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R Recensione

5/10

L'Uomo Di Vetro

38° Parallelo

Il Post Rock. Un genere usato, abusato, stuprato, stanco. Forma aperta ad ogni contaminazione, ma ormai irrimediabilmente ciclica e pedante, in cui basta un passo falso per cadere inesorabilmente nel baratro dell’anonimato in cui è stato tutto già detto e fatto.

Eppure un genere così variegato, aperto a sperimentazioni di ogni tipo che ormai risultano cicliche e pedanti, racchiude in sè un segreto fondamentale: Il Silenzio.

Quando i silenzi ed i frangenti dilatati di echi psichedelici non risultano vuoti e ridondanti, si tessono frammenti di apparente quiete che vanno a creare il fulcro centrale ed emozionale della composizione.

L’Uomo Di Vetro arriva da Foligno, e con 38° Parallelo cerca di addentrarsi in questo abisso oceanico di suoni dilatati, silenzi, e cavalcate fragorose. Giungendo sulla terra ferma con una zattera malconcia, ma che conserva intatta la struttura basilare e muscolosa di chiara matrice Slint, soprattutto nei frangenti più elettrici e tesi (gli intrecci angolari di Smog). Ed è proprio nei fraseggi più aggressivi e mordenti che i tre Uomini Di Vetro dovrebbero soffermarsi, perché riescono ad infondere la giusta carica elettrica e la tensione ossessiva caratteristica dei grandi maestri del genere.

Laddove, appunto, le tensioni elettriche riescono ad intrecciarsi in maniera coinvolgente, il tono scende nelle digressioni più psichedeliche e dilatate (Techno Bells & Funeral Party si ritorce su se stessa mordendosi la coda), in cui gli echi ed i suoni lontani vengono risucchiati in un buco nero che dissolve ogni onda armonica in riverberi deboli ed insicuri, o nella monocorde American Nightmare che rivela una vena compositiva piuttosto acerba e poco ispirata.

Ed è appunto nel gioco di tensione e rilascio, di dosaggio dei silenzi pieni di echi lontani, che L’Uomo Di Vetro deve riuscire a giostrarsi con maggiore sicurezza, slegando le briglie della mente per lasciare che siano il cuore e l’anima a dettare le loro leggi apparentemente illogiche.

Ma dato che stiamo parlando di un disco d’esordio, c’è ancora tutto il tempo e la calma di scegliere i colori giusti che la tavolozza Post Rock può offrire e generare, mescolando meglio e con maggiore apertura stilistica, le molteplici possibilità che un genere così osannato ed esplorato può ancora regalare.

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