiamo in maniera delicata, tagliandole in frammenti che subito si ricompongono dietro di noi. Voliamo leggiadri e lenti, volteggiando come angeli. I nostri movimenti si ripetono, creando dei loop ossessivi, come sequenze di note che vengono insistentemente suonate. Aumentiamo gradualmente la velocità di crociera, sempre più in un crescendo vertiginoso, ora le nuvole le vediamo appena scorrere davanti ai nostri occhi e siamo come missili lanciati a velocità siderali.

1.1.2 GATHERING STORM/IL PLEUT A MOURIR (+clatters like worry): fuochi d'artificio dipinti dei colori dell'iride su sfondo nero/nero con tamburi di legno. 

Caliamo la quota. Ora ci troviamo direttamente sotto alle nuvole. Piccoli fuochi cominciano ad illuminare il cielo, che nel frattempo si è tinto di un nero sinuoso, come un velo di seta. Rallentiamo fino a fermarci, alziamo il viso e osserviamo lo spettacolo meraviglioso che il cielo ci offre: danza mirabile di colori e suoni, di linee che si muovono disegnando cerchi di luce e che illuminano a giorno il cielo. Come fuochi d'artificio, razzi variopinti che girano su se stessi, incrociando le loro punte, esplodendo poi in fragorosi botti. Conclusi i bombardamenti, scende una pioggia densa e nera, pioggia come lame d'acciaio che inquieta gli animi. Una giungla nera di nuvole e noi, soli e dispersi. Null'altro. Orrore più che tristezza, disperazione più che rabbia.

1.1.3 WELCOME TO ARCO AM/PM (LAX 5/14/00): nero con rumore bianco.

L'imminente attimo successivo al crollo. Il silenzio soprattutto, rotto da rumore bianco.

1.1.4 CANCER TOWERS ON HOLY ROAD HI-WAY: torri di fumo su sfondo plumbeo.

Immagini al ralenty di una città distrutta. Il disastro post-atomico. Torri di fumo che si ergono a implorare aiuto. Giriamo scossi, attoniti ma siamo gli unici sopravvissuti in mezzo alla devastazione totale. Sentiamo come un peso al cuore opprimente che si scioglie e viene pompato nelle vene.

1.2 STATIC: Mistero e melanconia di una strada/L'enigma dell'ora. La terra.

1.2.1 TERRIBLE CANYON OF STATIC: prigione di vetro.

Impossibilità di fuggire, blocco totale in una campana di vetro. Le vie di fuga sono lontane, filtrate e riverberate. Siamo immobili, intorpiditi dal caos, inebetiti da rumori mostruosi ingigantiti dal silenzio.

1.2.2 ATOMIC CLOCK: Pendolo di uranio.

L'ossessivo battere delle ore diventa universale e pende come una spada sulle nostre teste. Conto alla rovescia?

1.2.3 CHART#3:  Libri di fiamme.

L'apocalisse giunge tra lacrime e fiamme sottoforma di una predica dolorosa e lancinante.

1.2.4 WORD POLICE AND FRIENDLY FIRE: interrogativo-vortice bianco su sfondo nero.

Inquietudini statiche, dubbi mordenti che pian piano si avvolgono su se stessi, cominciando a girare prima con grazia poi sempre più vorticosamente. Infine un uragano, una tempesta oscura, una spirale discendente inesorabile, incontrollabile. Messa in scena di una tragedia già scritta, orribile per quanto reale e visibile. Ciò che prima era un accadimento lontano nel tempo e nello spazio ora è davanti ai nostri e si contorce. L'orrore danza per noi.

1.2.5 [+THE BUILDINGS THEY ARE SLEEPING NOW]: Buio striato d'acciaio.

La notte sinistra attraversata da lampi metallici. Sonno disturbato, l'epilogo silenzioso di un incubo da ricordare. I fantasmi della tempesta che aleggiano senza colpire. La disperazione si prende una pausa di riflessione e si muta in inquietudine. Attesa ansiosa che vorremmo finisse presto.

2.1 SLEEP: L'oro nell'azzurro. La fantasia.

2.1.1 MURRAY OSTRIL: THEY DON'T SLEEP ANYMORE ON THE BEACH: onde del mare in bianco e nero in dissolvenza.

Il ricordo come passato. Lontano, distante, solo un ricordo.

