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R Recensione

6,5/10

Mathì

(in)quiescenza

Una questione di equilibrio. Questo il fulcro dell'esperienza sonora Mathì: creare dosate convergenze tra componenti ad alto rischio -se prese isolatamente- di autoreferenzialità. Da una parte un post-rock che, se non ibridato a dovere, rischia di rappresentare poco più di un vuoto formalismo, dall'altra un cantautorato che necessita di solide strutture sonore per valorizzarsi a dovere. Questo (in)quiescenza rappresenta dunque un interessante tentativo di far convivere in una stretta sincera due mondi che si dispiegano con reciproca attenzione, senza sovrastarsi, in un garbato tentativo dialogico.

Le trame cristalline degli interplay chitarristici (ad opera di Francesco De Simone e di Gennaro Raggio) e i timbri tondi del glockenspiel (a cura di Antonio Marano, prestato anche a piano elettrico e synth) creano un'atmosfera placida ed incantata, facendosi apprezzare nelle sinuose spire di L'Abisso, aggraziatamente costruita su un nugolo di arpeggi melliflui e sull'austero giro di basso di Raffaele Manzi, per impegnarsi in un fitto crescendo dove interviene magistralmente il drumming di Gennaro Coppola. Il tutto si dipana senza intoppi fino al climax finale, espanso e dilatato. Così per Il Muro, brano enfatico e coinvolgente nelle sue alternanze tra piano e forte, nei suoi giochi di contrasti ritmici e timbrici; o ancora per La Serpe, incalzante e variegata nel suo incedere zeppo di chiaroscuri, tensioni e allentamenti. A stridere, di tanto in tanto, una poetica che, nonostante la buona qualità letteraria, tende a non trovare una sistemazione organica nello svolgersi sonoro, sovraccaricando il tutto. Un problema risolvibile con più sintesi, forse, senza per forza sacrificare il contenuto.

Nel complesso il risultato non pare ancora del tutto maturo (momenti più deboli come Segue la Notte o La Mano di Dio sulla Mia Schiena -nonostante la bella coda del finale- mai pienamente capaci di ricreare la tensione emotiva dei brani migliori), ma rimane il merito di una formula di buon gusto, elegante e coraggiosa. L'esordio dei Mathì rappresenta una prima dichiarazione di intenti, da perfezionare, certo. Ma se i presupposti son questi (e se si colgono le intuizioni di una bellissima A Ritmo di Pioggia) la strada è tutta in discesa.

V Voti

Voto degli utenti: 6/10 in media su 1 voto.
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C Commenti

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Gio Crown (ha votato 6 questo disco) alle 16:40 del 13 gennaio 2014 ha scritto:

Carino ma si può fare di più e di meglio. Per quanto impeccabili arrangiamenti e una voce che si incastona perfettamente nelle melodie delineate dai delicati passggi di chitarra, mi sembra tutto un po' uguale e monotono.

Tuttavia, perle come a Ritmo di pioggia o il passagio finale di La serpe o di Segue la notte indicano un grande futuro. Basta che si trovi una ispirazione propria e non copiata