2.1.2 MONHEIM: onde del mare in bianco e nero/onde del mare verde acqua/onde del mare variopinte.

Il ricordo come sogno. Dapprima imprendibile ma comunque in lento avvicinamento. Le onde del mare sonnacchiose richiamano una serenità nostalgica, culla del sonno. Il ricordo ora è lì, a portata di mano ma ancora inafferrabile, i colori cominciano a delinearsi. Echi di suoni felici, il ricordo è prossimo, sempre più vicino, manca poco per tuffarsi. Il ricordo è infine raggiunto. Distese di colori sospinte dal vento, corsa perenne, il volo a perdifiato, surfare su tessuti di velluto. la giovinezza come esplosione di luce e di dinamismo. La spensieratezza distesa in un tappeto paradisiaco. Il sogno supera la realtà.

2.1.3 BROKEN WINDOWS, LOCKS OF LOVE PT. III: Danza di colori/Sbornia di colori.

La vetta del sogno e del ricordo. In principio focolai di campanelli sorridenti, poi venti più maestosi che ci riportano ancora in alto. Infine il sogno alato, gentile che si apre sotto di noi. Brividi questa volta dettati da ebbrezza e il sogno, giunti all'estremo, diventa ronzìo fastidioso di insetti e suoni lancinanti.

2.2 ANTENNAS TO HEAVEN: Tramonto, Monet.

2.2.1 MOYA SINGS 'BABY-O'...: Il sole che tramonta dietro le montagne.

Il folk post-nucleare registrato in presa diretta dai GY!BE.

2.2.2 EDGYSWINGSETACID: --

Il folk corroso dal nulla.

2.2.3 [GLOCKENSPIEL DUET RECORDED ON A CAMPSITE IN RHINEBECK, N.Y]: Bambola di ceramica.

ll nulla indossa campanelli.

2.2.4 ATTENTION... MON AMI... FA-LALA-LALA-LA-LA:  --

Campanelli e infanzia.

2.2.5 SHE DREAMT SHE WAS A BULLDOZER, SHE DREAMT SHE WAS ALONE IN A EMPTY FIELD: Le sfumature del sogno.

La sintesi del sogno in tutte le sue forme. La dilatazione infinita del tempo. Le palpitazioni dinamiche e la contrazione spaziale. La sensazione di smarrimento e di solitudine. Vero e proprio trattato musicale sui movimenti onirici. L'incubo spaventoso e il sogno rilassante. Quindi la chiusura lenta del sipario e la dissolvenza in un magma sonoro inestricabile.

2.2.6 DEATHKAMP DRONE:  Bagliori fantasmagorici.

Chiazze di suoni e colori lontani, perdita della coscienza. Lievitazione in un mondo parallelo.

2.2.7 [ANTENNAS TO HEAVEN...]: Paradiso metallico.

Coro finale a più voci. L'opera si conclude elevando i nostri pugni scarni come antenne verso il paradiso.

LYSFLATH è un opera che rivela uno sforzo compositivo immane, un concept di portata universale come non se ne vedevano da tempo. Mentre il mondo musicale rock si proietta verso un ritorno alla melodia sghemba prodotta da power-trii disimpegnati all' insegna di un fancazzismo caciarone, i GY!BE virano verso la direzione opposta. Chi avrà ragione?

V Voti

Voto degli utenti: 8,6/10 in media su 30 voti.
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target 8/10
Cas 8/10
4AS 8/10
brian 5,5/10
REBBY 9/10
blaze94 8,5/10
ThirdEye 9,5/10
B-B-B 9,5/10
Senzanome 8,5/10
Lelling 9,5/10
yanquiuxo 9,5/10

C Commenti

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REBBY (ha votato 9 questo disco) alle 11:04 del 5 maggio 2009 ha scritto:

Wow che recensione! Complimenti al collettivo.

La ragione si da ai matti ...

swansong (ha votato 8 questo disco) alle 11:19 del 5 maggio 2009 ha scritto:

Complimenti!

Ottima recensione per un lavoro che non ho mai trovato di facile digeribilità..non perchè non mi piacciano i dischi meno immediati e più sperimentali anzi, ma semplicemente perchè, in ambito prettamente "post-rock" (ma con i GSYBE, capostipiti della frangia più sinfonico-orchestrale del genere, si spazia su territori del tutto particolari..), preferisco trame meno dispersive. Francamente non mi pare, ma sbaglierò, che su tutti i 20 e passa minuti di ciascun brano i momenti memorabili siano lungo tutta la loro mastodontica durata..certo che, quando arrivano (i momenti memorabili), lasciano il segno!

Lezabeth Scott alle 11:37 del 5 maggio 2009 ha scritto:

Davvero mirabile: siete tre genietti!

Mr. Wave (ha votato 8 questo disco) alle 12:16 del 5 maggio 2009 ha scritto:

Congratulazioni per la corposa e sostanziosa recensione. Davvero complimenti Stando al disco in questione, adoro sia questo che F#A#∞, difficile quindi dar un voto piu' alto rispetto all'altro disco. Si tratta, secondo me, di due dischi ammirevoli e lodevoli. Tra voluminose ed estese suite, intrecciate da partiture strumentali che confluiscono in esplosioni soniche su di un'attitudine post-rock in chiave progressive. Geniale. [voto: 8.5]

Ludoleft alle 13:10 del 5 maggio 2009 ha scritto:

Ma questo è Lino?

target (ha votato 8 questo disco) alle 14:48 del 5 maggio 2009 ha scritto:

Lino chi? Molto bravo(i?) comunque, come il gruppo in questione!

ozzy(d) (ha votato 8 questo disco) alle 19:57 del 5 maggio 2009 ha scritto:

ah ah ah recensione capolavoro!

bargeld (ha votato 7 questo disco) alle 12:51 del 28 maggio 2009 ha scritto:

la recensione è un romanzo forse anche più interessante del disco! [voto 7,5]

4AS (ha votato 8 questo disco) alle 12:14 del 8 settembre 2010 ha scritto:

Disco inquietante. "Sleep" è davvero magnifica, bellissimo il passaggio al minuto 18 (sorta di liberazione da tutte le tensioni accumulate nei minuti precedenti).

stefabeca666 (ha votato 10 questo disco) alle 12:17 del 24 maggio 2011 ha scritto:

secondo me non esiste nulla al mondo di equiparabile a questo disco. e fa un po' ridere che qui su storiadellamusica questo disco abbia 8 mentre yanqui uxo ha 10.

Alfredo Cota (ha votato 10 questo disco) alle 20:15 del 11 gennaio 2012 ha scritto:

10 secco e miglior album dei noughties.

nebraska82 (ha votato 9 questo disco) alle 22:00 del 11 gennaio 2012 ha scritto:

lavoro splendido.

Utente non più registrato alle 10:00 del 11 luglio 2012 ha scritto:

Autori di splendide e monumentali sinfonie moderne.

REBBY (ha votato 9 questo disco) alle 12:34 del 21 ottobre 2014 ha scritto:

Nutrendo molta fiducia nei consigli provenienti dal recensore (da me seguito all'epoca anche su "discoalgiorno"), non ho mai voluto "rovinarmi" il godimento di quest'opera preascoltandola tramite pc e sono rimasto in paziente attesa di trovare il doppio vinile che mi "attendeva" in qualche scaffale. Il desiderio era quello di replicare la "magia" e le emozioni che ho provato ogni qualvolta la puntina del mio hi-fi "sverginava" un album che poi si sarebbe rivelato alle mie orecchie come un capolavoro. La fiducia, come immaginavo, è stata ben riposta (trovo meravigliose in particolare Storm e Sleep).

Solo una cosa vorrei aggiungere (per la redazione): l'album è del 2000, non 2001.

blaze94 (ha votato 8,5 questo disco) alle 23:50 del 22 ottobre 2014 ha scritto:

recensione completa per quanto non apprezzi troppo la fase più "emotiva". Nonostante questo non posso negare la qualità dello scritto, non sarei mai riuscito ad essere così completo e mi tolgo il cappello di fronte al recensore. Il disco è una bomba, poco da dire, tra retaggi kosmische e momenti oldfieldiani i GY!BE si confermano come una realtà veramente originalissima, poco da dire

The musical box alle 1:26 del 19 febbraio 2015 ha scritto:

10 e basta...una visione....unico

ThirdEye (ha votato 9,5 questo disco) alle 0:08 del 20 febbraio 2015 ha scritto:

Poesia pura...